Di liste di lettura portate miracolosamente a termine| I libri che ho letto durante l’estate

L’estate è ufficialmente finita. Non so voi, ma per me l’ultima settimana di agosto è stata come l’ultima ora dell’ultimo giorno di scuola, un’attesa estenuante verso il suo della campanella che avrebbe significato una sola cosa: libertà (se siete amanti della stagione infernale queste righe potrebbero nuocere gravemente alla vostra salute).

Non sono qui per parlarvi della beltà della stagione che ci prepariamo a vivere, sua maestà l’autunno, piuttosto volevo rendevi partecipe dei librini che mi hanno fatto compagnia nei mesi appena trascorsi. Verso l’inizio di giugno ho buttato quasi senza pensare una lista di lettura, cosa fatta per la prima volta in vita mia, visto che mi piace scegliere i libri da leggere in base all’umore del momento. Siccome avevo accumulato un po’ di novità e siccome utilizzo la pausa editoriale per leggere qualche libro che dico sempre di voler recuperare, mettere tutto nero su bianco era l’unica cosa che potevo fare e signori, questa mattina sono qui per comunicarvi che di quella lista ho letto praticamente tutto (o quasi, ma sul quasi ci torniamo dopo).

Nella vita avrò combinato poco e niente, ma la soddisfazione di spuntare lettura dopo lettura e arrivare alla consapevolezza di aver portato tutto (o quasi tutto) a termine dove la mettiamo? Sarà che sarò stata colpita dalla positività che ha colpito il popolo italico, sarà che per qualche strano allineamento astrale tutte le forze erano con me, sarà quel che sarà…

Sproloqui a parte, che cosa ho letto in questi mesi?

Il primo grande recupero è stato Zerocalcare. All’inizio dell’anno mi sono imposta di recuperare tutto ciò che ha scritto, anzi disegnato, e dopo Macerie prime e Macerie prime, sei mesi dopo, è stata la volta di Scheletri, La profezia dell’armadillo e La scuola delle pizze in faccia del professor Calcare.

Tra le letture di giugno e luglio ci sono state delle novità editoriali di cui già ho avuto modo di parlarvi; il libro di Jami Attenberg Tutto questo potrebbe essere tuo, Le vite nascoste dei colori di Laura Imai Messina, Una sirena a settembre di Maurizio de Giovanni, Alfredino, laggiù di Enrico Ianniello, Quando il mondo era giovane di Carmen Korn, Le balene mangiano da sole di Rosario Pellecchia (e qui aggiungo anche Solo per vederti felice, letto nell’ultima settimana di agosto e che mi ha fatto luccicare più volte gli occhi) e Andarsene di Rodrigo Hasbun.

Per la categoria libri che rimandavo da tanto tempo e alla fine finalmente ho recuperato troviamo Eshkol Nevo Tre piani (che per me è un grande, grandissimo mah), Oregon Hill di Howard Owen (che invece è un grandissimo sì), Il colore viola di Alice Walker (che ahimè che delusione, signora mia) Il weekend di Charlotte Wood (perché di questo libro spettacolare si parla così poco?), Falsa partenza di Marion Messina (che per me ha avuto lo stesso impatto emotivo di Persone normali di Sally Rooney) e Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda (libro da leggere senza se e senza ma).

Per la categoria libri letti per puro caso e che mi sono piaciuti tantissimo ci sono Love after love di Ingrid Persaud (che al momento è nella lista dei libri più belli di questo 2021), Un bel quartiere di Therese Anne Fowler (anche qui siamo tra i libri belli, bellissimi), Ritorno a Whistle Stop di Fannie Flagg (in questo caso dopo aver amato il precedente anni fa non potevo non leggere questo che è una sorta di seguito), Un semplice caso di infedeltà di Jacqueline Winspear (che mi ha ricordato un po’ i libri di Jessica Fellowes per svolgimento e ambientazione) e È quello che ti meriti di Barbara Frandino.

Veniamo adesso alla saga familiare che mi ha fatto compagnia ad agosto e cioè la famiglia Florio. Sono un’appassionata di saghe familiari e quindi se in un libro si narra la storia di una famiglia in un arco temporale abbastanza lungo ci metto poco a decidere di leggerlo, cosa questa non successa con i libri di Stefania Auci. Avevo una sorta di repulsione dei confronti di questo libro che ha stregato tantissimi lettori e, infatti, ci sono arrivata a distanza di tempo e per fortuna mi sono ricreduta, almeno in parte, perché se da un lato ho amato tantissimo il primo capitolo della saga, I leoni di Sicilia, lo stesso non posso dire di aver fatto con il seguito, L’inverno dei leoni, lettura che ho portato a termine per un senso di dovere che non mi appartiene.

