Di quella volta che ho superato la paura dei mattoni russi| Chiacchiericcio su Anna Karenina

Il mio rapporto con i classici russi si potrebbe definire un rapporto odi et amo. Amo, perché sulla bellezza e sulla magnificenza non devo convincervi io. Odi, perché quando li vedo, belli pomposi nelle loro centinaia di pagine, subito mi scoraggio e penso che no, non ce la farò mai. Questa tra l’altro è una mia idea sbagliata sul mondo della letteratura russa, perché di libri di poche centinaia di pagine ne è pieno il mondo, ma chissà perché nella mia testa il libro russo deve sfiorare le mille pagine, altrimenti non sono contenta.

Veniamo a noi. Come ogni anno mi riprometto di leggere almeno un mattoncino russo e come ogni anno questo non lo faccio. La storia di me e Delitto e Castigo è ormai diventata leggenda di paese, anzi di paesello, ma forse in questo caso il problema non sono io, ma il libro e quindi ho risolto cambiando titolo. Una decina di giorni fa quindi ho scelto Anna Karenina di Lev Tolstoy e all’improvviso tutta la paura dei mattoncini russi si è sciolta come la neve al sole. Non esagero se dico che la storia di Anna l’ho letta in qualcosa come cinque giorni: ero totalmente rapita dalle sue vicende e da quelle dei suoi comprimari.

Fare un’analisi di Anna Karenina non è nel mio interesse, ma dopo 933 pagine (ho preso un’edizione Bur Rizzoli nella biblioteca del paesello tradotta da Leone Ginzurg e solo questo mi fa commuovere) e dopo quella fine indegna (perché sì, tutto, ma tranne quello) non me ne posso stare qui senza dire niente.

La storia si apre con Stiva e Dolly (usiamo i soprannomi e che Dio ce ne scampi dai nomi russi) in crisi matrimoniale, perché lui ha tradito lei. Lui è il fratello della nostra beniamina Anna che da San Pietroburgo arriva per sistemare le cose e bastano poche parole per far rientrare la crisi: che velocità, signora mia. Nel frattempo arriva in città anche Levin, amico fraterno di Stiva, che vuole chiedere la mano di Kitty, sorella di Dolly. La nostra Kitty è lusingata, quasi stenta a crederci, ma siccome spera in meglio e il meglio risponde al nome del conte Vrònskij rifila un due di picche a Levin e amen.

Il dramma è ovviamente dietro l’angolo, perché a un ballo Anna e il conte si conoscono e l’attrazione è talmente immediata e reciproca che Anna a prende il primo treno per tornare a casa, ma conte come uno stalker qualsiasi la segue e ragazzi, è amore.

La storia prosegue con Anna e Vrònskij che tranquillamente si frequentano col benestare del marito di Anna che non capisce la situazione fino a quando le comari dei salotti non gli aprono gli occhi, con Levin che ammorba chiunque, ma proprio chiunque, con il fatto di essere stato rifiutato da Kitty e con Kitty che non prende bene il tradimento di Anna e il conte: ma n’era meglio che ti prendevi a quella lagna di Levin, no?

A questo punto Anna rimane incinta di Vrònskij, ma il marito non vuole rinunciare a lei in nessun modo e le dice pure: Anna, facciamo che mi faccio andar bene sta cosa tra te e quello lì, tu continui ad essere mia moglie, godi di tutti i miei privilegi, l’unica cosa che ti chiedo è quella di non far capire al mondo che sono un cervo a primavera e quindi, moderazione cara, fate le cose di nascosto, va bene? E lei cosa mi fa se non dire, no, non se ne parla? Per cui non se ne parla, e così questo santo uomo del marito le dice, va bene, divorziamo, ma lei, no, manco questo e a questo punto neanche io ho capito bene cosa volesse Anna, visto che Karenin perdona pure il suo nemico che pensa bene di tentare il suicidio (che figuratevi se ci riesce).

E mentre pagine e pagine scorrono veloci e Anna e la nuova famigliola se ne vanno in giro a fare i turisti e quella pesantezza d’uomo di Levin sposa Kitty, arriviamo ad Anna che inizia a perdere colpi a causa di quello che potremmo definire il Nino Sarratore russo e decide di: e no, questo non posso dirlo.

