Oliva Denaro | Viola Ardone

Quarant’anni possono sembrare pochi e al tempo stesso possono sembrare tanti, dipende in che ottica vogliamo guardarli. Se pensiamo che sono passati quarant’anni dalla cancellazione dal codice penale dell’articolo 544 che prevedeva l’estinzione del reato se in seguito a una violenza sessuale la donna sposava il suo violentatore direi che quarant’anni sono pochi, pochissimi.

Prima del 1981 se una donna veniva violentata era costretta ad accettare un matrimonio riparatore se non voleva essere bollata come donna svergognata e rimanere zitella a vita; il matrimonio avrebbe riabilitato lei agli occhi della società, ma cosa più incredibile avrebbe cancellato il reato. A tutto questo aggiungerei che siamo dovuti arrivare al 1996 per riconoscere lo stupro come reato, perché prima di quell’anno era oltraggio alla morale e non reato contro la persona.

La femmina è una brocca: chi la rompe se la piglia.

Questa è la frase che Oliva sente dire spesso da sua madre. Essere femmine è un lavoro: guardare sempre a terra, uscire sempre in compagnia di qualcuno, se un uomo ti rivolge la parola, taci, se un uomo ti fissa a lungo, abbassa gli occhi. Oliva sa che deve sentire ciò che le dice la madre, perché non può fare la fine di sua sorella Fortunata che per uno sguardo di troppo è finita prigioniera nella sua stessa casa. Oliva sa che quando avverrà il passaggio da bambina a donna non potrà più indossare le gonne corte sopra il ginocchio e stendersi per terra insieme a Saro, anche se Saro lo conosce da quando erano bambini, perché sempre di uomo si tratta.

Oliva ama leggere e andare a scuola, ma anche questo non è visto di buon occhio da quella madre che forse la vorrebbe diversa, ma per fortuna dalla sua Oliva sa di avere sempre suo padre che si esprime attraverso dei silenzi che sono carichi di parole.

Stenta a crederci Oliva di aver attirato l’attenzione di Pino Paternò, lei che si vede senza forme, con gli occhi grandi, ma scavati in viso, lei che la bellezza la vede sempre sulle altre ragazze e mai su di sé, stenta a crederci Oliva che Pino l’ha trascinata a ballare nella piazza del paese davanti a tutta la folla che adesso inizierà a sparlare di lei: ma come ha potuto? Ma non si vergogna? Bisogna correre ai ripari quanto prima.

Di matrimonio con il figlio dello strozzino non se ne può parlare, bisogna cercare altrove, ma Pino ormai ha verso di Oliva una fissa e un giorno accade l’irreparabile: e adesso?

E adesso a Oliva non resta che fare come fanno tutte, dire sì per non attirare su di lei tutte le malelingue del paese, ma come potrebbe dire sì a una persona che è arrivata a tanto? Come può dire sì a chi credeva promettesse amore, ma di amore non si è mai trattato? Oliva sceglie la strada più difficile, sceglie di dire no, consapevole che quel no potrebbe costarle caro e non solo a lei.

Oliva Denaro esce oggi nella collana Stile Libero di Einaudi e riporta in libreria una delle voci più intense e genuine della nostra letteratura contemporanea, Viola Ardone che attraverso la storia di Oliva vuole raccontarci la storia delle tantissime donne che in un passato non molto lontano dal nostro presente hanno saputo dire no e hanno lottato per avere un briciolo di giustizia, giustizia che spesso non è arrivata.

L’abilità di Viola Ardone è di far vivere i personaggi che racconta. Mentre leggevo questo romanzo, la sensazione di avere Oliva accanto che mi raccontava la sua storia non mi ha abbandonato fino all’ultima riga. Sembrava di sentirla questa ragazzina troppo piccola per capire l’amore, sembrava di vederla Oliva che si faceva carico di colpe non sue. Sarò stata io a dargli speranze? Il fatto che mi facessero piacere le sue attenzioni mi rendono colpevole tanto quanto lui? Sfido qualunque donna ad aver pensato cose simili nell’intento di giustificare azioni e parole degli uomini che ci sono accanto e non solo.

