Novembre| Pillole di libri

Novembre è stato un mese ricchissimo da un lato (per tutta la questione di Io Leggo Perché fatta al paesello), ma poverissimo dall’altro e nello specifico in termini di letture. Libri letti: due (tre, se contiamo un libro che aveva più immagini che testo).

Non so voi, ma sono già arrivata in quel periodo dell’anno in cui per me possiamo già tracciare i bilanci e ricominciare a leggere direttamente a gennaio (vabbuo’, dico così, ma poi senza libri non riesco a starci più di tanto).

Come si dice, non conta la quantità, ma la qualità e su questo posso dirmi tranquilla, perché ho letto due libri che hanno qualità nel sottotitolo e sto parlando di “Nova” di Fabio Bacà e “Le nostre imperfezioni” di Luca Trapanese.

Fabio Bacà l’ho conosciuto (conosciuto come si conoscono gli scrittori e cioè solo attraverso le pagine scritte che ci regalano) grazie al suo libro d’esordio, Benevolenza Cosmica e non vedevo l’ora di vederlo alla prova con un altro libro e quindi ecco Nova, uscito un po’ di settimane fa per Adelphi.

Fabio Bacà è un folle e le storie che propone sono assurde, ma assurde nel senso positivo del termine. Tu sei lì che leggi di questo Davide, un neurochirurgo con una splendida moglie e un figlio adolescente come tanti altri e tutto ti sembra normale. Quando Davide si imbatte in Diego, capisci che la storia sta prendendo un’altra piega, soprattutto quando Davide elegge Diego come suo maestro di vita e inizia a mettere in pratica tutti i folli consigli che lui di giorno in giorno gli fornisce. A questo la narrazione inizia a sprigionare tensione da tutti i pori con le pagine che si divorano con ansia e curiosità crescente che conducono ad un finale che vi lascerà senza parole, anzi, con un finale che vi farà esclamare: Bacà, tu sei un folle!

Il secondo libro, per fortuna, è stato un libro molto più soft. Luca Trapanese l’ho conosciuto (sempre sopra) con Nata per te, Einaudi, il libro con cui Luca ha raccontato tutta la sua vicenda dell’adozione della piccola Alba che vi invito a recuperare. Le nostre imperfezioni, Salani, racconta di Livio, giramondo inquieto alla ricerca di un’identità e di un suo posto nel mondo. È convinto di averlo trovato quando durante il Cammino di Santiago conosce Pietro e scatta quella cosa che con una buona dose di coraggio chiamerebbe amore. Pietro lo costringe in primis ad accettarsi per quello che è e soprattutto lo mette di fronte a una realtà che non aveva considerato e cioè dividere la propria vita con un uomo malato. Le emozioni in questo libro si susseguono e se qualche lacrimuccia ogni tanto farà capolino vi assicuro che è normale.

Speravo di raccontarvi qualche libro in più, ma a novembre come vi ho letto i libri letti sono stati pochissimi; facciamo che mi farò perdonare presto.

Ottobre in libri| Tre letture in pillole

Il mese più bello dell’anno, ottobre per chi non lo sapesse, è terminato. Oltre ad avermi reso di un annetto più vecchia, ehm volevo dire più saggia, ottobre è stato un mese ricco di splendide letture e quando dico splendide intendo proprio belle, bellissime, super belle, insomma quelle letture che entrano dritte dritte nel cuore e che mi sento in dovere di consigliare in ogni dove, perché i libri belli vanno condivisi chest’è. Tre di questi libri si meritano un posto speciale in questo post, su altre ci tornerò in seguito.

I buoni vicini di Sarah Langan SEM

Avete presente il detto il libro giusto al momento giusto? Probabilmente no, perché non esiste, ma avete capito il senso. Questo libro era nella mia libreria da un bel po’ e aspettava il momento giusto per essere letto. Confesso che in ben tre occasioni l’ho iniziato senza riuscire ad andare oltre la prima pagina. Quando l’ho ripreso per quella che credevo sarebbe stata l’ultima volta, l’ho messo via solo a lettura terminata, perché ormai la scintilla era scoccata.