Il mio chiacchiericcio termina qui, come ho detto in apertura questo post non voleva essere una critica, né tanto meno una recensione. Finale a parte Anna Karenina si candida per essere uno dei libri del cuore di sempre e meno male che ogni tanto vinco la paura e mi lascio andare alla bellezza.

Qualche bilancio| E anche qualche proposito…

Il 2021 sta ufficialmente per terminare e cosa sono questi che sento se non sospiri di sollievo? Ebbene quello che stiamo per metterci alle spalle è il secondo anno più difficile che abbiamo vissuto. Qualche parvenza di normalità l’abbiamo avuta, ma quella luce in fondo al tunnel che avevamo intravisto qualche mese fa, sembra essersi spenta subito. Che pessimismo cosmico, direte voi, che stanchezza mentale, direi io.

Non voglio ammorbarvi, però, quindi cerchiamo di salvare il salvabile e proviamo a fare un bilancio di questo anno che è passato, ma prima di continuare con le chiacchiere, vi beccate i dieci post più letti sul blog.

  1. Il valore affettivo di Nicoletta Verna. Einaudi
  2. Ciò che nel silenzio non tace di Martina Merletti. Einaudi
  3. Oliva Denaro di Viola Ardone. Einaudi
  4. Il processo Mitford di Jessica Fellowes. Neri Pozza
  5. Le vite nascoste dei colori di Laura Imai Messina. Einaudi
  6. Questo giorno che incombe di Antonella Lattanzi. Harper Collins
  7. L’arte di restare a galla di Valentina Ferrari. Mondadori
  8. Ninna nanna delle mosche di Alessio Arena. Fandango
  9. Una vita da ricostruire di Brigitte Riebe. Fazi
  10. Quando tornerò di Marco Balzano. Einaudi

Quello che sta per concludersi come vi dicevo qualche riga più sopra non è stato proprio un anno semplicissimo. Personalmente mi ha messo più volte a terra e rialzarsi non è sempre stato semplice, per fortuna quei due anni di analisi ogni tanto mi sono venuti in soccorso e quindi rieccoci, in piedi e combattenti con tanta voglia di fare nonostante tutto. Se da un lato ho dovuto mettere in pausa qualche progetto, altri hanno visto la luce chi per la prima volta come Il Maggio dei Libri e chi per la quarta come Io Leggo Perché.

Come blogger non sono nuova a Il Maggio dei Libri, ma quest’anno mi sono detta: perché non farlo anche con la cartolibreria del paesello? E così con il nostro Dante in scena siamo stati nominati anche per il Premio Nazionale per il Libro e la Lettura e insomma, per essere il primo anno direi buona la prima.

Io Leggo Perché, invece, è un appuntamento ormai consolidato avendo tagliato il traguardo dei quattro anni e infatti non ci lamentiamo del risultato, visto che nella settimana in cui si è svolto abbiamo dovuto far fronte a un bel po’ di intoppi.

Mi mancano le presentazioni, mi mancano gli incontri in presenza, mi manca prendere tranquillamente un treno per città del cuore, mi manca la spensieratezza di prendere una birra la sera in un pub senza pensare al e se…

Nel 2022 voglio tornare a leggere con quella tranquillità che ho perso e al tempo stesso non voglio preoccuparmi se non mi va di leggere o se di quel libro di cui parlano tutti, ma proprio tutti io non ne parlo. Vorrei imparare a dire le cose ad alta voce senza la paura di non vederle realizzate, vorrei avere un pizzico in più di coraggio per buttarmi nelle cose in cui credo e soprattutto vorrei smettere di considerarmi sempre una a cui le cose riescono per puro caso e non per talento.

Al 2022 chiederei una tregua, perché da queste parti siamo abbastanza stanchi. Nel 2022 vorrei tornare a quella leggerezza che avevo e che davo per scontata, vorrei tornare a vivere quelle giornate in cui ero felice e nemmeno ci facevo caso.

Guida alle novità del 2022| Cosa leggeremo a gennaio, febbraio e marzo!

Anno nuovo, libri nuovi.