Come spesso ho detto, questa è la storia di Oliva, ma accanto sono molteplici i personaggi che si muovono e che sono protagonisti tanto quanto lei: la madre, che a un certo punto capirà che il suo dovere è stare dalla parte della figlia, il padre, silenzioso ma sempre presente, l’amica Liliana, capace di aprirle un mondo che prima non conosceva, Saro, l’amico di sempre e Maddalena Criscuolo, la militante dell’Udi che in un bellissimo cross-over ci riporta alla mente quel gioiello di libro che risponde al nome de Il treno dei bambini.

A questo punto direi che mi sono dilungata troppo, non so se si è capito, ma questo libro mi è piaciuto in un modo che fatico a descrivere. Nel caso sarò più chiara, leggete questa storia, leggete Oliva Denaro, perché libri fenomenali come questi sono cosa rara al giorno d’oggi: ve li fate sfuggire?

Dei libri che leggeremo a settembre| Guida pratica alle prossime uscite

Buongiorno lettori, come va? Il blog riprende ufficialmente le comunicazioni dopo una pausa lunga e meritata (la pausa la meritavo io, ma questo è un altro discorso).

Molti di voi saranno ancora in vacanza, altri ancora magari sono lì che si accingono a partire e altri come me sono tornati alla propria normale routine, ma se c’è una cosa che unisce noi lettori è la voglia di sapere cosa troveremo a breve nelle librerie dopo la tradizionale pausa editoriale dei mesi estivi e questo post vuole essere una breve e significante guida alle prossime uscite: armatevi di penna e agenda e partiamo.

Il 31 agosto torna in libreria Maurizio Maggiani con Eterna Gioventù (Feltrinelli) una storia di eterna rivolta, di vite che si intrecciano e si confondono con la Storia, edificandone una loro che non si pieghi alla schiacciante prepotenza del potere, all’insolenza del tiranno, allo sconforto della sconfitta, una storia madre di fraterna giustizia, di amorevole libertà, di una gioiosa e ardente futura umanità.

Il 2 settembre è la volta di uno dei miei autori del cuore; Alessio Arena torna con il suo nuovo romanzo Ninna nanna delle mosche (Fandango) con un’emozionante storia che si svolge tra un paesino della Lucania e il lontano Cile. Marco Malvaldi riporta in libreria i suoi amati vecchietti e il barista Massimo, alle prese con un nuovo intrigo da sciogliere in Bolle di sapone (Sellerio).  

Il 7 settembre tornano Michela Murgia e Chiara Tagliaferri con Morgana. L’uomo ricco sono io (Mondadori), una raccolta di storie dove l’emancipazione femminile passa attraverso l’indipendenza economica. Come nel precedente libro, ci saranno una serie di ritratti di donne, imprenditrici, politiche e attrici che grazie al loro lavoro sono diventate ricche abbastanza da poter affermare, come diceva Cher che l’uomo ricco erano loro.

Il 9 settembre è la volta di un altro autore del cuore; Alessio Forgione torna in libreria con Il nostro meglio (La nave di Teseo). Amoresano è cresciuto a Bagnoli con i nonni e adesso vive con la famiglia a Soccavo. Va all’università, ha una relazione che procede a stento e ama rifugiarsi nella lettura. Tutto nella vita sempre riportarlo a quell’amore primordiale che lo ha cresciuto, sua nonna, che gli ha insegnato tutto quello di cui lui aveva bisogno. La storia ha tutte le premesse di essere una di quelle che difficilmente dimenticheremo.

Dopo i successi de La ferrovia sotterranea (SUR) e I ragazzi della Nickel, il 14 settembre arriva il nuovo imperdibile libro di Colson Whitehead Harlem Shuffle (Mondadori) e torna Alessandro Piperno con Di chi è la colpa (Mondadori).

Il 28 settembre è la volta di due autori napoletani (entrambi autori del cuore, ovviamente). Diego De Silva riporta in scena il suo personaggio più amato, l’avvocato Vincenzo Malinconico con Le minime di Malinconico (Einaudi), mentre ritorna dopo il grandissimo successo de Il treno dei bambini, Viola Ardone con Oliva Denaro.

Il 30 settembre Feltrinelli schiera alcuni dei suoi autori di punta; saranno in libreria i libri di Nicolas Barreau Il tempo delle ciliegie, Vinicio Capossela con Eclissica e Banana Yoshimoto con Su un letto di fiori. Per Adelphi uscirà il nuovo libro di Peter Cameron, Anno bisestile, mentre Lorenzo Marone torna con una nuova storia Il bosco di là, edito da Aboca edizioni.

