Napoli Mon Amour| Non la solita guida

È arrivata l’estate e con la bella stagione anche la voglia di preparare la valigia e partire in modo da staccare la spina e buttarsi almeno per qualche giorno i brutti mesi che abbiamo passato. All’inizio volevo preparare una mini guida di città del cuore, ma quanto banale sarei stata nel proporvi quei posti noti e stranoti?

Palazzo Reale, Maschio Angioino, Castel dell’Ovo, Mergellina: questi sono posti da visitare senz’altro se non avete mai messo piede a Napoli, ma se vi dicessi che ci sono dei posti meno conosciuti ai più ma sempre degni di essere visitati che cosa mi dite?

Bene, mettetevi comodi, prendete carta e penna e partiamo.

Palazzo Sanfelice

Palazzo Sanfelice o il Palazzo dello Spagnolo è divenuto noto grazie ad alcune serie tv che ne hanno fatto un set: Gomorra vi dice qualcosa? Questo palazzo di classico esempio barocco dall’inconfondibile doppia rampa di scale si trova nel bel mezzo della Sanità ed è stato denominato lo Spagnolo, perché verso la fine del settecento venne acquistato da un nobile di Spagna, Tommaso Atienza che fece apportare delle migliorie al palazzo. Sempre in passato era frequentato da Carlo III di Borbone che qui veniva a cambiare i cavalli con i buoi, unici animali in grado di portarlo fino a Capodimonte.

Ospedale delle bambole

In questa bottega situata a San Biagio dei Librai mi ci sono imbattuta un giorno che ero a spasso per la città senza una meta precisa. Nato come bottega e recentemente diventato museo l’ospedale delle bambole fu fondato da Luigi Grassi nel 1895. Grassi era uno scenografo dei teatri di corte ed aprì questa piccolo laboratorio per costruire scenografie e per riparare gli oggetti di scena. Col tempo iniziò ad aggiustare maschere, giocattoli, burattini e bambole e siccome quando “operava” indossava un camice bianco, le persone iniziarono a riferirsi al posto come ‘o spitale d’é bambule. Dopo quattro generazioni l’ospedale è ancora aperto e delle artigiane saranno pronte ad accoglierti per spiegarti il funzionamento.

Collezione Lucchesi Palli

Non poteva mancare nella mia mini guida un qualcosa che avesse a che fare con i libri. Nella biblioteca Vittorio Emanuele III c’è un’ala dedicata alla collezione del conte Febo Eduardo Lucchesi Palli. Ingiustamente poco conosciuta questa collezione fu donata dal conte nel 1888 che si premurò di donare i suoi libri e manoscritti insieme alle scaffalature necessarie per ospitarla. La collezione originale comprendeva qualcosa come trentamila volumi tra cui le lettere di Giuseppe Verdi, le pubblicazioni del poeta Salvatore Di Giacomo, i periodici dell’ottocento di politica e costume, i libretti d’opera e di canzoni napoletane, le sceneggiature di oltre duemila commedie e le opere letterarie giapponesi in lingua originale.

Santa Patrizia

Non tutti sanno che Napoli non ha un solo santo patrono, San Gennaro, ma ben cinquantadue. Tra questi c’è Santa Patrizia, conosciuta per essere la protettrice dei single. Così come si attende lo scioglimento del sangue di San Gennaro, così si attende quello di Santa Patrizia che si scioglie il 25 agosto. In questa giornata tutti quelli alla ricerca del proprio amore si recano nella chiesa di San Gregorio Armeno per chiedere la grazia alla Santa.

Il crocifisso ferito

Il Cristo Velato è una delle sculture più conosciute e non solo a Napoli. Non tutti sanno che c’è un’altra opera capace di fargli concorrenza, se così si può dire. L’11 novembre del 1923 un incendio divampò nella chiesa di San Carlo all’Arena e fece crollare un crocifisso che si frantumò al suolo. Quel crocifisso risaliva al 1599 quando Michelangelo Naccherino lo ricavò scolpendolo da un unico blocco di marmo. Dopo numerosi interventi di restauro la statua è tornata al suo posto nella chiesa e le linee sul volto sembrano essere delle vere e proprie cicatrici che rendono le ferite ancora più verosimili.

Gaiola

Di fronte a Posillipo sorge l’isola della Gaiola, una delle isole minori di Napoli chiamata l’isola maledetta. Se da un lato quest’isola è conosciuta per la sua immensa bellezza, dall’altro un alone di mistero la circonda, in quanto molti dei proprietari della villa che svetta sull’isola sono morti prematuramente in circostanze non sempre limpide. Leggenda vuole che la villa appartenesse a uno stregone e che poi fu comprata da Hand Braun nei primi anni del novecento: lui fu trovato morto in un tappeto e tempo dopo sua moglie morì annegata. La villa fu acquistata da Otto Grunback che morì d’infarto, poi da Maurice-Yves Sandoz che morì suicida in un manicomio in Svizzera e infine dal barone Paul Karl Langheim  che finì sul lastrico a causa delle numerose feste che organizzava.

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