Per farmi perdonare per il mancato post su quali libri regalare a Natale, oggi vi propongo una guida imperdibile su alcune uscite dei primi mesi del 2022. L’offerta è ricchissima e copre tutti i generi letterari e a noi lettori non resta che l’imbarazzo della scelta.

Come già sapete, carta, penna e partiamo.

GENNAIO

Inaugura l’anno letterario un autore tra i più rilevanti della letteratura contemporanea e al tempo stesso tra i più controversi; Michel Houellebecq sarà in libreria il 7 gennaio con Annientare, pubblicato da La Nave di Teseo. Nello stesso giorno uscirà Il primo caffè della giornata di Toshikazu Kawaguchi, Garzanti, senza dubbio uno dei titoli più attesi dell’anno dato l’apprezzamento dei due suoi precedenti diventati in poco tempo dei best seller nel nostro Paese e non solo.

L’11 gennaio arriva La cucina inglese di Miss Eliza di Annabel Abbs, Einaudi, un romanzo che narra la vera storia della poetessa inglese che diventò una delle più importanti esponenti dell’editoria dedicata alle ricette.

Prosegue l’autrice di uno dei libri più amati degli ultimi tempi, Una vita come tante, Hanya Yanagihara che il 13 gennaio torna con Verso il paradiso, Feltrinelli, un libro che si preannuncia complesso e corposo e sempre nello stesso giorno usciranno il nuovo attesissimo libro di Antonio Manzini, Ossa loquuntur, Sellerio, che riporta nelle librerie l’amato Rocco Schiavone, L’ora senz’ombra di Osvaldo Soriano, SUR e L’altra metà dell’amore di Susan Swan, SEM.

Il 19 gennaio è la volta di Marco Peano (finalmente, dire) con Morsi, Bompiani, mentre il 20 gennaio sarà il turno di Katie Kitamura con Tra le nostre parole edito da Bollati Boringhieri, libro che The New York Times Book Rewiev ha inserito nella top 10 dei libri del 2021. Sempre il 20 uscirà il libro di Fabrizia Ramondino, una delle autrici più amate del Novecento che Fazi ha deciso saggiamente di riportare in libreria: Guerra di infanzia e di Spagna sarà il primo titolo da riscoprire.

Il 25 torna in libreria Marco Presta con Il prigioniero dell’interno 7, Einaudi, che promette buon umore come solo Marco Presta sa fare.

A fine mese sarà la volta di Deborah Levy con L’uomo che aveva visto tutto pubblicato da NN Editore e nello stesso mese uscirà Corpi celesti Jokha Alharthi per Bompiani (data da confermare) il primo romanzo in arabo a vincere l’International Booker Prize.

FEBBRAIO

Il 1 febbraio torna uno degli autori più amati del nostro Paese: Maurizio de Giovanni. Con L’equazione del cuore, Mondadori, il maestro del giallo metterà da parte i suoi personaggi già noti al pubblico per offrire una storia che con il giallo c’entra niente. Il 3 febbraio torna una delle autrici più amate nel nostro Paese; Isabel Allende nel suo Violeta Feltrinelli, racconta la storia di una vita epica vissuta tra Cile, Norvegia e Stati Uniti.

Il 24 febbraio Amelie Nothomb, incanterà i suoi lettori con Primo Sangue, Voland, un libro che rende omaggio alla figura del padre della scrittrice.

A metà febbraio usciranno L’aria intorno a noi di Tom Malmquist per NN Editore un libro a metà tra un’indagine e un viaggio interiore e Il corpo in cui sono nata di Guadalupe Nettel per La Nuova Frontiera.

Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo (la data al momento è ancora da stabilire) uscirà Informazione riservata, il nuovo libro di Eshkol Nevo, sempre targato Neri Pozza e sempre nello stesso periodo tornenno in libreria Jonathan Bazzi con Corpi minori, Mondadori e Veronica Raimo con Niente di vero pubblicato da Einaudi.

