Ottobre in libri| Tre letture in pillole

Il mese più bello dell’anno, ottobre per chi non lo sapesse, è terminato. Oltre ad avermi reso di un annetto più vecchia, ehm volevo dire più saggia, ottobre è stato un mese ricco di splendide letture e quando dico splendide intendo proprio belle, bellissime, super belle, insomma quelle letture che entrano dritte dritte nel cuore e che mi sento in dovere di consigliare in ogni dove, perché i libri belli vanno condivisi chest’è. Tre di questi libri si meritano un posto speciale in questo post, su altre ci tornerò in seguito.

I buoni vicini di Sarah Langan SEM

Avete presente il detto il libro giusto al momento giusto? Probabilmente no, perché non esiste, ma avete capito il senso. Questo libro era nella mia libreria da un bel po’ e aspettava il momento giusto per essere letto. Confesso che in ben tre occasioni l’ho iniziato senza riuscire ad andare oltre la prima pagina. Quando l’ho ripreso per quella che credevo sarebbe stata l’ultima volta, l’ho messo via solo a lettura terminata, perché ormai la scintilla era scoccata.

Maple Street è un quartiere di una cittadina americana, il classico quartiere dove tutti si conoscono da sempre e dove ogni vicino cerca di essere solidale con l’altro. La calma e la tranquillità viene interrotta quando una nuova famiglia si trasferisce spezzando quell’equilibrio che regnava da sempre. I Wilde sono caotici, eccessivi, a dir poco rozzi e cozzano con l’eleganza di Maple Street. Rhea Schroeder, la cui opinione regna sovrana, decide di accogliere i nuovi arrivati, andando oltre al pregiudizio che sembrano portarsi dietro. Quando la figlia di Rhea cade in una voragine che si è aperta nel quartiere è fin troppo semplice far ricadere la colpa sui nuovi arrivati che con la catastrofe c’entrano niente, l’importante è trovare il mostro e soprattutto dare inizio a una lotta di tutti contro uno senza esclusione di colpi con un finale che vi sconvolgerà non poco.

Vita mortale e immortale della bambina di Milano di Domenico Starnone, Einaudi

Il più grande di tutti è tornato. Come ha scritto in un tweet Ester Viola, siamo contemporanei di Starnone, vediamo di meritarcelo.

Sapevo che questo libro mi sarebbe piaciuto, ma che mi sarebbe piaciuto così tanto forse no. Starnone in questa storia torna un po’ alle origini, sembra di ritrovare quelle atmosfere che avevamo già apprezzato in Via Gemito, il suo romanzo simbolo. Potrei dire che è la storia di un amore, anzi, di svariati amori. Di Mimì e della bambina di Milano di cui non sa neanche il nome e di cui si è innamorato la prima volta che l’ha vista danzare sul balcone di fronte casa sua. Di Mimì e di sua nonna, sempre pronta a proteggerlo, a viziarlo e a preoccuparsi di lui quando qualcosa non va. E di Mimì verso quella lingua, il napoletano, che considerava l’emblema dell’ignoranza di sua nonna e che invece, da studente, aveva rivalutato e fatto propria. Non vi dirò che è il miglior romanzo di Domenico Starnone, perché sono tutti dannatamente belli, vi dirò che questo probabilmente è uno dei libri più belli di questo 2021: provare per credere.

I grandi sognatori di Rebecca Makkai, Einaudi

La mia passione si chiama Einaudi e questo lo sanno anche le pietre e ancora oggi mi sto chiedendo: come ho fatto a lasciarmi sfuggire questo libro? Se non fosse stato per un consiglio di lettura trovato nel mondo social mi sarei persa questa meraviglia.

Lacrime versate? Quantità non definita. Emotività? Completamente distrutta.