Maple Street è un quartiere di una cittadina americana, il classico quartiere dove tutti si conoscono da sempre e dove ogni vicino cerca di essere solidale con l’altro. La calma e la tranquillità viene interrotta quando una nuova famiglia si trasferisce spezzando quell’equilibrio che regnava da sempre. I Wilde sono caotici, eccessivi, a dir poco rozzi e cozzano con l’eleganza di Maple Street. Rhea Schroeder, la cui opinione regna sovrana, decide di accogliere i nuovi arrivati, andando oltre al pregiudizio che sembrano portarsi dietro. Quando la figlia di Rhea cade in una voragine che si è aperta nel quartiere è fin troppo semplice far ricadere la colpa sui nuovi arrivati che con la catastrofe c’entrano niente, l’importante è trovare il mostro e soprattutto dare inizio a una lotta di tutti contro uno senza esclusione di colpi con un finale che vi sconvolgerà non poco.

Vita mortale e immortale della bambina di Milano di Domenico Starnone, Einaudi

Il più grande di tutti è tornato. Come ha scritto in un tweet Ester Viola, siamo contemporanei di Starnone, vediamo di meritarcelo.

Sapevo che questo libro mi sarebbe piaciuto, ma che mi sarebbe piaciuto così tanto forse no. Starnone in questa storia torna un po’ alle origini, sembra di ritrovare quelle atmosfere che avevamo già apprezzato in Via Gemito, il suo romanzo simbolo. Potrei dire che è la storia di un amore, anzi, di svariati amori. Di Mimì e della bambina di Milano di cui non sa neanche il nome e di cui si è innamorato la prima volta che l’ha vista danzare sul balcone di fronte casa sua. Di Mimì e di sua nonna, sempre pronta a proteggerlo, a viziarlo e a preoccuparsi di lui quando qualcosa non va. E di Mimì verso quella lingua, il napoletano, che considerava l’emblema dell’ignoranza di sua nonna e che invece, da studente, aveva rivalutato e fatto propria. Non vi dirò che è il miglior romanzo di Domenico Starnone, perché sono tutti dannatamente belli, vi dirò che questo probabilmente è uno dei libri più belli di questo 2021: provare per credere.

I grandi sognatori di Rebecca Makkai, Einaudi

La mia passione si chiama Einaudi e questo lo sanno anche le pietre e ancora oggi mi sto chiedendo: come ho fatto a lasciarmi sfuggire questo libro? Se non fosse stato per un consiglio di lettura trovato nel mondo social mi sarei persa questa meraviglia.

Lacrime versate? Quantità non definita. Emotività? Completamente distrutta.

Siamo a Chicago nel 1985 e la vita di Yale sta andando in pezzi. L’epidemia di AIDS si sta diffondendo a macchia d’olio e Yale non conta più gli amici che si stanno dapprima contagiando e poi morendo. Non si conoscono ancora bene le cause e l’evoluzione. C’è chi grida al complotto, chi sminuisce e chi la prende sul serio. Yale ne è spaventato, ma cerca comunque di far andare avanti la sua vita, il suo lavoro nella galleria d’arte e la sua relazione con Charlie fino a quando l’AIDS irromperà nella sua esistenza stravolgendola del tutto.  

Giorni felici | Brigitte Riebe

Avevamo lasciato la famiglia Thalheim sbalordita di fronte all’apparizione di Oskar, l’ultimo componente che in molti credevano morto in seguito alla seconda guerra mondiale, visto che tutti quelli che dal fronte dovevano tornare erano ormai tornati. Tutti, tranne Silvie, la gemella di Oskar che per via di quel sesto senso che la legava a lui lo sapeva lontano, ma vivo e il tempo le ha dato ragione.

Siamo nel 1952, i magazzini Thalheim si sono messi alle spalle i problemi economici che hanno attraversato negli anni addietro e finalmente vivono una stagione di ritrovato splendore con capi di abbigliamento che fanno impazzire tutte le donne, contente di vestire in maniera più sbarazzina e colorata, ulteriore segno del superamento dei tempi bui che hanno vissuto. Friedrich insieme all’amato figlio Oskar e insieme a Rike continua ad averne formalmente la gestione, mentre Silvie proprio non vuole saperne di entrare a far parte di quell’azienda che ha dato lustro e potere alla famiglia.