MARZO

Tornano in libreria a marzo il vincitore del Premio Strega del 2021 Emanuele Trevi con Viaggio in India, Neri Pozza, l’8 sarà il turno di uno dei libri più attesi in Italia, Dove sei, mondo bello? della scrittrice Sally Rooney sempre pubblicato da Einaudi e Chiara Valerio con Così per sempre, Einaudi (data da confermare). Titolo e data da definirsi per il prossimo libro di Lorenzo Marone che sarà in libreria nel mese di marzo per Einaudi collana Stile Libero.

NB: le date d’uscita dei libri potrebbero cambiare in corso d’opera.

2021| Tempo di classifica

È arrivato quel periodo dell’anno che grida classifica da ogni dove e chi sono io per sottrarmi a una delle tradizioni di fine anno?

Il 2021 in termini di lettura è stato strano; ho alternato momenti in cui ho letto tanto a momenti in cui non ho toccato un libro per giorni e giorni ed è un po’ quello che mi è successo nel 2020 nel periodo di pandemia in cui la mia mente non era leggera al punto tale da riuscirmi a distrarre leggendo una storia.

Pago ancora lo scotto di un qualcosa che, seppure in termini diversi, continua ad essere presente nella nostra vita. Quello che ho imparato, però, è di non farmene una colpa se per giorni non mi va di leggere e se tutti, ma proprio tutti, stanno parlando di un determinato libro e io no, il mondo continua ad andare avanti senza crollare, per cui bene venga questo tipo di rilassatezza in lettura che forse un po’ mi mancava, data la voglia di stare sempre sul pezzo e di continuare a sfidare me stessa e basta.

Chiacchiericcio a parte, veniamo ai titoli del cuore di questo 2021. È una classifica strettamente personale con alcuni bonus che vi spiegherò meglio. Partiamo?

  • Viola Ardone– Oliva Denaro Einaudi
  • Antonella Lattanzi– Questo giorno che incombe Harper Collins
  • Rebecca Makkai– I grandi sognatori Einaudi
  • Domenico Starnone– Vita mortale e immortale della bambina di Milano Einaudi
  • Nicoletta Verna– Il valore affettivo Einaudi
  • Ingrid Persuad– Love after love Edizioni E/O
  • Abigail Dean– La ragazza A Einaudi
  • Therese Anne Fowler– Un bel quartiere Neri Pozza
  • Sarah Langan– I buoni vicini SEM
  • Alessio Arena– Ninna nanna delle mosche Fandango

Qualche piccola precisazione. I dieci titoli che ho scelto come migliori del 2021 li ho inseriti volutamente senza un numero accanto, perché per quanto mi riguarda, molti sono sullo stesso gradino, quindi è come se fossero una sfilza di numeri uno. A questi dieci mi sento di aggiungere altri cinque titoli di libri recuperati durante quest’anno e che sono usciti qualche tempo fa.

  • Nguyễn Phan Quế Mai– Quando le montagne cantano Nord
  • Marion Messina– Falsa partenza La Nave di Teseo
  • Stefania Auci- I leoni di Sicilia Nord
  • Charlotte Wood– Il weekend NN Editore
  • Matt Haig– La biblioteca di mezzanotte Edizioni E/O

Per chiudere la classifica, manca un bonus track che meriterebbe uno spazio a sé e che si chiama Zerocalcare. Il 2021 è stato l’anno della scoperta di questo autore e anche se mi mancano un paio di suoi titoli, in questi dodici mesi ho recuperato quanto più ho potuto facendo di Michele Rech in arte Zerocalcare uno degli scrittori del cuore.

La classifica si conclude qui, auguriamoci tantissime belle letture per il 2022.

Guida al Natale| Cosa leggere, cosa vedere, cosa ascoltare…

It’s most wonderful time of the year e come non essere d’accordo? Da queste parti siamo elfi natalizi e quindi i signori grinch sono pregati di guardare altrove e lasciarci assaporare questa magica atmosfera. Come prepararci al meglio al periodo più magico dell’anno se non con una bellissima e praticissima guida di cose da fare, leggere, vedere e ascoltare? Diamo inizio alle danze.