Prima di congedarvi miei cari lettori, come ho detto in apertura ho portato a termine la mia lista di libri da leggere. Per chi si ricorderà ho ribadito più volte quasi, perché come ben saprete ad agosto scelgo un classico da leggere. Quest’anno la mia scelta è ricaduta su Il conte di Montecristo, un tomettino di mille e passa pagine. Ebbene, dopo un inizio folgorante, il tomo (che in realtà è la versione digitale) è tornato sulla pila dei libri da leggere chissà quando.  

Il processo Mitford. I delitti Mitford | Jessica Fellowes

Prendete Agatha Christie, aggiungete Downton Abbey e otterrete i delitti Mitford.

Mi sono imbattuta in questa serie nei primi giorni dello scorso anno e presa da una febbre che solo i bei libri fanno salire, ho divorato in men che non si dica i primi tre libri. A dicembre 2020 è arrivato in libreria il quarto capitolo Il processo Mitford, Neri Pozza e non potevo non leggerlo.

Facciamo un passo indietro e per chi non ha capito di cosa parlo dico che i delitti Mitford è la saga creata dalla scrittrice inglese Jessica Fellowes, nipote dell’acclamato autore britannico Julian Fellowes e autrice di alcuni libri che raccontano i retroscena di Downton Abbey divenuti dei veri e propri best seller in patria e non solo. Qualche anno fa ha dato il via a una nuova saga che mescola realtà e fantasia. Realtà, perché le protagoniste, le sorelle Mitford, hanno animato la scena britannica per molti anni a causa di alcune posizioni controverse che presero in campo politico. Nancy, Pamela, Diana, Unity, Jessica e Deborah sposarono chi le idee comuniste e chi le idee naziste in un particolare periodo storico. Fantasia, perché l’autrice ha deciso di affiancare alle irresistibili quattro sorelle un personaggio nuovo di zecca, la cameriera Louise Cannon che si ritroverà suo malgrado immischiata in un caso da risolvere il cui suo contributo sarà sempre determinante e fondamentale.

Con Il processo Mitford siamo nel 1932, Louise ormai è una donna felicemente sposata con il suo poliziotto Guy Sullivan e ha lasciato la casa dei Mitford dove lavorava come cameriera per seguire un corso da dattilografa. Succede che Diana prossima al divorzio da suo marito e in attesa di ufficializzare la sua unione con Sir Oswald Mosley, il fondatore dell’Unione britannica dei fascisti, decide di partire per una crociera con sua madre e sua sorella Unity per evitare pettegolezzi e chiede a Louise di accompagnarle e prestare nuovamente servizio per la famiglia. Inizialmente intenzionata a rifiutare gentilmente, Louise cambierà idea dopo che un uomo a nome del governo britannico le chiede di seguire Diana e annotare tutto ciò che può risultare sospetto e che potrebbe recare danno al Paese. Non potendo dire di no, Louise e le donne Mitford saliranno a bordo della Princess Alice per godersi la crociera se non fosse che le Mitford sono le Mitford e dove ci sono loro qualcuno purtroppo muore. Toccherà a Louise e al marito Guy risolvere il caso quanto più in fretta possibile.

Anche il quarto libro si conferma all’altezza dei precedenti con tutti gli ingredienti giusti che ammaliano il lettore. C’è un giallo da risolvere, ci sono dei personaggi precedentemente conosciuti che cambiano, nel bene e nel male e soprattutto c’è la fotografia di un Paese in bilico, da un lato attratto da nuovi ideali e dall’altro consapevole che quella nuova figura carismatica di cui tutti parlano, sir Adolf Hitler, potrebbe portare ben presto lo scoppio di una nuova guerra mondiale.

Come tutti libri di cui sono follemente innamorata non posso che chiudere con la frase: non vedo l’ora di leggere il prossimo.

