Una vita da ricostruire | Brigitte Riebe

Berlino 1945 è una città ridotta in macerie. La seconda guerra mondiale ha portato morte e distruzione e la città e i suoi abitanti a fatica cercano di riprendere in mano la propria vita.

Rike sa che questo non è il momento di crollare, perché sono troppe le persone che fanno affidamento su di lei. Da quando suo padre Friedrich e suo fratello Oskar risultavano dispersi, quello nella migliore delle ipotesi, le donne di casa, la matrigna Claire e le sorelle Silvie e Florentine avevano tacitamente eletto Rike responsabile di tutto e così non poteva essere altrimenti. Claire era troppo abbattuta alla sola idea di aver perso il marito in battaglia, Florentine era troppo piccola per relegarle responsabilità e l’unica cosa che faceva per sopravvivere alle giornate era disegnare, mentre Silvie era troppo immatura per pensare di affidarle qualcosa.

A guerra finita Rike sapeva di doversi rimboccare le maniche e ricominciare tutto da capo. Il sogno di riportare in vita i Grandi Magazzini Thalheim era tutto ciò che la teneva in vita e non poteva darsi per vinta in questo momento. Bisognava recuperare le singer e le stoffe che saggiamente avevano nascosto e lavorare per realizzare il sogno.

Nel mezzo c’era una città che a fatica cercava di ritornare alla normalità, c’era la fame che pativano ogni giorno, c’era una situazione economica disastrosa che impediva alle persone di sognare giorni migliori e c’erano i brutti ricordi che ogni tanto affioravano e quasi non la facevano respirare.

Anni prima Rike aveva perso la sua amata mamma in un incidente stradale, una ferita che ancora le provocava dolore, soprattutto se pensava alla verità che si nascondeva dietro a quell’incidente.

L’incontro di Rike con la sua storica amica Miriam, miracolosamente scampata alla caccia agli ebrei, è il segno del destino che Rike aspettava e grazie al talento da sarta di Miriam e alla determinazione di Rike, le ragazze danno vita alla loro prima collezione.

Una vita da ricostruire di Brigitte Riebe è il primo libro di una trilogia che Fazi ha deciso di far conoscere ai lettori italiani. Ammetto che storie di questo tipo sono la mia ideale comfort-zone letteraria. Sono da sempre affascinata dalle storie familiari e di rinascita e questo libro ha i classici elementi che potranno incuriosire e coinvolgere il lettore che si affezionerà di pagina in pagina alla storie di queste ragazze e alle loro vite.

  • Titolo: Una vita da ricostruire
  • Autrice: Brigitte Riebe
  • Casa Editrice: Fazi
  • Data di pubblicazione: 18 Marzo 2021

Passione saghe famigliari| Cinque libri da leggere

Parliamo di uno dei miei generi preferiti in assoluto quando si parla di libri: le saghe famigliari. A dire il vero non so se possiamo ritenerlo un genere, ma prendiamolo per buono e procediamo. Se c’è una famiglia numerosa ci sono io, se c’è una famiglia e sullo sfondo un Paese che aspetta solo di essere raccontato, ci sono sempre io, ecco perché oggi ho deciso di consigliarvi le cinque saghe famigliari che più porto nel cuore.

«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito».

Questo è l’incipit più conosciuto e amato della storia della letteratura mondiale che dà il via a una delle saghe famigliari più lette. Cent’anni di solitudine (Mondadori) di Gabriel Garcia Marquez mi capitò tra le mani un agosto di moltissimi anni fa (sono giovincella, non capite male) e lo presi incuriosita, ma al tempo stesso timorosa di non riuscire ad addentrarmi in una storia che già mi sembrava complicata. I libri belli, quando sono scritti bene, non vanno mai temuti e in men che non si dica mi immaginai per le strade di Macondo, la città immaginaria pensata dall’autore e situata nella Colombia caraibica, per conoscere volta per volta tutte e sette le generazioni della famiglia Buondia. C’è magia, c’è fantasia, c’è la vita e c’è la morte: il romanzo di Garcia Marquez è e resta uno dei più belli di tutti i tempi.

Torniamo in Italia, per una saga ambientata a Grottole, un paesino nei pressi di Matera. A portarci è Mariolina Venezia con Mille anni che sto qui (Einaudi) che parte dal 1861 per arrivare fino ai primi anni ’90 partendo dal capostipite don Francesco fino alla piccola Gioia ben cinque generazioni della famiglia Falcone vengono raccontate e con essa tutta la trasformazione del nostro Paese, partendo dall’unità d’Italia, passando per guerre e ricostruzioni e trasformazioni.