COSA LEGGERE

Il classico dei classici natalizi è senza ombra di dubbio “Il canto di Natale” di Charles Dickens. La storia di Ebenezer Scrooge che nella notte di Natale riceve la visita degli spiriti rappresentanti il Natale passato, il Natale presente e il Natale futuro è una delle storie natalizie più amate e conosciute e leggerlo in questi giorni è diventata tradizione per molti, inclusa me, che ogni anno riassaporo le pagine di questo libricino che sprizza energia natalizia da tutte le pagine. Una storia che mette di buon umore e che è il classico esempio di come questa festa alla fine sia capace di rendere tutti più buoni e redimere chiunque, perfino un vecchio scorbutico e taccagno come Ezebener.

Natale non sarà Natale senza regali. Quello di “Piccole donne” di Louise Alcott è probabilmente uno degli incipit più conosciuti, anche se non è un romanzo natalizio nel senso stretto del termine, se dovessi consigliarvi una lettura conforme allo spirito di questi giorni non potrei che dirvi (dirci, perché questo è un libro che mi manca) questo titolo. Jo, la maggiore delle quattro sorelle March che si lamenta della povertà e del Natale senza regali che questa comporta è l’immagine narrativa stampata nella mente di molti lettori e che è a sua volta collegata con il Natale, quindi direi che come lettura da fare in questi giorni ci sta tutta.

COSA VEDERE

Questo paragrafo potrebbe essere molto, ma molto lungo, perché i film tradizionali natalizi sono tantissimi, ma cercherò di essere breve e concisa. Partiamo con il classico dei classici per chi come me è degli anni novanta. Mamma ho perso l’aereo e il suo sequel Mamma ho perso l’aereo, mi sono smarrito a New York sono film imprescindibili: non si discutono, si vedono e al massimo si rivedono. Polar Express, per chi ama la magia, Klaus, per chi vuole emozionarsi, Il Grinch, per chi vuole divertirsi e Un bambino chiamato Natale, per chi vuole commuoversi. Per tutti gli appassionati di commedie romantiche natalizie Love Actually, L’amore non va in vacanza, Last Christmas, Single all the way e Love Hard sono i titoli da segnare e vedere. Infine, per gli amanti della tradizione, gli immancabili Una poltrona per due, Conciati per le feste, Fuga dal Natale e guardando a casa nostra le due perle natalizie che rispondono al nome di Natale in casa Cupiello e Parenti serpenti.

COSA ASCOLTARE

Non so voi, ma per me Natale significa anche canzoncine di Natale da sentire ogni volta che si può. Insomma, è Natale senza Mariah Carey che canta All I want for Christmas is you? Direi proprio di no. La mia colonna sonora prevede (oltre alla già citata Mariah), Michael Bublé, Christina Aguilera con la sua Have yourself a Merry Little Christmas, Britney Spears con My only wish (this year), Taylor Swift con Christmas tree farm, Alessia Cara con Make it to Christmas.

E arrivati a questo punto, vi aspetto per il secondo appuntamento della guida natalizia tutta dedicata a cosa regalare!

Novembre| Pillole di libri

Novembre è stato un mese ricchissimo da un lato (per tutta la questione di Io Leggo Perché fatta al paesello), ma poverissimo dall’altro e nello specifico in termini di letture. Libri letti: due (tre, se contiamo un libro che aveva più immagini che testo).

Non so voi, ma sono già arrivata in quel periodo dell’anno in cui per me possiamo già tracciare i bilanci e ricominciare a leggere direttamente a gennaio (vabbuo’, dico così, ma poi senza libri non riesco a starci più di tanto).

Come si dice, non conta la quantità, ma la qualità e su questo posso dirmi tranquilla, perché ho letto due libri che hanno qualità nel sottotitolo e sto parlando di “Nova” di Fabio Bacà e “Le nostre imperfezioni” di Luca Trapanese.

Fabio Bacà l’ho conosciuto (conosciuto come si conoscono gli scrittori e cioè solo attraverso le pagine scritte che ci regalano) grazie al suo libro d’esordio, Benevolenza Cosmica e non vedevo l’ora di vederlo alla prova con un altro libro e quindi ecco Nova, uscito un po’ di settimane fa per Adelphi.