Siamo a Chicago nel 1985 e la vita di Yale sta andando in pezzi. L’epidemia di AIDS si sta diffondendo a macchia d’olio e Yale non conta più gli amici che si stanno dapprima contagiando e poi morendo. Non si conoscono ancora bene le cause e l’evoluzione. C’è chi grida al complotto, chi sminuisce e chi la prende sul serio. Yale ne è spaventato, ma cerca comunque di far andare avanti la sua vita, il suo lavoro nella galleria d’arte e la sua relazione con Charlie fino a quando l’AIDS irromperà nella sua esistenza stravolgendola del tutto.  

Come in cielo, così in mare | Giovanni Gusai

Ci sono momenti in cui ho il forte bisogno di rifugiarmi in un romanzo familiare. Le storie che raccontano quel tipo di legame sono la mia confort-zone da cui raramente esco insoddisfatta.

È il caso di Come in cielo, così in mare, il romanzo d’esordio di Giovanni Gusai pubblicato da SEM, una storia in cui famiglia e radici procedono intrecciandosi tra loro e che regalano al lettore un libro che difficilmente si dimentica.

Antine ha ventotto anni e da poco si è laureato, rendendo orgogliosi i genitori che spesso vivono attraverso i figli i successi che per loro si erano prefissi. Il giorno della laurea è guastato dalla notizia della morte della nonna di Antine, la mamma di suo padre che né Antine, né sua sorella hanno mai conosciuto, perché il padre, sardo, in quella terra che gli ha dato i natali non solo non ci è più tornato, ma ha evitato che i figli potessero andare e costruire un rapporto con i nonni.

Di quei nonni che non ha mai sentito nominare, Antine non conosce nulla: non sa come siano fisicamente, non sa che carattere abbiano e soprattutto non sa cosa sia successo tra loro e il padre al punto tale da annullare qualsiasi tipo di rapporto. Parte alla volta della Sardegna per i funerali di nonna Jubanna e dopo solo due giorni capisce di dover restare: per capire che direzione dare alla sua vita e capire l’origine di tutto.

Nella casa che fu dei nonni Antine impara una nuova routine, fatta di piccole botteghe, di pomeriggi alla ricerca di spiagge e di sere passate in birreria come cameriere. Intreccia uno splendido rapporto con Niada, la ragazza che si occupava di sua nonna fino al giorno in cui è venuta a mancare e nel momento in cui il tempo che si era concesso sull’isola giunge al termine, decide di prolungare di nuovo la partenza, visto che quel nonno che per due mesi era rimasto confinato nel suo ovile, gli dice cose che lo turbano, ma che lo incuriosiscono, perché sono cose che riguardano il padre e quindi indirettamente lui.

Nelle due settimane con Bertu, Antine si avvicinerà sempre di più a quella verità che stava cercando e che una volta rivelata lo metterà in crisi, perché incapace di prendere le parti di uno o dell’altro.

Come in cielo, così in mare è uno dei migliori esordi di questo 2021 e soprattutto uno dei migliori libri che mi sia capitato di leggere quest’anno. È una storia di famiglia, è una storia di legami, legami intesi come legami familiari, quello tra un padre e un figlio e legami intesi come legami nativi, quelli che legano la persona al posto in cui sono nati e che spesso sono i legami più forti e più inspiegabili che ci ritroviamo a vivere.

Oliva Denaro | Viola Ardone

Quarant’anni possono sembrare pochi e al tempo stesso possono sembrare tanti, dipende in che ottica vogliamo guardarli. Se pensiamo che sono passati quarant’anni dalla cancellazione dal codice penale dell’articolo 544 che prevedeva l’estinzione del reato se in seguito a una violenza sessuale la donna sposava il suo violentatore direi che quarant’anni sono pochi, pochissimi.

Prima del 1981 se una donna veniva violentata era costretta ad accettare un matrimonio riparatore se non voleva essere bollata come donna svergognata e rimanere zitella a vita; il matrimonio avrebbe riabilitato lei agli occhi della società, ma cosa più incredibile avrebbe cancellato il reato. A tutto questo aggiungerei che siamo dovuti arrivare al 1996 per riconoscere lo stupro come reato, perché prima di quell’anno era oltraggio alla morale e non reato contro la persona.