Ci sarebbero delle chicche anche per ottobre e novembre, ma mica posso dirvi tutto oggi? Alla prossima, lettori.

2020, adiós | Qualche chiacchiera e la classifica dei post più letti dell’anno

L’ultimo post del blog di solito riguarda il bilancio dell’anno appena passato e mentre sono qui al pc a cercare di scrivere qualcosa mi chiedo: ma bilancio di cosa?

Facciamo cosi, prima di pensare a cosa scrivere vi lascio i dieci post più letti sul blog in questi dodici mesi, sempre di bilancio si tratta (e come sempre, grazie a tutti, se questo blog va avanti è merito di chi ogni giorno si prende del tempo per leggermi)

  1. Il treno dei bambini. Viola Ardone (Einaudi)
  2. Troppo freddo per settembre. Maurizio de Giovanni (Einaudi)
  3. Fiori per i bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni (Einaudi)
  4. I valori che contano. Avrei preferito non scoprirli. Diego De Silva (Einaudi)
  5. La città dei vivi. Nicola Lagioia (Einaudi)
  6. I delitti della salina. Francesco Abate (Einaudi)
  7. Le gratitudini. Delphine De Vigan (Einaudi)
  8. Inventario di un cuore in allarme. Lorenzo Marone (Einaudi)
  9. Giovanissimi. Alessio Forgione (NN Editore)
  10. Malinverno. Domenico Dara (Feltrinelli)

Il 2020 è l’anno da dimenticare, l’anno da cancellare, l’anno che non voglio più sentire nominare, invece qualcosa mi dice che sarà l’anno che rimarrà impresso nella nostra memoria a lungo. È stato l’anno in cui abbiamo familiarizzato con parole come lockdown, quarantena, zona rossa, DPCM e affetti stabili. È stato l’anno in cui abbiamo iniziato a commentare le affermazioni dei virologi come di solito commentiamo l’oroscopo di Paolo Fox: non capendoci niente. È stato l’anno in cui aspettavamo le conferenze stampa di Giuseppi Conte come si aspetta la prima serata di Sanremo (che succede? dov’è Bugo?). È stato l’anno in cui abbiamo dovuto mettere tutto in pausa: progetti, desideri, sogni. È stato l’anno in cui ci siamo sentiti soli, in cui tutte le nostre certezze sono crollate, l’anno in cui nessuno a un certo punto ha più creduto all’andrà tutto bene, perché niente è andato bene e tanto meno ne siamo usciti migliori.

Questo è stato l’anno più difficile in assoluto e credo di parlare a nome di molti. Per chi vive condizioni di precarietà, la pandemia è stata come la ciliegina sulla torta, in senso negativo ça va sans dire. Abbiamo preso i progetti e i sogni e li abbiamo messi in un cassetto a cui abbiamo dato due mandate, perché chissà quando potremmo riaprirlo. Quando mi sono messa al pc per cercare di scrivere qualcosa, l’intenzione non era quella di deprimervi, davvero, quindi adesso facciamo che cambio discorso e alleggeriamo i toni.

Come detto su, la pandemia ha rallentato tutto, ma qualcosina si è salvato. Il Maggio Dei Libri è andato in onda per sei mesi in forma digitale e ha cercato di coinvolgere quanti più lettori possibili: posso dire di essere fierissima di averne fatto parte in qualità di blogger per il terzo anno consecutivo? Certo che posso. (Sul sito del Maggio e su Il Libraio trovate anche me). Io Leggo Perché ha pagato le conseguenze della situazione, per cui non è stato possibile fare incontri in presenza: ci rifaremo il prossimo anno (anche se è stato un piacere collegarmi digitalmente con i ragazzi del liceo classico del paesello). Le presentazioni dei libri sono una delle tante cose che mi sono mancate e non vedo l’ora di poter assistere di nuovo agli incontri e di poterli organizzare, ma nel frattempo un ringraziamento speciale alle case editrici che mi hanno dato l’opportunità di poter parlare con gli autori anche solo di remoto (ma i filtri su Zoom li vogliamo mettere o no?).