Fabio Bacà è un folle e le storie che propone sono assurde, ma assurde nel senso positivo del termine. Tu sei lì che leggi di questo Davide, un neurochirurgo con una splendida moglie e un figlio adolescente come tanti altri e tutto ti sembra normale. Quando Davide si imbatte in Diego, capisci che la storia sta prendendo un’altra piega, soprattutto quando Davide elegge Diego come suo maestro di vita e inizia a mettere in pratica tutti i folli consigli che lui di giorno in giorno gli fornisce. A questo la narrazione inizia a sprigionare tensione da tutti i pori con le pagine che si divorano con ansia e curiosità crescente che conducono ad un finale che vi lascerà senza parole, anzi, con un finale che vi farà esclamare: Bacà, tu sei un folle!

Il secondo libro, per fortuna, è stato un libro molto più soft. Luca Trapanese l’ho conosciuto (sempre sopra) con Nata per te, Einaudi, il libro con cui Luca ha raccontato tutta la sua vicenda dell’adozione della piccola Alba che vi invito a recuperare. Le nostre imperfezioni, Salani, racconta di Livio, giramondo inquieto alla ricerca di un’identità e di un suo posto nel mondo. È convinto di averlo trovato quando durante il Cammino di Santiago conosce Pietro e scatta quella cosa che con una buona dose di coraggio chiamerebbe amore. Pietro lo costringe in primis ad accettarsi per quello che è e soprattutto lo mette di fronte a una realtà che non aveva considerato e cioè dividere la propria vita con un uomo malato. Le emozioni in questo libro si susseguono e se qualche lacrimuccia ogni tanto farà capolino vi assicuro che è normale.

Speravo di raccontarvi qualche libro in più, ma a novembre come vi ho letto i libri letti sono stati pochissimi; facciamo che mi farò perdonare presto.

Ottobre in libri| Tre letture in pillole

Il mese più bello dell’anno, ottobre per chi non lo sapesse, è terminato. Oltre ad avermi reso di un annetto più vecchia, ehm volevo dire più saggia, ottobre è stato un mese ricco di splendide letture e quando dico splendide intendo proprio belle, bellissime, super belle, insomma quelle letture che entrano dritte dritte nel cuore e che mi sento in dovere di consigliare in ogni dove, perché i libri belli vanno condivisi chest’è. Tre di questi libri si meritano un posto speciale in questo post, su altre ci tornerò in seguito.

I buoni vicini di Sarah Langan SEM

Avete presente il detto il libro giusto al momento giusto? Probabilmente no, perché non esiste, ma avete capito il senso. Questo libro era nella mia libreria da un bel po’ e aspettava il momento giusto per essere letto. Confesso che in ben tre occasioni l’ho iniziato senza riuscire ad andare oltre la prima pagina. Quando l’ho ripreso per quella che credevo sarebbe stata l’ultima volta, l’ho messo via solo a lettura terminata, perché ormai la scintilla era scoccata.

Maple Street è un quartiere di una cittadina americana, il classico quartiere dove tutti si conoscono da sempre e dove ogni vicino cerca di essere solidale con l’altro. La calma e la tranquillità viene interrotta quando una nuova famiglia si trasferisce spezzando quell’equilibrio che regnava da sempre. I Wilde sono caotici, eccessivi, a dir poco rozzi e cozzano con l’eleganza di Maple Street. Rhea Schroeder, la cui opinione regna sovrana, decide di accogliere i nuovi arrivati, andando oltre al pregiudizio che sembrano portarsi dietro. Quando la figlia di Rhea cade in una voragine che si è aperta nel quartiere è fin troppo semplice far ricadere la colpa sui nuovi arrivati che con la catastrofe c’entrano niente, l’importante è trovare il mostro e soprattutto dare inizio a una lotta di tutti contro uno senza esclusione di colpi con un finale che vi sconvolgerà non poco.

Vita mortale e immortale della bambina di Milano di Domenico Starnone, Einaudi

Il più grande di tutti è tornato. Come ha scritto in un tweet Ester Viola, siamo contemporanei di Starnone, vediamo di meritarcelo.