La femmina è una brocca: chi la rompe se la piglia.

Questa è la frase che Oliva sente dire spesso da sua madre. Essere femmine è un lavoro: guardare sempre a terra, uscire sempre in compagnia di qualcuno, se un uomo ti rivolge la parola, taci, se un uomo ti fissa a lungo, abbassa gli occhi. Oliva sa che deve sentire ciò che le dice la madre, perché non può fare la fine di sua sorella Fortunata che per uno sguardo di troppo è finita prigioniera nella sua stessa casa. Oliva sa che quando avverrà il passaggio da bambina a donna non potrà più indossare le gonne corte sopra il ginocchio e stendersi per terra insieme a Saro, anche se Saro lo conosce da quando erano bambini, perché sempre di uomo si tratta.

Oliva ama leggere e andare a scuola, ma anche questo non è visto di buon occhio da quella madre che forse la vorrebbe diversa, ma per fortuna dalla sua Oliva sa di avere sempre suo padre che si esprime attraverso dei silenzi che sono carichi di parole.

Stenta a crederci Oliva di aver attirato l’attenzione di Pino Paternò, lei che si vede senza forme, con gli occhi grandi, ma scavati in viso, lei che la bellezza la vede sempre sulle altre ragazze e mai su di sé, stenta a crederci Oliva che Pino l’ha trascinata a ballare nella piazza del paese davanti a tutta la folla che adesso inizierà a sparlare di lei: ma come ha potuto? Ma non si vergogna? Bisogna correre ai ripari quanto prima.

Di matrimonio con il figlio dello strozzino non se ne può parlare, bisogna cercare altrove, ma Pino ormai ha verso di Oliva una fissa e un giorno accade l’irreparabile: e adesso?

E adesso a Oliva non resta che fare come fanno tutte, dire sì per non attirare su di lei tutte le malelingue del paese, ma come potrebbe dire sì a una persona che è arrivata a tanto? Come può dire sì a chi credeva promettesse amore, ma di amore non si è mai trattato? Oliva sceglie la strada più difficile, sceglie di dire no, consapevole che quel no potrebbe costarle caro e non solo a lei.

Oliva Denaro esce oggi nella collana Stile Libero di Einaudi e riporta in libreria una delle voci più intense e genuine della nostra letteratura contemporanea, Viola Ardone che attraverso la storia di Oliva vuole raccontarci la storia delle tantissime donne che in un passato non molto lontano dal nostro presente hanno saputo dire no e hanno lottato per avere un briciolo di giustizia, giustizia che spesso non è arrivata.

L’abilità di Viola Ardone è di far vivere i personaggi che racconta. Mentre leggevo questo romanzo, la sensazione di avere Oliva accanto che mi raccontava la sua storia non mi ha abbandonato fino all’ultima riga. Sembrava di sentirla questa ragazzina troppo piccola per capire l’amore, sembrava di vederla Oliva che si faceva carico di colpe non sue. Sarò stata io a dargli speranze? Il fatto che mi facessero piacere le sue attenzioni mi rendono colpevole tanto quanto lui? Sfido qualunque donna ad aver pensato cose simili nell’intento di giustificare azioni e parole degli uomini che ci sono accanto e non solo.

Come spesso ho detto, questa è la storia di Oliva, ma accanto sono molteplici i personaggi che si muovono e che sono protagonisti tanto quanto lei: la madre, che a un certo punto capirà che il suo dovere è stare dalla parte della figlia, il padre, silenzioso ma sempre presente, l’amica Liliana, capace di aprirle un mondo che prima non conosceva, Saro, l’amico di sempre e Maddalena Criscuolo, la militante dell’Udi che in un bellissimo cross-over ci riporta alla mente quel gioiello di libro che risponde al nome de Il treno dei bambini.