A questo punto dovrei dire i buoni propostiti per il 2021, ma chi ce crede!

Buon anno, lettori. Ci leggiamo presto.

Diario semiserio di quarantena| Settimana numero…

682bd6c790dd3ac375912572bbb510f0

Settimana di quarantena numero…

Non ricordo il momento in cui ho smesso di contare i giorni passati tra le mura domestiche e tanto meno mi affretto a segnare sul calendario quanto manca alla liberazione; in teoria il 4 maggio, ma hanno spostato talmente tante volte la data di fine lockdown che ormai sono credibili quanto quelli di “Poltrone e Sofà” quando dicono che è l’ultimo weekend di sconti.

Questa dovrebbe essere l’ultima settimana di isolamento, da lunedì prossimo si torna alla vita di prima. Più o meno. Mascherine, guanti, distanziamento sociale, due persone per volta all’interno degli esercizi pubblici, vietati ancora gli assembramenti, se si esce a fare una passeggiata bisogna mantenere la distanza di un metro e mezzo e insomma tutta questa voglia di tornare lì fuori a me è passata. Si chiama adattamento, mi dicono, non c’è da spaventarsi o da preoccuparsi. Sarà che prima di tutto questo la mia non era una vida loca, sarà che sola ci sto benissimo (sola sola no, mi basta quella povera santa che da quasi trent’anni mi sopporta), sarà che già prima non ero tipo da baci e abbracci, saranno tante di quelle cose che cambiamo discorso che è meglio che con i miei discorsi da folle non voglio annoiare nessuno.

Avviso i gentili lettori che è tornata la voglia di leggere e possiamo tutti tirare un sospiro di sollievo. Questa cosa di non riuscire a portare a termine neanche mezza pagina mi innervosiva e mi faceva pensare al fatto di star sprecando tutto il tempo in eccesso che mi era stato dato. La lettura non è costrizione e non è obbligatoria, mi sarò sgolata a forza di dirlo ai ragazzi del mio corso di lettura e scrittura, ma come tutti gli ipocriti non seguo i consigli che io stessa do.

Cosa ho letto e cosa sto leggendo?

Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh, Feltrinelli, una donna che per superare una fase dolorosa della sua vita decide di abbandonarsi al sonno e quante volte mi sono detta, voglio fare come lei e svegliarmi a quarantena finita se non fosse per la quantità industriale di farmaci che assume per addormentarsi. Un paese terribile di Keith Gessen, Einaudi, un ragazzo nato in Russia e trasferitosi negli USA all’età di sei anni e che ritorna nel paese natio per prendersi cura della nonna quasi novantenne. Quello che crede di trovare è un paese per l’appunto terribile, invece imparerà ad amare pregi e difetti di una nazione di cui ben presto si renderà conto non sapere nulla.

La ricetta del cuore in subbuglio e Una rivoluzione sentimentale di Viola Ardone, entrambi Salani. Dopo essermi completamente innamorata di Amerigo, sentivo la necessità di recuperare i primi due lavori di Viola Ardone, per mettermi in pari con un’autrice che in pochissimo tempo è diventata autrice del cuore. Recuperandoli mi sono resa conto di quanto la sua scrittura sia maturata nel terzo libro (il secondo poi mi è piaciuto particolarmente anche se io e Zelda abbiamo un po’ litigato a causa di alcune sue scelte, ma questi sono i deliri della me lettrice a parlare, voi passate avanti). Stesso discorso per Mosca più balena, Minimum Fax e Il Verdetto, La Nave di Teseo di Valeria Parrella (che con Almarina è candidata allo Strega e qui si tifa tantissimo per lei). Non sono amante dei racconti e questo mi porta ad escluderli nel momento in cui devo acquistare un libro nuovo. Capita quindi di perdermi dei libri belli, come quelli sopra citati.

Florence Gordon di Brian Morton, Sonzogno e La famiglia Karnowki di Israel J. Singer, Adelphi, sono due libri che mi sono stati consigliati da due amiche lettrici e che hanno colto il segno. Il primo su una scrittrice femminista alle prese con la sua autobiografia e la sua caotica famiglia e il secondo una saga raccontata attraverso le tre generazioni familiari.

E in lettura? Come muoversi tra la folla di Camille Bordas, SEM, Falsa partenza di Marion Messina, La Nave di Teseo e Tempo variabile di Jenny Offill, NN Editore di cui spero di parlarvi prestissimo.