Sapevo che questo libro mi sarebbe piaciuto, ma che mi sarebbe piaciuto così tanto forse no. Starnone in questa storia torna un po’ alle origini, sembra di ritrovare quelle atmosfere che avevamo già apprezzato in Via Gemito, il suo romanzo simbolo. Potrei dire che è la storia di un amore, anzi, di svariati amori. Di Mimì e della bambina di Milano di cui non sa neanche il nome e di cui si è innamorato la prima volta che l’ha vista danzare sul balcone di fronte casa sua. Di Mimì e di sua nonna, sempre pronta a proteggerlo, a viziarlo e a preoccuparsi di lui quando qualcosa non va. E di Mimì verso quella lingua, il napoletano, che considerava l’emblema dell’ignoranza di sua nonna e che invece, da studente, aveva rivalutato e fatto propria. Non vi dirò che è il miglior romanzo di Domenico Starnone, perché sono tutti dannatamente belli, vi dirò che questo probabilmente è uno dei libri più belli di questo 2021: provare per credere.

I grandi sognatori di Rebecca Makkai, Einaudi

La mia passione si chiama Einaudi e questo lo sanno anche le pietre e ancora oggi mi sto chiedendo: come ho fatto a lasciarmi sfuggire questo libro? Se non fosse stato per un consiglio di lettura trovato nel mondo social mi sarei persa questa meraviglia.

Lacrime versate? Quantità non definita. Emotività? Completamente distrutta.

Siamo a Chicago nel 1985 e la vita di Yale sta andando in pezzi. L’epidemia di AIDS si sta diffondendo a macchia d’olio e Yale non conta più gli amici che si stanno dapprima contagiando e poi morendo. Non si conoscono ancora bene le cause e l’evoluzione. C’è chi grida al complotto, chi sminuisce e chi la prende sul serio. Yale ne è spaventato, ma cerca comunque di far andare avanti la sua vita, il suo lavoro nella galleria d’arte e la sua relazione con Charlie fino a quando l’AIDS irromperà nella sua esistenza stravolgendola del tutto.  

Giorni felici | Brigitte Riebe

Avevamo lasciato la famiglia Thalheim sbalordita di fronte all’apparizione di Oskar, l’ultimo componente che in molti credevano morto in seguito alla seconda guerra mondiale, visto che tutti quelli che dal fronte dovevano tornare erano ormai tornati. Tutti, tranne Silvie, la gemella di Oskar che per via di quel sesto senso che la legava a lui lo sapeva lontano, ma vivo e il tempo le ha dato ragione.

Siamo nel 1952, i magazzini Thalheim si sono messi alle spalle i problemi economici che hanno attraversato negli anni addietro e finalmente vivono una stagione di ritrovato splendore con capi di abbigliamento che fanno impazzire tutte le donne, contente di vestire in maniera più sbarazzina e colorata, ulteriore segno del superamento dei tempi bui che hanno vissuto. Friedrich insieme all’amato figlio Oskar e insieme a Rike continua ad averne formalmente la gestione, mentre Silvie proprio non vuole saperne di entrare a far parte di quell’azienda che ha dato lustro e potere alla famiglia.

Quello che interessa a Silvie è continuare ad essere la voce del suo programma radiofonico che le procura enormi soddisfazioni in una Germania che appare più divisa che mai con le tensioni tra est e ovest che aumentano giorno dopo giorno, ma, c’è sempre un ma nelle storie, se il lavoro procede a gonfie vele, lo stesso non si può dire della sua vita privata. Senza un uomo, senza una casa, senza un figlio, è diventato il mantra di Silvie che non può far a meno di notare la linearità della vita di sua sorella Rike, moglie, madre e donna in carriera.

Lei che scalpitava per l’indipendenza si ritrova a un certo punto della sua vita a desiderare quello che la maggior parte delle donne desidera: una stabilità emotiva. Stabilità che purtroppo non ritrova negli uomini di cui si innamora e che puntualmente la trascinano in vortici di passioni inconcludenti e ogni volta che pensa di aver trovato colui con cui costruire qualcosa è costretta a fare un passo indietro e ricominciare da capo.

Brigitte Riebe torna con il secondo volume della sua saga, Giorni felici, (Fazi) e dopo averci raccontato la storia dal punto di vista di Rike, in questo decide di rendere protagonista Silvie, regalandoci un personaggio dalle mille sfaccettature e della mille sfumature che sarà impossibile non amare.