A questo punto direi che mi sono dilungata troppo, non so se si è capito, ma questo libro mi è piaciuto in un modo che fatico a descrivere. Nel caso sarò più chiara, leggete questa storia, leggete Oliva Denaro, perché libri fenomenali come questi sono cosa rara al giorno d’oggi: ve li fate sfuggire?

Ninna nanna delle mosche | Alessio Arena

Palmira è un piccolo paesino della Lucania, una delle regioni più a sud dello stivale. Nei primi decenni del Novecento erano più le persone che decidevano di imbarcarsi per raggiungere la terra promessa, la Merica, che quelli che decidevano di rimanere. Berto, il fornaio del paese, era tra quelli che erano rimasti; Gregorio, invece, alla Merica ci era andato, perché costretto da altri e divideva il suo tempo come operaio nell’officina Porvenir ad estrarre il salnitro e a scrivere le lettere degli italiani che come lui avevano lasciato affetti e amori nel vecchio Paese.

Gregorio sarebbe rimasto volentieri a Palmira, accanto al suo Berto, ma la loro unione aveva destato scalpore per l’epoca e l’unica soluzione era stata quella di mandarlo quanto più lontano possibile e cercare di salvare Berto, facendolo sposare con una ragazza per bene, una fanciulla cresciuta in un convento della zona che con il suo canto era capace di commuovere e far innamorare. Si chiamava Serafina e per tutti era la ninnanannara che aveva sposato Berto e le aveva dato una bambina, incosciente di quelle voci che giravano su suo marito e su quell’amico emigrato tanti anni prima.

Succede che quelle lettere che Gregorio aveva mandato al suo amore e che non erano mai arrivate a destinazione, arrivano per puro caso tra le mani di Berto che decide di partire a sua volta per la Merica alla ricerca del suo Gregorio, inconsapevole di dare il via a una serie di avvenimenti a catena legati tra loro.

Da un lato c’è Gregorio che con la sua amica pianista Dorotea girava in lungo e in largo per il Cile; dall’altra Berto che accodandosi a un circo si imbarca alla volta del nuovo continente per mettersi sulle tracce di Gregorio e in tutto ciò una serie di persone a loro volta legate alla vite dei due le cui vicende si intrecceranno loro malgrado.

Che per stare con te sono nato e per stare con te sono andato a cercare la morte

«Ninna nanna delle mosche» di Alessio Arena (Fandango) è un caleidoscopio di storie e personaggi che si muovono e si amalgamano tra loro alla perfezione. È un romanzo che procede come procede una canzone di cui non si può fare a meno, una di quelle che parte lenta ed esplode nel finale. Alessio Arena, oltre ad avere un evidente talento per la scrittura, ha il dono di raccontare storie di cui mi innamoro follemente e questa è una storia ricca di amore, un amore puro e coraggioso, di folklore, quel folklore che è parte della nostra cultura e delle nostre radici, e di passione, quella passione che anima le persone e le stravolge e soprattutto è una storia capace di farti il cuore a pezzettini e poi per farsi perdonare te lo riempie di gioia.

Di liste di lettura portate miracolosamente a termine| I libri che ho letto durante l’estate

L’estate è ufficialmente finita. Non so voi, ma per me l’ultima settimana di agosto è stata come l’ultima ora dell’ultimo giorno di scuola, un’attesa estenuante verso il suo della campanella che avrebbe significato una sola cosa: libertà (se siete amanti della stagione infernale queste righe potrebbero nuocere gravemente alla vostra salute).

Non sono qui per parlarvi della beltà della stagione che ci prepariamo a vivere, sua maestà l’autunno, piuttosto volevo rendevi partecipe dei librini che mi hanno fatto compagnia nei mesi appena trascorsi. Verso l’inizio di giugno ho buttato quasi senza pensare una lista di lettura, cosa fatta per la prima volta in vita mia, visto che mi piace scegliere i libri da leggere in base all’umore del momento. Siccome avevo accumulato un po’ di novità e siccome utilizzo la pausa editoriale per leggere qualche libro che dico sempre di voler recuperare, mettere tutto nero su bianco era l’unica cosa che potevo fare e signori, questa mattina sono qui per comunicarvi che di quella lista ho letto praticamente tutto (o quasi, ma sul quasi ci torniamo dopo).