Quello che interessa a Silvie è continuare ad essere la voce del suo programma radiofonico che le procura enormi soddisfazioni in una Germania che appare più divisa che mai con le tensioni tra est e ovest che aumentano giorno dopo giorno, ma, c’è sempre un ma nelle storie, se il lavoro procede a gonfie vele, lo stesso non si può dire della sua vita privata. Senza un uomo, senza una casa, senza un figlio, è diventato il mantra di Silvie che non può far a meno di notare la linearità della vita di sua sorella Rike, moglie, madre e donna in carriera.

Lei che scalpitava per l’indipendenza si ritrova a un certo punto della sua vita a desiderare quello che la maggior parte delle donne desidera: una stabilità emotiva. Stabilità che purtroppo non ritrova negli uomini di cui si innamora e che puntualmente la trascinano in vortici di passioni inconcludenti e ogni volta che pensa di aver trovato colui con cui costruire qualcosa è costretta a fare un passo indietro e ricominciare da capo.

Brigitte Riebe torna con il secondo volume della sua saga, Giorni felici, (Fazi) e dopo averci raccontato la storia dal punto di vista di Rike, in questo decide di rendere protagonista Silvie, regalandoci un personaggio dalle mille sfaccettature e della mille sfumature che sarà impossibile non amare.

Come in cielo, così in mare | Giovanni Gusai

Ci sono momenti in cui ho il forte bisogno di rifugiarmi in un romanzo familiare. Le storie che raccontano quel tipo di legame sono la mia confort-zone da cui raramente esco insoddisfatta.

È il caso di Come in cielo, così in mare, il romanzo d’esordio di Giovanni Gusai pubblicato da SEM, una storia in cui famiglia e radici procedono intrecciandosi tra loro e che regalano al lettore un libro che difficilmente si dimentica.

Antine ha ventotto anni e da poco si è laureato, rendendo orgogliosi i genitori che spesso vivono attraverso i figli i successi che per loro si erano prefissi. Il giorno della laurea è guastato dalla notizia della morte della nonna di Antine, la mamma di suo padre che né Antine, né sua sorella hanno mai conosciuto, perché il padre, sardo, in quella terra che gli ha dato i natali non solo non ci è più tornato, ma ha evitato che i figli potessero andare e costruire un rapporto con i nonni.

Di quei nonni che non ha mai sentito nominare, Antine non conosce nulla: non sa come siano fisicamente, non sa che carattere abbiano e soprattutto non sa cosa sia successo tra loro e il padre al punto tale da annullare qualsiasi tipo di rapporto. Parte alla volta della Sardegna per i funerali di nonna Jubanna e dopo solo due giorni capisce di dover restare: per capire che direzione dare alla sua vita e capire l’origine di tutto.

Nella casa che fu dei nonni Antine impara una nuova routine, fatta di piccole botteghe, di pomeriggi alla ricerca di spiagge e di sere passate in birreria come cameriere. Intreccia uno splendido rapporto con Niada, la ragazza che si occupava di sua nonna fino al giorno in cui è venuta a mancare e nel momento in cui il tempo che si era concesso sull’isola giunge al termine, decide di prolungare di nuovo la partenza, visto che quel nonno che per due mesi era rimasto confinato nel suo ovile, gli dice cose che lo turbano, ma che lo incuriosiscono, perché sono cose che riguardano il padre e quindi indirettamente lui.

Nelle due settimane con Bertu, Antine si avvicinerà sempre di più a quella verità che stava cercando e che una volta rivelata lo metterà in crisi, perché incapace di prendere le parti di uno o dell’altro.

Come in cielo, così in mare è uno dei migliori esordi di questo 2021 e soprattutto uno dei migliori libri che mi sia capitato di leggere quest’anno. È una storia di famiglia, è una storia di legami, legami intesi come legami familiari, quello tra un padre e un figlio e legami intesi come legami nativi, quelli che legano la persona al posto in cui sono nati e che spesso sono i legami più forti e più inspiegabili che ci ritroviamo a vivere.