Rimanendo sempre nel nostro belpaese, ma spostandoci questa volta a nord, Daniela Raimondi con La casa sull’argine (Nord) ha fatto innamorare tutti i lettori della famiglia Casadio. Anche in questo caso partiamo dalla seconda metà dell’Ottocento e siamo a Stellata, un borgo diviso tra Lombardia, Veneto e Emilia Romagna. Il paesino è scosso dall’arrivo degli zingari che decidono di piantare le tende per un po’ e l’ancora scapolo Giacomo Casadio si innamora della zingara Viollca Toska e i due si sposano unendo non solo due persone nel sacro vincolo del matrimonio, ma anche due generazioni che non potrebbero essere più diverse. Da un lato ci sono i discendenti di Giacomo, i sognatori dagli occhi azzurri e dai capelli biondi e dall’altro i sensitivi, con gli occhi e i capelli neri. I vari componenti della famiglia si passano di volta in volta la parola, per raccontarci l’evoluzione dei loro legami e della loro storia che si divide dalla voglia irrefrenabile di seguire le proprie passioni e i propri sogni e la paura di quel destino profetizzato anni prima da Viollca che mette sempre tutto in discussione.

Prima di lasciare l’Italia spostiamoci a Venezia con la saga famigliare raccontata da Luciana Boccardi ne La signorina Crovato (Fazi) che altro non è che la biografia della stessa autrice. La storia parte nel 1936, un periodo cruciale del nostro Paese, soprattutto se come il padre di Luciana ti dichiari ateo e antifascista. Quando il padre rischia di morire per salvare una famiglia in un incendio, Luciana si rende conto che lui non potrà più provvedere alle necessità famigliari, motivo per cui si rimbocca le maniche facendo svariati lavori provvedere all’economia famigliare. Circondata dalla madre e da tante altre figure che la aiuteranno o la deluderanno, Luciana arriverà poco per volta a coronare il sogno della sua vita.

Ultimo romanzo famigliare della giornata Quando le montagne cantano (Nord) di Phan Que Mai Nguyen, la delicatissima ed emozionate storia della famiglia della piccola Houng che con sua nonna Dieu Lan sembrano essere le uniche superstiti. Quando la loro casa viene distrutta durante i bombardamenti che stanno lacerando il Vietnam, la nonna decide di raccontare la storia della famiglia alla sua piccola nipotina, nell’attesa e nella speranza che a guerra finita tutti i componenti tornino sani e salvi. È la storia di una famiglia, ma è anche la storia di un Paese che ha patito povertà e guerre e ha portato distruzione e morte, ma è anche una storia di amore, speranza e di valori famigliari che nessuna guerra potrà mai spezzare.

La fortuna di Finch | Mazo de la Roche

Ci sono libri che hanno il potere di farti sentire a casa. Una volta lette le prime pagine del libro di Mazo de la Roche La fortuna di Finch, Fazi, avevo la sensazione di trovarmi di nuovo a Jalna, questa splendida tenuta nel territorio canadese che poco per volta abbiamo imparato a conoscere.

Dover dire addio ad Adeline non è stato semplice per nessuno dei componenti dei Whiteoak che dalla centenaria madre e nonna hanno ereditato frasi e movenze che fanno sentire meno la sua mancanza. L’eredità lasciata in blocco a Finch aveva acceso gli animi di molti di loro, ma adesso sembrerebbe che tutti quanti hanno accettato l’assurda decisione di Adeline e l’intera famiglia si prepara per festeggiare i ventun anni del ragazzo con una magnifica cena.

Dal suo canto Finch fatica ancora a credere di aver ereditato quell’immensa fortuna motivo per cui decide di esaudire in un certo senso il desiderio di ogni Whiteoak. Si prodiga nel fare delle migliorie per Jalna, regala una bella automobile al fratello Piers, decide di aiutare la sorella Maggie nel pagamento del mutuo e regala un viaggio ai due zii Nicholas e Ernest a Londra dalla sorella Augusta, un viaggio a cui si unisce anche il giovane che sente più che mai la necessità di cambiare aria.

In tutto ciò, infatti, Finch si sente finalmente libero di poter prendere delle decisioni che hanno a che fare con la sua vita e il suo futuro, anche se è consapevole che tali decisioni non troveranno l’appoggio del suo amato fratello Renny. Decide di mettere i malumori da parte e di godersi il soggiorno londinese insieme agli zii a casa della zia Augusta dove Finch farà la conoscenza della cugina Sarah che in breve tempo farà breccia in lui.

Mentre nel vecchio continente Finch si aprirà a nuove esperienze e ritroverà il fratello Eden, a Jalna il matrimonio tra Renny e Adeline mostrerà le prime crepe e in lei crescerà sempre di più la convinzione di aver fatto un passo rischioso e azzardato e dovrà capire una colta per tutte se vorrà effettivamente far parte della famiglia e diventare una Whiteoak.