Nella vita avrò combinato poco e niente, ma la soddisfazione di spuntare lettura dopo lettura e arrivare alla consapevolezza di aver portato tutto (o quasi tutto) a termine dove la mettiamo? Sarà che sarò stata colpita dalla positività che ha colpito il popolo italico, sarà che per qualche strano allineamento astrale tutte le forze erano con me, sarà quel che sarà…

Sproloqui a parte, che cosa ho letto in questi mesi?

Il primo grande recupero è stato Zerocalcare. All’inizio dell’anno mi sono imposta di recuperare tutto ciò che ha scritto, anzi disegnato, e dopo Macerie prime e Macerie prime, sei mesi dopo, è stata la volta di Scheletri, La profezia dell’armadillo e La scuola delle pizze in faccia del professor Calcare.

Tra le letture di giugno e luglio ci sono state delle novità editoriali di cui già ho avuto modo di parlarvi; il libro di Jami Attenberg Tutto questo potrebbe essere tuo, Le vite nascoste dei colori di Laura Imai Messina, Una sirena a settembre di Maurizio de Giovanni, Alfredino, laggiù di Enrico Ianniello, Quando il mondo era giovane di Carmen Korn, Le balene mangiano da sole di Rosario Pellecchia (e qui aggiungo anche Solo per vederti felice, letto nell’ultima settimana di agosto e che mi ha fatto luccicare più volte gli occhi) e Andarsene di Rodrigo Hasbun.

Per la categoria libri che rimandavo da tanto tempo e alla fine finalmente ho recuperato troviamo Eshkol Nevo Tre piani (che per me è un grande, grandissimo mah), Oregon Hill di Howard Owen (che invece è un grandissimo sì), Il colore viola di Alice Walker (che ahimè che delusione, signora mia) Il weekend di Charlotte Wood (perché di questo libro spettacolare si parla così poco?), Falsa partenza di Marion Messina (che per me ha avuto lo stesso impatto emotivo di Persone normali di Sally Rooney) e Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda (libro da leggere senza se e senza ma).

Per la categoria libri letti per puro caso e che mi sono piaciuti tantissimo ci sono Love after love di Ingrid Persaud (che al momento è nella lista dei libri più belli di questo 2021), Un bel quartiere di Therese Anne Fowler (anche qui siamo tra i libri belli, bellissimi), Ritorno a Whistle Stop di Fannie Flagg (in questo caso dopo aver amato il precedente anni fa non potevo non leggere questo che è una sorta di seguito), Un semplice caso di infedeltà di Jacqueline Winspear (che mi ha ricordato un po’ i libri di Jessica Fellowes per svolgimento e ambientazione) e È quello che ti meriti di Barbara Frandino.

Veniamo adesso alla saga familiare che mi ha fatto compagnia ad agosto e cioè la famiglia Florio. Sono un’appassionata di saghe familiari e quindi se in un libro si narra la storia di una famiglia in un arco temporale abbastanza lungo ci metto poco a decidere di leggerlo, cosa questa non successa con i libri di Stefania Auci. Avevo una sorta di repulsione dei confronti di questo libro che ha stregato tantissimi lettori e, infatti, ci sono arrivata a distanza di tempo e per fortuna mi sono ricreduta, almeno in parte, perché se da un lato ho amato tantissimo il primo capitolo della saga, I leoni di Sicilia, lo stesso non posso dire di aver fatto con il seguito, L’inverno dei leoni, lettura che ho portato a termine per un senso di dovere che non mi appartiene.