Come sempre, ci leggiamo alla prossima.

Photo Credits Google Images

 

Cosa resterà di questo 2019?|L’anno in pillole!

Cosa resterà di questo 2019? Compilata la classifica delle migliori letture dell’anno, un altro must del blog che amo tanto scrivere è quello relativo al bilancio dei mesi appena trascorsi: positivo o negativo? Diciamo che l’ultimo anno e mezzo per me è stato come un giro sulle montagne russe, con alti e bassi (soprattutto bassi) e con tutte le conseguenze che tali sbalzi comportano. Ci sono dei momenti in cui mi ripeto, ma chi me lo fa fare, seguiti da momenti in cui vorrei fare tremila cose al secondo e sfruttare tutte le cose belle che la vita ti offre (sono una persona abbastanza complicata, ma questa è tutta un’altra storia).

Torniamo alla domanda iniziale: cosa resterà di questo 2019? Provo a dirvelo in queste brevi pillole.

Il 2019 dei post più letti sul blog. Il blog è la cosa a cui tengo di più in assoluto (tolti gli affetti e i miei amabili libri, ovviamente). Vedere che per moltissimi è un appuntamento fisso mi rende felice in un modo che non riesco a descrivere a parole. Grazie a tutti quelli che dedicano anche un minuto del loro tempo a leggere ciò che scrivo. Grazie, ma grazie davvero. Anche quest’anno siete stati tantissimi e di seguito vi lascio i dieci post che più avete cercato, letto e cliccato durante l’anno.

  1. Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  2. Il treno dei bambini. Viola Ardone. Einaudi.
  3. Tutto sarà perfetto. Lorenzo Marone. Feltrinelli.
  4. Persone normali. Sally Rooney. Einaudi.
  5. Io Khaled vendo uomini e sono innocente. Francesca Mannocchi. Einaudi.
  6. Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone. Maurizio de Giovanni. Einaudi.
  7. Facciamo che ero morta. Jen Beagin. Einaudi.
  8. Benevolenza cosmica. Fabio Bacà. Adelphi.
  9. La compagnia delle illusioni. Enrico Ianniello. Feltrinelli.
  10. L’anno in cui imparai a leggere. Marco Marsullo. Einaudi.

Il 2019 del Salone del Libro di Torino. Non potevo non iniziare dalla cosa più bella che ho vissuto quest’anno. Il Salone per eccellenza, il sogno di ogni lettore, il mio personale mondo delle meraviglie. Ogni anno negli ultimi anni mi dicevo: il salone del libro è il mio sogno. A volte i sogni diventano realtà. Sono stati quattro giorni folli, pieni, divertenti ed emozionanti. Conoscere le persone con cui mi confronto ogni giorno in rete, abbracciare molte di queste, incontrare tantissimi autori del cuore e stazionare allo stand Einaudi per un tempo infinito, perché, diciamocelo, chissà quando mi ricapita.

Il 2019 delle iniziative culturali. Il Maggio dei Libri ed Io Leggo Perché sono diventati due appuntamenti fissi. Entrambi mirano a sensibilizzare la cultura, il primo durante il mese di maggio e il secondo per dieci giorni ad ottobre. Il primo raccontato al meglio delle mie capacità attraverso il blog e i miei canali social e il secondo fatto in prima persona nel mio paesello. Ogni tanto anche in quel posticino che mi sembra fuori dal mondo, riesco a fare delle cose carucce.

Il 2019 del mio primo laboratorio di lettura. Chi l’avrebbe mai detto? Io no. Ho sempre ribadito l’importanza della lettura a scuola, sono quegli gli anni in cui si formano lettori. Negli ultimi anni ho impiegato tempo ed energia a proporre progetti legati alla lettura in quasi tutte le scuole del mio paesello. Ho avuto la mia buona dose di «le faremo sapere», di «sì, ma i ragazzi hanno già tanti progetti a cui partecipare», la più abusata «la scuola è senza fondi» (per quanto io di soldi non ho mai parlato). Succede ogni tanto di trovare qualche dirigente scolastico che ci crede davvero e che ti mette una scuola a disposizione. Succede che qualche docente decide di dedicare le ore di un progetto extra curricolare proprio alla lettura e succede che in men che non si dica ti ritrovi a parlare di libri davanti a una trentina di ragazzini. La ragazza timida che dice sempre no a chi le propone di presentare i libri, si ritrova così a gestire l’intero progetto. Trenta ragazzini, sessanta occhi che la guardano, sessanta orecchie che l’ascoltano: chi l’avrebbe mai detto? Io no.