  • Titolo: Il processo Mitford. I delitti Mitford
  • Autrice: Jessica Fellowes
  • Casa Editrice: Neri Pozza
  • Data di pubblicazione: 3 Dicembre 2020

Gli Spaiati| Letture belle e dove trovarle

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Nei mesi scorsi mi sono lamentata molto del fatto che non riuscissi a leggere. Tutte quelle ore a disposizione mi sembravano così sprecate di fronte al fatto che potevo recuperare i tanti libri che di volta in volta segno sulla mia lista di letture mentale. Molti altri lettori mi dicevano di stare nella mia stessa situazione e che non c’era nulla da preoccuparsi. Se guardo i numeri, però, mi accorgo che sono in media con gli altri mesi quindi ho passato settimane a lamentarmi inutilmente; l’unica cosa ad essere cambiata era il mio approccio alla lettura, divenuto sfasato, con giornate in cui non riuscivo a leggere mezza riga e giornate in cui ero capace di leggerne due dall’inizio alla fine.

Dei libri che mi hanno fatto compagnia nelle settimane di quarantena non ho più avuto modo di parlarne in maniera più dettagliata e colgo adesso l’occasione così che siano di ispirazione a chi sta cercando letture da portare con sé in vacanza.

«Il ritratto» di Ilaria Bernardini è entrato di diritto tra le letture più belle di questo 2020. Cosa fai quando il tuo amante viene colpito da un ictus e non sai come avere sue notizie? Semplice, commissioni un ritratto alla moglie di lui in modo da poterti introdurre nell’intimità della loro casa senza destare sospetti e sincerarti delle condizioni del tuo lui. Il triangolo no, non lo avevo considerato, il triangolo sì, e che bel triangolo quello tra la scrittrice Valeria Costas, l’imprenditore Martìn Aclà e la moglie pittrice Isla. «Tutto chiede salvezza» di Daniele Mencarelli fresco vincitore del Premio Strega Giovani è un libro che vi annienterà. Daniele ha vent’anni quando in seguito ad un episodio di forte rabbia e violenza viene sottoposto a un TSO. Per sei giorni la sua vita sarà confinata in una stanza d’ospedale con altri compagni di stanza, ognuno con la propria storia di vita che li ha condotti lì. Delicato e potente come solo i bei libri sanno essere, il libro di Daniele Mencarelli assesterà molti pugni nello stomaco durante la lettura, ma credetemi che ne varrà la pena. Chiudiamo con un libro più leggero, dove leggero non è un’offesa, semmai una bellissima qualità, specie quando si ha bisogno di staccare la spina ed evadere un po’ con la mente. «Caffè Voltaire» di Laura Campiglio è la storia di Anna, ma credetemi potrebbe essere la storia di tutti quelli che vanno avanti a lavoretti e collaborazioni ed arrivano a quasi quarant’anni senza aver mai avuto una stabilità lavorativa. Proprio per questo motivo, Anna è costretta ad accettare tutto quello che le viene proposto e quando due giornali concorrenti con idee politiche diametralmente opposte le offrono una rubrica che racconti la politica dei giorni nostri, lei è costretta ad accettare, non senza i mille problemi che ne deriveranno. Vi verrà da sorridere, ma se vivete la situazione di Anna vi accorgerete che non c’è niente da ridere, semmai c’è da piangere.

«Carlo è uscito da solo» di Enzo Gianmaria Napolillo, altro libro della mia personale classifica dei libri più belli di questo 2020. Carlo ha trentatré anni e da quando era adolescente non esce mai da solo. Il padre lo asseconda, la madre si è rassegnata, la sorella lo protegge. Il perché di questa scelta è dovuto a un trauma accadutogli durante gli anni in cui frequentava la scuola media; un trauma che lo ha condizionato a tal punto da non riuscire più a vivere normalmente. Le cose cambiano quando una mattina conosce Leda, la nuova cameriera del bar in cui Carlo e il padre sono soliti fare colazione. Leda lo trascinerà con la forza dell’amore fuori da quel dolore riportandolo alla vita. «Il mio anno di riposo e oblio» di Ottessa Moshfegh. Chi non ci ha mai pensato almeno una volta sta mentendo, ossia dormire fino a quando il dolore che ci portiamo dentro svanisca del tutto è il sogno di molti o almeno il mio lo è. La protagonista è bella, ricca al punto da non aver bisogno di lavorare, con una sola amica che possa definire tale e una storia d’amore che l’ha portata a questa scelta: addormentarsi assumendo quanti più farmaci possibili e svegliarsi quando sarà guarita e potrà riaffacciarsi alla vita: non fatelo a casa. «Spigole» di Tito Faraci non l’ho letto in quarantena, ma mi è piaciuto così tanto che non potevo ometterlo. Ettore Lisio è un fumettista di fama e talento arrivato a un punto della vita in cui il lavoro è più preoccupazioni che altro. Zero inventiva, zero creatività, gli elementi fondamentali per chi crea storie. Sarebbe tutto più semplice se facesse un lavoro normale, tipo vendere spigole. Un cartello con scritto affittasi gli dà la spinta per decidersi a cambiare vita, se non fosse che nel giro di poco si ritroverà in una situazione più assurda di quelle che scrive in cui tirerà in mezzo i suoi amici di sempre.