Prima di congedarvi miei cari lettori, come ho detto in apertura ho portato a termine la mia lista di libri da leggere. Per chi si ricorderà ho ribadito più volte quasi, perché come ben saprete ad agosto scelgo un classico da leggere. Quest’anno la mia scelta è ricaduta su Il conte di Montecristo, un tomettino di mille e passa pagine. Ebbene, dopo un inizio folgorante, il tomo (che in realtà è la versione digitale) è tornato sulla pila dei libri da leggere chissà quando.  

Dei libri che leggeremo a settembre| Guida pratica alle prossime uscite

Buongiorno lettori, come va? Il blog riprende ufficialmente le comunicazioni dopo una pausa lunga e meritata (la pausa la meritavo io, ma questo è un altro discorso).

Molti di voi saranno ancora in vacanza, altri ancora magari sono lì che si accingono a partire e altri come me sono tornati alla propria normale routine, ma se c’è una cosa che unisce noi lettori è la voglia di sapere cosa troveremo a breve nelle librerie dopo la tradizionale pausa editoriale dei mesi estivi e questo post vuole essere una breve e significante guida alle prossime uscite: armatevi di penna e agenda e partiamo.

Il 31 agosto torna in libreria Maurizio Maggiani con Eterna Gioventù (Feltrinelli) una storia di eterna rivolta, di vite che si intrecciano e si confondono con la Storia, edificandone una loro che non si pieghi alla schiacciante prepotenza del potere, all’insolenza del tiranno, allo sconforto della sconfitta, una storia madre di fraterna giustizia, di amorevole libertà, di una gioiosa e ardente futura umanità.

Il 2 settembre è la volta di uno dei miei autori del cuore; Alessio Arena torna con il suo nuovo romanzo Ninna nanna delle mosche (Fandango) con un’emozionante storia che si svolge tra un paesino della Lucania e il lontano Cile. Marco Malvaldi riporta in libreria i suoi amati vecchietti e il barista Massimo, alle prese con un nuovo intrigo da sciogliere in Bolle di sapone (Sellerio).  

Il 7 settembre tornano Michela Murgia e Chiara Tagliaferri con Morgana. L’uomo ricco sono io (Mondadori), una raccolta di storie dove l’emancipazione femminile passa attraverso l’indipendenza economica. Come nel precedente libro, ci saranno una serie di ritratti di donne, imprenditrici, politiche e attrici che grazie al loro lavoro sono diventate ricche abbastanza da poter affermare, come diceva Cher che l’uomo ricco erano loro.

Il 9 settembre è la volta di un altro autore del cuore; Alessio Forgione torna in libreria con Il nostro meglio (La nave di Teseo). Amoresano è cresciuto a Bagnoli con i nonni e adesso vive con la famiglia a Soccavo. Va all’università, ha una relazione che procede a stento e ama rifugiarsi nella lettura. Tutto nella vita sempre riportarlo a quell’amore primordiale che lo ha cresciuto, sua nonna, che gli ha insegnato tutto quello di cui lui aveva bisogno. La storia ha tutte le premesse di essere una di quelle che difficilmente dimenticheremo.

Dopo i successi de La ferrovia sotterranea (SUR) e I ragazzi della Nickel, il 14 settembre arriva il nuovo imperdibile libro di Colson Whitehead Harlem Shuffle (Mondadori) e torna Alessandro Piperno con Di chi è la colpa (Mondadori).

Il 28 settembre è la volta di due autori napoletani (entrambi autori del cuore, ovviamente). Diego De Silva riporta in scena il suo personaggio più amato, l’avvocato Vincenzo Malinconico con Le minime di Malinconico (Einaudi), mentre ritorna dopo il grandissimo successo de Il treno dei bambini, Viola Ardone con Oliva Denaro.

Il 30 settembre Feltrinelli schiera alcuni dei suoi autori di punta; saranno in libreria i libri di Nicolas Barreau Il tempo delle ciliegie, Vinicio Capossela con Eclissica e Banana Yoshimoto con Su un letto di fiori. Per Adelphi uscirà il nuovo libro di Peter Cameron, Anno bisestile, mentre Lorenzo Marone torna con una nuova storia Il bosco di là, edito da Aboca edizioni.