Il 2019 della blogger-squad. Questa cosa è partita in un modo in cui confesso, non sapevo neanche dove mettere le mani. Facile dire, metto su una squadra di blogger per promuovere un libro alla sua uscita. Difficile era cercare le persone giuste, seguire passo dopo passo tutte le partecipanti, assicurarsi che tutto il lavoro procedesse al meglio. Alla fine si è rivelato il lavoro di squadra più bello a cui ho partecipato e di cui sono davvero molto orgogliosa (ps il libro in questione è quello di Marco Marsullo, L’anno in cui imparai a leggere, c’era bisogno di dirlo?).

Il 2019 dei film e delle serie TV. Non si vive di soli libri e anche i film e le serie TV alla fine raccontano storie che generano dipendenza. Il 2019 è stato l’anno di Downton Abbey: il film. L’ho atteso, l’ho visto con leggera malinconia e commozione e ho pensato: la serie TV era decisamente meglio, del film ne potevamo fare a meno. Sul lato serie TV invece ve ne segnalo due che per me rientrano nella categoria imperdibili. Fleabag, una commedia drammatica con una protagonista di cui vi innamorerete. Due stagioni di sei episodi ciascuno dalla durata di una trentina di minuti scarsi. Il risultato? Dopo il finale di stagione, mi trovate ancora sul pavimento del bagno a piangere come la buona Izzie Stevens ci ha insegnato. La seconda è The morning show con Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carrell, sul mondo dei talk notiziari in auge negli Stati Uniti e sul Metoo. Ve lo dico: questa serie crea dipendenza.

E per il 2020? Lo scopriremo solo vivendo. Buone vacanze lettori, ci leggiamo presto.

Il 2019 attraverso i libri| Classifica delle migliori letture dell’anno

Le classifiche di lettura di fine anno sono la cosa che più amo. Le cerco, le leggo, le commento e le critico se non vedo comparire dei libri che mi sono particolarmente piaciuti durante l’anno. Ogni volta diventa più difficile decretare i migliori libri letti negli ultimi dodici mesi, primo perché faccio tante belle letture e secondo perché a volte mi interrogo sul risultato di migliore: che vuol dire? Migliore nel senso di trama che mi ha spiazzato, per stile ineccepibile, per le emozioni che mi ha lasciato? Forse migliore è un bel mix delle cose sopra elencate e che ha all’interno altre sfumature che al momento mi sfuggono.

Passiamo alla cosa che più ci interessa: i libri. Quelli da me selezionati sono quelli che più porto nel cuore in questo momento. Ci sono degli autori che sono stati per me delle favolose scoperte, altri che sono stati delle conferme ed altri ancora di cui ho cambiato giudizio nei confronti dei loro libri.

  1. Il treno dei bambini, Viola Ardone (Einaudi)
  2. La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante (Edizioni E/O) & Confidenza, Domenico Starnone (Einaudi).
  3. Persone normali, Sally Rooney (Einaudi)
  4. Ottanta rose mezz’ora, Cristiano Cavina (Marcos y Marcos)
  5. Fedeltà, Marco Missiroli (Einaudi)
  6. Almarina, Valeria Parrella (Einaudi)
  7. Svegliami a mezzanotte, Fuani Marino (Einaudi)
  8. Donne difficili, Roxane Gay (Einaudi)
  9. Benevolenza cosmica, Fabio Bacà (Adelphi)
  10. Jalna, Mazo de la Roche & È tempo di ricominciare, Carmen Korn (Fazi)

Il libro simbolo del mio 2019 è Il treno dei bambini di Viola Ardone. Simbolo perché è un libro che in molti stavamo aspettando, le aspettative nei confronti della storia di Amerigo erano alle stelle, aspettative che sono state tutte ripagate. Viola Ardone ha scritto uno di quei libri che rimarrà negli anni, fidatevi.