«L’intellettuale antifascista» di Angelo D’Orsi. Sono affascinata da sempre dalla storia personale di Leone Ginzburg e quando ho visto che Neri Pozza avrebbe pubblicato un libro a lui dedicato non potevo che leggerlo. L’infanzia, il liceo a Torino dove incontrerà gli amici di sempre, il lavoro nella formazione della casa editrice Einaudi, l’impegno civile e politico e soprattutto l’amore con Natalia, il tutto ben raccontato in questo imperdibile ritratto. «I Goldbaum» di Natasha Solomon; le donne Goldbaum sposano gli uomini Goldbaum, perché la ricchezza e la potenza di questa dinastia ebrea devono rimanere in famiglia. Quindi Greta sposa Albert e si trasferisce da Vienna a Londra, con un matrimonio che inizialmente sarà impregnato di difficoltà e successivamente sarà pieno d’amore: garantisco, vi farà sognare molto. Per chiudere questa carrellata di consigli «Sette opere di misericordia» di Piera Ventre un viaggio nella miseria di una Napoli di qualche decennio fa dove si snodano le vite di Cristoforo Imparato, custode di un cimitero, di sua moglie Luisa e dei suoi figli Rita e Nicola. Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo e a disgrazia la famiglia Imparato non fa eccezione; ogni componente ha il proprio carico di malessere che cerca di nascondere all’altro, ogni componente cerca uno spazio in cui essere felice il tutto sullo sfondo della tragedia nazionale di Vermicino che scandisce il tempo di questa meravigliosa storia.

Diario semiserio di quarantena |Donne sull’orlo di una crisi di nervi

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Sono giorni particolari quelli che stiamo vivendo, sono difficili, pesanti, addirittura al limite per qualcuno. Questa settimana l’intenzione era quella di pubblicare due post su due libri letti nelle scorse settimane, ma la testa è altrove e fingere che vada tutto bene è difficile, quindi ho pensato: bene, proviamo a fare un post diverso dal solito.

Sono a casa come ci è stato consigliato, limito al massimo le mie uscite, anche perché da novella ipocondriaca, del virus che circola ne avevo paura già da settimane e immaginate il mio umore e il mio stato mentale di questi giorni dal momento in cui tutto è precipitato. Filtro le notizie e cerco di stare meno tempo possibile sui social, perché come sappiamo possono essere una preziosa fonte di svago, ma anche di allarmismo puro e quindi via, cellulare spento. Cerco di affidarmi ai punti fermi della mia vita, gli affetti in primis (a distanza di un metro, sia chiaro), le serie TV nuove, quelle da recuperare e quelle da rivedere e poi soprattutto i miei amabili libri, compagni fedeli che accorrono in mio aiuto per cercare di distrarmi quanto più mi è possibile. In questi giorni penso a quanto mi sarebbe piaciuto essere brava in qualche lavoro manuale, tipo l’uncinetto, il bricolage, il decoupage, il giardinaggio: niente, riesco a leggere un libro di quattrocento pagine in una giornata scarsa, ma il lato creativo è totalmente assente in me.

Pazienza, mi affido alle serie TV, ai film e alle letture, su queste cose sono bravissima. Penso a chi in questi giorni si sta dannando nel dire agli italiani «state a casa, leggete un bel libro» e ripenso a me, non c’è bisogno di un’opera di convincimento, a leggere leggo tranquillamente e non dovevo aspettare un periodo forzato per mettermi a leggere. Il mondo è bello, perché è vario e quindi sì, diciamolo a gran voce, state a casa, leggete, vedete la televisione, parlate con vostra madre, giocate con i vostri fratelli, meditate, pregate, fate quello che volete, ma statevenn’ a cas’.