Oliva Denaro | Viola Ardone

Quarant’anni possono sembrare pochi e al tempo stesso possono sembrare tanti, dipende in che ottica vogliamo guardarli. Se pensiamo che sono passati quarant’anni dalla cancellazione dal codice penale dell’articolo 544 che prevedeva l’estinzione del reato se in seguito a una violenza sessuale la donna sposava il suo violentatore direi che quarant’anni sono pochi, pochissimi.

Prima del 1981 se una donna veniva violentata era costretta ad accettare un matrimonio riparatore se non voleva essere bollata come donna svergognata e rimanere zitella a vita; il matrimonio avrebbe riabilitato lei agli occhi della società, ma cosa più incredibile avrebbe cancellato il reato. A tutto questo aggiungerei che siamo dovuti arrivare al 1996 per riconoscere lo stupro come reato, perché prima di quell’anno era oltraggio alla morale e non reato contro la persona.

La femmina è una brocca: chi la rompe se la piglia.

Questa è la frase che Oliva sente dire spesso da sua madre. Essere femmine è un lavoro: guardare sempre a terra, uscire sempre in compagnia di qualcuno, se un uomo ti rivolge la parola, taci, se un uomo ti fissa a lungo, abbassa gli occhi. Oliva sa che deve sentire ciò che le dice la madre, perché non può fare la fine di sua sorella Fortunata che per uno sguardo di troppo è finita prigioniera nella sua stessa casa. Oliva sa che quando avverrà il passaggio da bambina a donna non potrà più indossare le gonne corte sopra il ginocchio e stendersi per terra insieme a Saro, anche se Saro lo conosce da quando erano bambini, perché sempre di uomo si tratta.

Oliva ama leggere e andare a scuola, ma anche questo non è visto di buon occhio da quella madre che forse la vorrebbe diversa, ma per fortuna dalla sua Oliva sa di avere sempre suo padre che si esprime attraverso dei silenzi che sono carichi di parole.

Stenta a crederci Oliva di aver attirato l’attenzione di Pino Paternò, lei che si vede senza forme, con gli occhi grandi, ma scavati in viso, lei che la bellezza la vede sempre sulle altre ragazze e mai su di sé, stenta a crederci Oliva che Pino l’ha trascinata a ballare nella piazza del paese davanti a tutta la folla che adesso inizierà a sparlare di lei: ma come ha potuto? Ma non si vergogna? Bisogna correre ai ripari quanto prima.

Di matrimonio con il figlio dello strozzino non se ne può parlare, bisogna cercare altrove, ma Pino ormai ha verso di Oliva una fissa e un giorno accade l’irreparabile: e adesso?

E adesso a Oliva non resta che fare come fanno tutte, dire sì per non attirare su di lei tutte le malelingue del paese, ma come potrebbe dire sì a una persona che è arrivata a tanto? Come può dire sì a chi credeva promettesse amore, ma di amore non si è mai trattato? Oliva sceglie la strada più difficile, sceglie di dire no, consapevole che quel no potrebbe costarle caro e non solo a lei.

Oliva Denaro esce oggi nella collana Stile Libero di Einaudi e riporta in libreria una delle voci più intense e genuine della nostra letteratura contemporanea, Viola Ardone che attraverso la storia di Oliva vuole raccontarci la storia delle tantissime donne che in un passato non molto lontano dal nostro presente hanno saputo dire no e hanno lottato per avere un briciolo di giustizia, giustizia che spesso non è arrivata.

L’abilità di Viola Ardone è di far vivere i personaggi che racconta. Mentre leggevo questo romanzo, la sensazione di avere Oliva accanto che mi raccontava la sua storia non mi ha abbandonato fino all’ultima riga. Sembrava di sentirla questa ragazzina troppo piccola per capire l’amore, sembrava di vederla Oliva che si faceva carico di colpe non sue. Sarò stata io a dargli speranze? Il fatto che mi facessero piacere le sue attenzioni mi rendono colpevole tanto quanto lui? Sfido qualunque donna ad aver pensato cose simili nell’intento di giustificare azioni e parole degli uomini che ci sono accanto e non solo.