Secondo ex aequo (e credetemi è un caso) i libri Elena Ferrante e Domenico Starnone. Nessuno come questi due autori riesce ad incollarmi alle pagine e a farmi amare e detestare contemporaneamente i personaggi proposti. La vita bugiarda degli adulti e Confidenza non potevano non condividere la stessa posizione.

Terzo posto per Sally Rooney e il suo Persone normali. Rooney l’abbiamo conosciuta lo scorso anno con il suo caso editoriale, Parlarne tra amici. Credetemi se vi dico che con questo secondo libro Rooney si conferma essere una delle autrici più fenomenali del momento. Nessuna come lei è riuscita a spiegare gli amori disfunzionali e le dipendenze che si creano, nessuno è riuscito a dipingere così bene le relazioni dei giorni nostri.

Procedendo in classifica ci sono Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina, con una storia che definirei alquanto particolare e Fedeltà di Marco Missiroli, libro che ha diviso pubblico e critica. C’è chi lo ha amato e chi detestato: io mi sono posizionata tranquillamente nella prima sezione, Missiroli ha scritto un gran bel libro (e chi dice il contrario…).

Altri due posti per due autrici napoletane che sono diventate in poco tempo autrici del cuore. Almarina di Valeria Parrella (letto voracemente in un pomeriggio) e Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino. Il libro di Fuani è la lettura più utile mai fatta negli ultimi anni.

Donne difficili di Roxane Gay è la prima raccolta di racconti che ho amato in tutto e per tutto (e detto da me che con i racconti proprio non ci vado d’accordo è un gran risultato), mentre Benevolenza Cosmica di Fabio Bacà è l’esordio migliore di quest’anno (questo sempre secondo me).

Chiudono sempre ex aequo due volumi di due saghe che mi hanno appassionato. Jalna di Mazo de la Roche ed È tempo di ricominciare di Carmen Korn. Di entrambi spero vivamente di poterne leggere ancora quanto prima possibile.

La mia lista è questa qui, se mi fermo un attimo mi vengono in mente altri titoli che avrei voluto inserire, quindi ora è meglio se chiudo se non voglio cambiare di nuovo per l’ennesima volta.

PS: come sempre aspetto le vostre letture e i vostri pareri.

Il treno dei bambini| Viola Ardone

il treno dei bambini

I treni della felicità. Così li battezzarono i treni che nell’immediato dopoguerra, parliamo del 1947, portarono i bambini del sud nelle regioni del nord, un’iniziativa di solidarietà nata grazie al “Comitato per la salvezza dei bambini di Napoli”.

Questa campagna fu organizzata e promossa dal Partito Comunista che prendendo atto delle condizioni in cui versava Napoli, pensò di trasferire un notevole numero di bambini presso alcune famiglie del centro e nord Italia, affinché si riprendessero da malnutrizione e si rimettessero fisicamente.

Donna Antonietta davanti e Amerigo dietro di lei. Camminano veloci per i vicoli dei Quartieri Spagnoli. Amerigo guarda le scarpe, le sue e quelle delle persone che incontra. È talmente fissato con le scarpe che ne ha fatto un gioco: scarpa sana, un punto; scarpa bucata, perdo un punto; senza scarpe, due punti.

Lui non sa dove stanno andando, ma sa che con mamma Antonietta non si discute: comanda lei e basta. Un uomo al suo fianco non c’è (se non contiamo Capa ‘e fierro), lei è abituata a fare tutto da sola. Il padre di Amerigo è partito da tempo per l’America in cerca di fortuna e quando tornerà finalmente potranno fare la vita che meritano: per adesso bisogna solo affidarsi alla speranza.

Hanno organizzato dei treni speciali per portare i bambini là sopra.

A dirglielo è Maddalena che con poche frasi cerca di spiegare l’iniziativa in cui verranno coinvolti tantissimi bambini di Napoli, tra cui Amerigo. Un’iniziativa che rimarrà nella storia, mai prima d’allora si era vista una cosa del genere, mai prima di quel momento c’era stata così tanta mobilitazione nazionale: il nord che corre in soccorso del sud, un’opera di grande carità, ma soprattutto una grande opportunità per quei ragazzini.