Come dicevo in apertura, i libri di Mazo de la Roche sono libri che mi fanno sentire a casa. Sono libri che divoro con l’impazienza tipica del lettore che è incapace di lasciare anche solo per un attimo i propri personaggi preferiti e che una volta arrivata alla fine viene assalita da una dolce malinconia. L’unica magra consolazione è sapere che non molto tardi questa amata famiglia tornerà a bussare alla mia porta e non vedo l’ora di poter aprire e immergermi nuovamente nelle loro vite.

  • Titolo: La fortuna di Finch
  • Autrice: Mazo de la Roche
  • Casa Editrice: Fazi
  • Data di pubblicazione: 28 Gennaio 2021

L’amore è eterno… no | Tre storie (non) d’amore!

È giunta oggi in tutto il suo splendore la festa degli innamorati. Non conosco festa più divisiva di questa con da un lato le coppiette felici che festeggiano il loro amore a suon di regalini e pensieri romantici per il proprio amato e dall’altro chi questa festa proprio non la può sopportare, additandola come l’ennesima trovata consumista volta solo a far spendere denaro al grido di l’amore non si celebra solo una volta l’anno.

Tra i due io mi colloco volentieri nel mezzo, anzi, di questa celebrazione me ne importa tanto quanto le oscillazioni dei titoli in borsa: meno di zero. Al tempo stesso se volete dire al mondo che vi amate fatelo tranquillamente, mi giro a guardare dall’altra parte.

La domanda che tutti vi state ponendo (vi vedo tutti lì intenti a googlarlo è): ma perché San Valentino è la festa degli innamorati? Dobbiamo fare un bel passo indietro nel tempo (quanto mi sento Alberto Angela quando faccio così) e arrivare al 496 d.C. quando il papa Gelasio I decise di mettere fine ai lupercalia, i riti che i romani facevano in onore del dio della fertilità Luperco. I riti si svolgevano durante alcuni giorni di febbraio e culminavano il 15 di questo mese ed erano legati alla purificazione e alla fecondità. Il rito legato alla fertilità prevedeva delle frustrate alle donne da parte degli uomini e loro erano ben contente di partecipare, proprio perché questo era di buon auspicio in caso di gravidanza. Papa Gelasio ritenne questi riti privi di morale, motivo per cui decise di istituire il giorno precedente, e cioè il 14, una festa dedicata agli innamorati, una festa che rispolverava il concetto dell’amore puro privo di sessualizzazione.

Tutto questo si lega poco alla figura di San Valentino e qui entra in gioco la leggenda secondo cui il santo avrebbe regalato a una fanciulla la somma necessaria come dote per il suo matrimonio e questo atto generoso del santo lo ha eletto come protettore degli innamorati.

Se ci spostiamo in campo letterario il merito, invece, è tutto da dare a Geoffrey Chaucer che in onore del matrimonio tra Riccardo II e Anna di Boemia scrisse un poema di 700 versi in cui associava San Valentino a Cupido.

Veniamo a tre storie d’amore da leggere per celebrare questa festa degli innamorati.

Faccio una dovuta premessa: l’amore è in tantissime forme. Si può amare senza essere ricambiati. Si può continuare ad amare una persona del passato che non fa più parte della nostra vita. Si può amare una persona che è impegnata con un’altra: insomma, l’amore ha tante di quelle forme che ci metterei una vita a elencarle tutte. I libri da me scelti non sono libri col vissero tutti felici e contenti, perché l’amore è anche e soprattutto sofferenza e se siete alla ricerca di quel tipo d’amore, leggetevi un Harmony e lasciate perdere me.

L’amore, come dicevo, può essere quello da due persone che si amano, ma che non riescono a stare insieme e che mettono su un tira e molla continuo degno di Ridge e Brooke di Beautiful. Una delle storie d’amore più autentiche degli ultimi anni è quella che sapientemente racconta Sally Rooney in Persone normali, Einaudi. Marianne e Connell si conoscono quando entrambi frequentano lo stesso liceo. Lui il ragazzo popolare, lei quella considerata sfigata. Si piacciono, si amano, ma la loro storia resta solo affar proprio. Si lasciano, vanno al college, la situazione si ribalta con Marianne che acquista fiducia e diventa l’anima delle feste e Connell che non si sente di appartenere a quel mondo. Si riprendono, ma anche questa volta le cose non sembrano funzionare e la rottura è proprio lì dietro l’angolo. Se siete alla ricerca di relazioni disfunzionali, questa fa al caso vostro.