Come spesso ho detto, questa è la storia di Oliva, ma accanto sono molteplici i personaggi che si muovono e che sono protagonisti tanto quanto lei: la madre, che a un certo punto capirà che il suo dovere è stare dalla parte della figlia, il padre, silenzioso ma sempre presente, l’amica Liliana, capace di aprirle un mondo che prima non conosceva, Saro, l’amico di sempre e Maddalena Criscuolo, la militante dell’Udi che in un bellissimo cross-over ci riporta alla mente quel gioiello di libro che risponde al nome de Il treno dei bambini.

A questo punto direi che mi sono dilungata troppo, non so se si è capito, ma questo libro mi è piaciuto in un modo che fatico a descrivere. Nel caso sarò più chiara, leggete questa storia, leggete Oliva Denaro, perché libri fenomenali come questi sono cosa rara al giorno d’oggi: ve li fate sfuggire?

Ninna nanna delle mosche | Alessio Arena

Palmira è un piccolo paesino della Lucania, una delle regioni più a sud dello stivale. Nei primi decenni del Novecento erano più le persone che decidevano di imbarcarsi per raggiungere la terra promessa, la Merica, che quelli che decidevano di rimanere. Berto, il fornaio del paese, era tra quelli che erano rimasti; Gregorio, invece, alla Merica ci era andato, perché costretto da altri e divideva il suo tempo come operaio nell’officina Porvenir ad estrarre il salnitro e a scrivere le lettere degli italiani che come lui avevano lasciato affetti e amori nel vecchio Paese.

Gregorio sarebbe rimasto volentieri a Palmira, accanto al suo Berto, ma la loro unione aveva destato scalpore per l’epoca e l’unica soluzione era stata quella di mandarlo quanto più lontano possibile e cercare di salvare Berto, facendolo sposare con una ragazza per bene, una fanciulla cresciuta in un convento della zona che con il suo canto era capace di commuovere e far innamorare. Si chiamava Serafina e per tutti era la ninnanannara che aveva sposato Berto e le aveva dato una bambina, incosciente di quelle voci che giravano su suo marito e su quell’amico emigrato tanti anni prima.

Succede che quelle lettere che Gregorio aveva mandato al suo amore e che non erano mai arrivate a destinazione, arrivano per puro caso tra le mani di Berto che decide di partire a sua volta per la Merica alla ricerca del suo Gregorio, inconsapevole di dare il via a una serie di avvenimenti a catena legati tra loro.

Da un lato c’è Gregorio che con la sua amica pianista Dorotea girava in lungo e in largo per il Cile; dall’altra Berto che accodandosi a un circo si imbarca alla volta del nuovo continente per mettersi sulle tracce di Gregorio e in tutto ciò una serie di persone a loro volta legate alla vite dei due le cui vicende si intrecceranno loro malgrado.

Che per stare con te sono nato e per stare con te sono andato a cercare la morte

«Ninna nanna delle mosche» di Alessio Arena (Fandango) è un caleidoscopio di storie e personaggi che si muovono e si amalgamano tra loro alla perfezione. È un romanzo che procede come procede una canzone di cui non si può fare a meno, una di quelle che parte lenta ed esplode nel finale. Alessio Arena, oltre ad avere un evidente talento per la scrittura, ha il dono di raccontare storie di cui mi innamoro follemente e questa è una storia ricca di amore, un amore puro e coraggioso, di folklore, quel folklore che è parte della nostra cultura e delle nostre radici, e di passione, quella passione che anima le persone e le stravolge e soprattutto è una storia capace di farti il cuore a pezzettini e poi per farsi perdonare te lo riempie di gioia.

Promo Fazi Editore| Cosa leggere

Non si fa in tempo ad approfittare di una promozione librosa che subito qualche casa editrice ci delizia con un’altra. Altro giro, altri sconti, questa volta tocca bussare casa Fazi Editore che per un mese, dal 3 settembre al 3 ottobre, mette tutto il suo catalogo al 20% di sconto escluse le novità pubblicate negli ultimi sei mesi).