Ci sarebbero delle chicche anche per ottobre e novembre, ma mica posso dirvi tutto oggi? Alla prossima, lettori.

Consigli (non) richiesti| Feltrinelli edition

Nel post di ieri vi segnalavo le varie promo librose che le case editrici hanno attivato in questo periodo (se non sapete di cosa sto parlando basta cliccare qui) e tra queste figura la deliziosa book cover di Feltrinelli che che vi sarà data in omaggio con un acquisto mimino di 35 euro fino al 14 luglio. Quale occasione migliore per consigliarvi qualche titolo di questa casa editrice se siete ancora indecisi su cosa acquistare?* Come sempre, carta, penna e partiamo.

Partiamo da un autore del cuore made in città del cuore. Mi riferisco a Lorenzo Marone e non potevo non iniziare da lui. Potrei dirvi la frase più ovvia: tutti i libri di Lorenzo vanno benissimo, ma se proprio mi costringete a scegliere, perché siete lettori senza cuore, sono obbligata a dire Magari domani resto, il libro che mi ha fatto conoscere ed apprezzare Lorenzo e che è simbolo di chi ogni giorno qui sceglie di restare nonostante tutto e nonostante tutti. Rimanendo in casa passiamo a La compagnia delle illusioni di Enrico Ianniello un libro che pieno di ironia, leggerezza, ma anche profondità e una buona dose di sentimenti di quelli dolci e puri che a tratti ti fanno velare gli occhi. 

Per la categoria libro del cuore di autrice del cuore Le assaggiatrici di Rosella Postorino un romanzo che si divora in pochissimo e che non ha bisogno di presentazioni, dico solo che se non l’avete letto è giunto il momento di rimediare.

Un romanzo che tutti gli amanti dei libri dovrebbero leggere è quello di Domanico Dara, Malinverno, un romanzo magico che ricorda le splendide atmosfere del cimitero dei libri dimenticati di Carlos Ruiz Zafon e che mette nero su bianco tutte le emozioni che noi lettori proviamo quando ci approcciamo a una lettura: semplicemente imperdibile. Stesso discorso per Il sorriso di don Giovanni di Ermanno Rea: tutto l’amore per la letteratura e per i libri raccontato da una ragazza, Adele, con cui sarà felice immedesimarsi.

Venendo a due uscite recenti da poco in libreria vi consiglio Le piccole libertà di Lorenza Gentile, una vera e propria favola moderna, un libro che potrei definire una coccola e Le balene mangiano da sole di Rosario Pellecchia la storia di un rapporto di amicizia sui generis con un epilogo capace di sciogliere i cuori più duri.

Prendete un fumettista che non trovando più l’ispirazione decide di trovarsi un lavoro che può definire lavoro; prendete un ragazzo che con difficoltà cerca di riemergere da un trauma vissuto durante l’adolescenza che lo ha irrimediabilmente segnato e aggiungete infine un uomo che decide di vivere così come la nostra religione ci impone e otterrete tre dei libri che più apprezzato negli ultimi anni: Spigole di Tito Faraci, Carlo è uscito da solo di Enzo Gianmaria Napolillo e …che Dio perdona a tutti di Pif.

Chiudiamo in bellezza con due libri le cui protagoniste amerete o odierete alla follia e qui sta a voi deciderlo: La felicità del cactus di Sarah Haywood e Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh.

*per avere la book cover di Feltrinelli non è necessario l’acquisto dei soli libri Feltrinelli, ma basta raggiungere 35 euro di spesa in uno dei punti La Feltrinelli e sugli store online.