La notizia dei treni si sparge a macchia d’olio nel quartiere, anche se non viene accolta bene da tutti. C’è chi dice che in realtà questi bambini verranno venduti dal Partito Comunista alla Russia che li metterà a lavorare; chi dice che gli taglieranno mani e piedi, ma soprattutto c’è chi non vede di buon occhio questa grande mossa di carità, perché c’è carità e carità.

Amerigo sceglie di fidarsi di quella Maddalena e di salire sul treno che lo porterà là sopra. Nello stesso vagone ritrova anche Tommasino, suo amico dal giorno in cui rubò per lui una mela e Mariuccia, la figlia del calzolaio.

Quando arriveranno là, dove per là si intende l’Emilia Romagna, intere famiglie si precipiteranno a prenderli e portarli con sé nelle loro nuove case. Ad Amerigo tocca Derna, ha un accento strano e certe parole non le capisce. Lavora e durante l’assenza lo affida alla famiglia di sua cugina Rosa, sposata con Alcide e mamma di Rivo, Luzio e Nario. Mamma Antonietta, Derna e infine Rosa e Alcide, che insiste affinché Amerigo lo chiami babbo: tante famiglie, troppo amore, quasi difficile per lui da maneggiare.

Amerigo si troverà a vivere una vita completamente diversa da quella dei vicoli in cui è cresciuto. Il caldo asfissiante dei bassi e il vociare continuo, lascia spazio alla nebbia, alla vita di campagna e al freddo. Colazione, pranzo e cena, mentre prima era già tanto se trovava del pane avanzato dal giorno prima. Il letto condiviso con la mamma contro un letto tutto per sé, nel buio totale della propria camera. L’intento del Partito era quello di rimettere in sesto fisicamente quei ragazzini, ma forse non avevano pensato alle conseguenze. Se nasci e vivi nella povertà ti abitui, devi farlo, perché non hai alternative. Se nasci e vivi nella povertà e poi a un certo punto ti mostrano che c’è una vita migliore, sei un pazzo se scegli di tornare al punto di partenza.

Li hanno fatti venire quassù, poveri piccolini, tutte quelle ore di viaggio, le scomodità. Ma poi quando termina questa bella vacanza devono tornare nella loro miseria. Non era meglio che quei soldi li davano alle loro famiglie, invece di portarceli fin qua?

Attraverso gli occhi di Amerigo, Viola Ardone racconta una delle pagine meno conosciute della nostra storia recente. Un’Italia che a fatica cerca di rialzarsi dalle macerie che la Seconda Guerra Mondiale ha lasciato e di un sud che è perennemente fanalino di coda. Il treno dei bambini, Einaudi è la storia di una dolorosa separazione, quella di una madre e un figlio, una madre che per il bene del suo bambino lo lascia al suo destino, anche se vuol dire rinunciare per sempre al suo amore.

Diffido spesso dai casi editoriali, perché molte volte mi sono trovata tra le mani libri che di bello avevano avuto solo la campagna promozionale ben fatta dall’editore. Anche questo è stato presentato come il caso editoriale della scorsa fiera di Francoforte, tradotto in 24 Paesi (destinati ad aumentare). Mi sono avvicinata a questa lettura con curiosità e timore. Curiosità, perché in ogni caso mi piaceva approfondire un momento storico a me completamente ignoto; timore, perché non volevo che questo libro fosse un bluff.

Credetemi se vi dico che l’amore è scattato dopo due righe. Credetemi se vi dico che ho letto le prime cento pagine con un groppo alla gola. Credetemi se vi dico che Amerigo con la sua parlantina, la sua curiosità, il suo sguardo disincantato sul mondo non riuscivo a togliermelo dalla testa. Credetemi infine se vi dico che questo libro lo volevo finire e non lo volevo finire, perché chiuderlo avrebbe significato dire subito addio a dei personaggi che mi avevano lacerato dentro. Sì, quando si tratta di autori e libri napoletani tendo ad essere leggermente di parte, ma sono onesta al cento per cento nel dirvi che questo libro è qualcosa che raramente vedo e che ha scombussolato la mia personale classifica dei migliori libri di questo 2019: carissima Viola Ardone è presto, ma il podio è tuo (e po’ anche di Amerigo).

  • Titolo: Il treno dei bambini
  • Autrice: Viola Ardone
  • Casa Editrice: Einaudi (Stile Libero)
  • Data di pubblicazione: 24 Settembre 2019