Di libri Fazi da leggere ce ne sono tanti, ma chi sono io per non darvi qualche dritta per orientarvi in questo mare magnum di offerte? Il motto ormai lo conoscete: carta, penna e partiamo.

CARMEN KORN- LA TRILOGIA DEL SECOLO

È stata definita la Elena Ferrante della Germania e non so se è per questo che è diventata in pochissimo tempo una delle mie autrici preferite in assoluto. Di lei direi di leggere assolutamente la saga che l’ha fatta conoscere a noi lettori italiani, la trilogia del secolo composta da tre libri: Figlie di una nuova era, È tempo di ricominciare e Aria di novità. Una bellissima ed emozionante storia corale che parte dagli inizi del novecento e che si conclude allo scoccare della mezzanotte del 1° gennaio del 2000. Sarà impossibile non immergersi nelle vite di queste quattro famiglie le cui storie si intrecceranno con gli eventi storici della Germania del Novecento: lacrime a gogo, ma anche tantissime emozioni.

MAZO DE LA ROCHE- JALNA

Le saghe familiari sono la mia passione, questa è una cosa nota a tutti ormai, motivo per cui l’altro consiglio non poteva ricadere sull’altra mia amata famiglia: Jalna. Di questa saga l’autrice canadese ha scritto ben sedici libri che Fazi sta portando pian piano in Italia. Al momento sono editi Jalna, Il gioco della vita e La fortuna di Finch, motivo per cui vi consiglio vivamente di recuperare (tranne l’ultimo, uscito a inizio anno e non facente parte della promozione). La storia di una numerosa famiglia canadese, i Whiteock, che vivono nella loro tenuta di Jalna: amori, tradimenti, segreti e tanti elementi che di solito contraddistinguono le famiglie, ben miscelati tra loro.

VIGDIS HJORTH- EREDITA’

A settembre sarà in libreria il suo nuovo libro, motivo per cui recuperare il suo precedente, Eredità, non può che farvi bene. Quella che Hjorth racconta, è una storia capace di scavare lentamente nell’animo umano, una storia che ha a che fare sempre con il tema famiglia, ma che purtroppo si concentra sul lato torbido e impuro. Nel momento in cui Bard, insieme al fratello, viene esclusa dall’eredità che le spetta, quella ferita lasciata lì a rimarginarsi si apre di nuovo facendo emergere quel dolore che tanto tempo prima l’aveva condizionata.

*nel blog trovate altri spunti dedicati ai libri Fazi Editori, questi da me consigliati sono quelli che mi sono piaciuti maggiormente e di ogni libro proposto troverete un post dedicato.

** aderiscono alla promo Fazi la maggior parte delle librerie indipendenti, le librerie Feltrinelli, Mondadori e Ubik e per qualsiasi informazione vi rimando al sito della casa editrice dove troverete tutto

Di liste di lettura portate miracolosamente a termine| I libri che ho letto durante l’estate

L’estate è ufficialmente finita. Non so voi, ma per me l’ultima settimana di agosto è stata come l’ultima ora dell’ultimo giorno di scuola, un’attesa estenuante verso il suo della campanella che avrebbe significato una sola cosa: libertà (se siete amanti della stagione infernale queste righe potrebbero nuocere gravemente alla vostra salute).

Non sono qui per parlarvi della beltà della stagione che ci prepariamo a vivere, sua maestà l’autunno, piuttosto volevo rendevi partecipe dei librini che mi hanno fatto compagnia nei mesi appena trascorsi. Verso l’inizio di giugno ho buttato quasi senza pensare una lista di lettura, cosa fatta per la prima volta in vita mia, visto che mi piace scegliere i libri da leggere in base all’umore del momento. Siccome avevo accumulato un po’ di novità e siccome utilizzo la pausa editoriale per leggere qualche libro che dico sempre di voler recuperare, mettere tutto nero su bianco era l’unica cosa che potevo fare e signori, questa mattina sono qui per comunicarvi che di quella lista ho letto praticamente tutto (o quasi, ma sul quasi ci torniamo dopo).