Parti con un libro | Quattro titolini da mettere in valigia

È arrivato quel periodo dell’anno in cui se non si sta attenti si inciampa su una lista dei libri da leggere in vacanza. Il mio amore per le liste è cosa nota e ogni anno infatti non perdo occasione di spulciare tutte le liste che mi capitano a tiro e soprattutto mi sento in dovere di stilare la mia lista di consigli non richiesti.

Quest’anno tra l’altro è stato il primo in cui prendendo carta e penna ho buttato giù sommariamente una lista di libri da leggere nei mesi che vanno da giugno ad agosto e senza volermi buttare la zappa sui piedi da sola posso affermare che sono già a buon punto: adesso non resta che vedere cosa succederà da qui a fine estate (incrociate le dita per me).

Tornando a noi, i miei vogliono essere sempre consigli spassionati, liberissimi di seguirli, liberissimi di ignorarli, liberissimi di non leggere niente e godervi la vostra meritata vacanza di dolce far nulla. Per chi volesse, qui sotto trovate quattro titolini da leggere.

Rosario PellecchiaLe balene mangiano da sole (Feltrinelli): Gennaro, detto Genny, è un orgoglioso rider. Messi momentaneamente gli studi in pausa, Genny ha deciso di lanciarsi anima e corpo in questo mestiere detestato da tutti quelli che lo svolgono. Per lui, invece, il rider rappresenta l’occasione di poter entrare, seppure solo per il momento della consegna, nelle case altrui per poter scorgere pezzi di vita e brandelli di storie. Una sera durante una consegna conosce Luca, un dodicenne tifoso sfegatato del Napoli che lo invita a rimanere per vedere la partita. Sa che non dovrebbe, ma intuisce in quella richiesta un bisogno di attenzioni a cui lui non può sottrarsi. Contro ogni logica tra Genny e Luca si instaura un rapporto di amicizia sempre più forte con un epilogo capace di sciogliere i cuori più duri.

Ingrid PersaudLove after love (Edizioni E/O). Avvertenze: questo libro vi farà piangere tantissimo. A Trinidad Betty si ritrova a crescere suo figlio Solo da sola dopo che suo marito muore. Per aiutare l’assetto economico familiare decide di affittare una camera di casa sua a Mr Chetan che in pochissimo tempo diventa il migliore amico di Betty e la figura paterna che tanto manca a Solo. Succede che un segreto che doveva rimanere tale purtroppo viene fuori e Solo parte per New York pur di tagliare i ponti con sua madre Betty che si affida sempre più a Mr Chetan, l’unico che le rimane accanto e purtroppo per lei i dolori non sono finiti…

Jami AttenbergTutto questo potrebbe essere tuo (Einaudi). Per la serie non è vero che in vacanza bisogna portare libri leggeri. Per Alex si sta avvicinando il giorno tanto atteso, quello della morte di suo padre Victor. Se per qualsiasi figlia dire addio a un genitore è quanto di più atroce possa capitare, per Alex questo momento significa solo libertà. Libertà da un padre da sempre autoritario, violento, misogino, meschino e tanti altri complimenti così. Un padre che ha ripetutamente tradito sua madre Barbra, consapevole della sua infedeltà e che ha fatto affari illeciti mettendo a rischio tutta la famiglia. Si può perdonare un padre per non essere stato un padre?

Gianni SollaTempesta madre (Einaudi). Se una cosa la puoi scrivere, allora vuol dire che la puoi capire. C’è Jacopo e c’è la segretaria. C’è Jacopo unico bambino maschio della classe all’istituto Santa Sofia e c’è la segretaria, sua madre, delle Brahms edizioni musicali, una donna bellissima, eccentrica, vulcanica a passionale. Una donna che ha messo il padre di Jacopo alla porta e ha cresciuto il figlio da sola. Un rapporto, il loro, unico e problematico, fatto semplicemente di lui e lei. Una volta adulto è difficile per Jacopo accettare i segni dell’Alzheimer che avanzano nella mente della segretaria, come sarà difficile accettare di doverle prima o poi dire addio. Tenero e commovente, da leggere e niente più.