Lui, lei, l’altra. Niente di nuovo sul fronte occidentale mi verrebbe da dire. Ne Il ritratto di Ilaria Berdardini, Mondadori, abbiamo una lei, scrittrice di successo conosciuta in tutto il mondo e abbiamo lui, imprenditore noto. Piccolo particolare: lui è sposato con una pittrice anche lei famosa. Succede che lui ha un ictus e l’unico modo che ha l’amante per avere sue notizie è quello di commissionare un ritratto alla moglie pur di avere informazioni sulle sue condizioni di salute. L’ho detto, l’amore ha tante forme e questa storia ne è la prova.

Siete mai stati innamorati di una puttana? Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina, Marcos y Marcos, esordisce così, spiazzando subito il lettore. Ci sono due persone che si incontrano, si piacciono e si innamorano. C’è una ragazza che stanca di dover far fronte ai debiti pensa di aver avuto l’idea che la salverà: farsi pagare per mezz’ora di sesso. C’è un lui che pur di non perdere la sua amata decide di assecondarla in questa folle idea. Se siete ancorati all’idea di amore romantico, di rose rosse da regalare al primo appuntamento, di stucchevoli dichiarazioni d’amore stile baci perugina ve lo dico: questo romanzo non fa per voi. Se pensate che l’amore sia trascinante, dissoluto, sporco, allora mettetevi comodi che questa storia sarà nelle vostre corde e vedrete che le uniche rose saranno quelle che indicano la tariffa di Sammi: ottanta rose, mezz’ora.

Di libri necessari|Matt Haig e Paolo Milone

Gennaio è stato un mese strano per quanto riguarda le letture, anzi, gennaio è stato un mese strano. Avete presente quella sensazione di non voler fare niente? Non parlo di ozio fine a se stesso, parlo di quella cosa per cui niente ci smuove. Gennaio è stato un lungo letargo in cui la maggior parte dei libri che ho iniziato, li ho messi via dopo poche pagine e le poche serie TV che ho visto, le ho viste in un modo così superficiale che a stento le ricordo.

Non nascondo che tutta la situazione che stiamo vivendo inizia a pesare a livello emotivo, ma sarà solo quello? I libri sono da sempre il mio conforto e il mio rifugio e se anche un libro non è capace di proiettarmi altrove, allora il fatto è grave e la situazione è serie.
Gennaio è quindi stato un mese in cui sono passata da una lettura all’altra, ma poche hanno fatto davvero breccia nel mio cuore da lettrice.

Un discorso diverso va fatto per due dei libri che mi hanno fatto compagnia in queste ultime settimane e cioè «Ragioni per continuare a vivere» di Matt Haig (Edizioni E/O) e «L’arte di legare le persone» di Paolo Milone (Einaudi).
Nel primo lo scrittore si mette a nudo raccontando il suo periodo più buio in cui si è ritrovato a fare i conti con una forte depressione e con l’ansia. Paolo Milone, qui al suo esordio, racconta i suoi oltre quaranta anni come medico nel reparto di Psichiatria d’urgenza a Genova. La malattia mentale raccontata da una parte da chi l’ha vissuta sulla propria pelle e dall’altra da chi la vede ogni giorno sulle persone che cerca di curare. Mi tocca scomodare uno dei termini che più detesto quando si parla di libri, ma in entrambi i casi non posso che dire che questi sono libri necessari, perché ancora oggi la malattia mentale è un tabù, ancora oggi si confonde depressione con tristezza e ansia con eccessiva emotività e soprattutto ancora oggi i pregiudizi legati alla malattia mentale sono tanti, sono troppi.

Sei depresso? Esci, vedi qualcuno. Sei ansioso? Non ci pensare, pensa ad altro. In «Ragioni per continuare a vivere», Matt Haig racconta di quanto facile sia cadere in depressione e quanto difficile sia rialzarsi e soprattutto racconta le montagne russe emotive che questo male oscuro provoca. Paolo Milone pagina dopo pagina, invece, ci porta tra le storie di chi combatte, di chi vince, di chi perde, di chi si arrende e di chi ad arrendersi non vuole pensarci affatto.
Sono due libri diversi eppure legati indissolubilmente tra loro.

Non vorrei dire che sono due libri che dovrebbero leggere tutti, ma dico che sono due libri che dovrebbero leggere tutti.

  • Titolo: Ragioni per continuare a vivere
  • Autore: Matt Haig
  • Casa editrice: Edizioni E/O
  • Data di pubblicazione: 4 Giugno 2020
  • Titolo: L’arte di legare le persone
  • Autore: Paolo Milone
  • Casa editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione 19 Gennaio 2021