Nella vita avrò combinato poco e niente, ma la soddisfazione di spuntare lettura dopo lettura e arrivare alla consapevolezza di aver portato tutto (o quasi tutto) a termine dove la mettiamo? Sarà che sarò stata colpita dalla positività che ha colpito il popolo italico, sarà che per qualche strano allineamento astrale tutte le forze erano con me, sarà quel che sarà…

Sproloqui a parte, che cosa ho letto in questi mesi?

Il primo grande recupero è stato Zerocalcare. All’inizio dell’anno mi sono imposta di recuperare tutto ciò che ha scritto, anzi disegnato, e dopo Macerie prime e Macerie prime, sei mesi dopo, è stata la volta di Scheletri, La profezia dell’armadillo e La scuola delle pizze in faccia del professor Calcare.

Tra le letture di giugno e luglio ci sono state delle novità editoriali di cui già ho avuto modo di parlarvi; il libro di Jami Attenberg Tutto questo potrebbe essere tuo, Le vite nascoste dei colori di Laura Imai Messina, Una sirena a settembre di Maurizio de Giovanni, Alfredino, laggiù di Enrico Ianniello, Quando il mondo era giovane di Carmen Korn, Le balene mangiano da sole di Rosario Pellecchia (e qui aggiungo anche Solo per vederti felice, letto nell’ultima settimana di agosto e che mi ha fatto luccicare più volte gli occhi) e Andarsene di Rodrigo Hasbun.

Per la categoria libri che rimandavo da tanto tempo e alla fine finalmente ho recuperato troviamo Eshkol Nevo Tre piani (che per me è un grande, grandissimo mah), Oregon Hill di Howard Owen (che invece è un grandissimo sì), Il colore viola di Alice Walker (che ahimè che delusione, signora mia) Il weekend di Charlotte Wood (perché di questo libro spettacolare si parla così poco?), Falsa partenza di Marion Messina (che per me ha avuto lo stesso impatto emotivo di Persone normali di Sally Rooney) e Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda (libro da leggere senza se e senza ma).

Per la categoria libri letti per puro caso e che mi sono piaciuti tantissimo ci sono Love after love di Ingrid Persaud (che al momento è nella lista dei libri più belli di questo 2021), Un bel quartiere di Therese Anne Fowler (anche qui siamo tra i libri belli, bellissimi), Ritorno a Whistle Stop di Fannie Flagg (in questo caso dopo aver amato il precedente anni fa non potevo non leggere questo che è una sorta di seguito), Un semplice caso di infedeltà di Jacqueline Winspear (che mi ha ricordato un po’ i libri di Jessica Fellowes per svolgimento e ambientazione) e È quello che ti meriti di Barbara Frandino.

Veniamo adesso alla saga familiare che mi ha fatto compagnia ad agosto e cioè la famiglia Florio. Sono un’appassionata di saghe familiari e quindi se in un libro si narra la storia di una famiglia in un arco temporale abbastanza lungo ci metto poco a decidere di leggerlo, cosa questa non successa con i libri di Stefania Auci. Avevo una sorta di repulsione dei confronti di questo libro che ha stregato tantissimi lettori e, infatti, ci sono arrivata a distanza di tempo e per fortuna mi sono ricreduta, almeno in parte, perché se da un lato ho amato tantissimo il primo capitolo della saga, I leoni di Sicilia, lo stesso non posso dire di aver fatto con il seguito, L’inverno dei leoni, lettura che ho portato a termine per un senso di dovere che non mi appartiene.

Prima di congedarvi miei cari lettori, come ho detto in apertura ho portato a termine la mia lista di libri da leggere. Per chi si ricorderà ho ribadito più volte quasi, perché come ben saprete ad agosto scelgo un classico da leggere. Quest’anno la mia scelta è ricaduta su Il conte di Montecristo, un tomettino di mille e passa pagine. Ebbene, dopo un inizio folgorante, il tomo (che in realtà è la versione digitale) è tornato sulla pila dei libri da leggere chissà quando.