INVENTARIO. COSA LEGGERE E COSA VEDERE IN QUESTI GIORNI (SONO ACCETTI SUGGERIMENTI DI OGNI TIPO).

Ho fatto una scorpacciata di ebook caricandoli sul Kindle, giusto per evitare di rimanere senza libri da leggere. In questi giorni sono in compagnia di Tre donne di Lisa Taddeo, Mondadori, (sono quasi alla fine), Le confessioni di Frannie Langton, Sara Collins, Einaudi, che avevo sul Kindle già da settimane, ma che inspiegabilmente ancora non mi ero decisa ad iniziare ed infine La casa degli angeli spezzati di Luis Alberto Urrea, Einaudi, iniziato da pochissimo e che devo ancora inquadrare come lettura.

Spostandomi in casa Neri Pozza mi sono decisa di dare una seconda possibilità a Le sette morti di Evelyn Hardcastle, Stuart Turton (abbandonato la scorsa estate dopo qualche capitolo) e voglio iniziare quanto prima a leggere due titoli di Natasha Solomons: I Goldbaum e Casa Tyneford. Infine mi aspettano Il sogno della crisalide di Vanessa Montford e Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari (libro sulla pila dei libri da leggere da un po’ di tempo) entrambi Feltrinelli.

SERIE TV

Sul versante serie TV non può mancare Grey’s Anatomy, certo, ormai sono arrivata a passare più tempo a criticarla che apprezzarla, ma è una delle serie che seguo da più tempo e lasciarla farebbe più male che continuare a vederla. Su Sky Atlantic mi sono imbattuta sulla miniserie Piccole Donne (non ho letto il libro, abbiate pietà di me) e mi sta piacendo molto: sono tre puntate appena e mi manca giusto l’ultima e dopo averla terminata sarà la volta buona di iniziare il libro.

Devo decidermi ad iniziare Hunters (disponibile su Amazon Prime Video), così come vorrei dare una seconda chance a Il metodo Kominsky dopo una prima puntata che non mi aveva esaltato. Infine, mi sul fronte rewatch c’è l’idea di dedicarmi alle prime cinque stagioni delle Gilmore Girls (la sesta e parte della settima sono degli scempi che per me non esistono) e alle serie completa di Desperate Housewives, visto che in questo periodo desperate lo siamo un po’ tutti.

Un abbraccio lettori (virtuale ché solo quelli possiamo dare).

(Photo Credits Google Images)

La ricamatrice di Winchester| Tracy Chevalier

La ricamatrice di Winchester

Violet è una donna di trentotto anni decisa a far ripartire la sua vita, motivo per cui si mette alle spalle Southampton, la sua città natale, per approdare a Winchester. Trova lavoro come dattilografa in un ufficio assicurativo e anche se la paga la rende a stento indipendente e in grado di mantenersi, lo preferisce di gran lunga al vivere con la madre che non perdeva mai occasione di ricordarle che gli anni migliori erano ormai passai e che se non voleva rimanere sola a vita avrebbe fatto meglio a fare il tutto per tutto pur di accaparrarsi un uomo.

Gli uomini Violet li considerava un capitolo chiuso visto che la Grande Guerra oltre al fratello le aveva tolto anche l’amore della sua vita, Laurence e arrivata quasi alla soglia dei quarant’anni si faceva bastare gli incontri fugaci che ancora le capitavano e si era rassegnata al destino di donna sola.

Un pomeriggio si imbatte in una strana funzione nella cattedrale di Winchester, una cerimonia di presentazione di cuscini ricamati. In quel momento Violet viene a conoscenza dell’associazione delle ricamatrici della cattedrale ed estasiata dalla bellezza di quelle creazioni sente di volerne far parte.

La vita a Winchester per lei era caratterizzata dal suo lavoro da impiegata, scandita dal rito del tè, da qualche boccata di sigaretta che nei giorni più difficili le placavano i morsi della fame e dalle serate noiose nella sala comune della casa in cui viveva. Quello di cui aveva bisogno era di trovare qualcosa che l’animasse di nuovo e che la potesse portare a fare nuove amicizie e in men che non si dica si ritrova anche lei nell’illustre gruppo di ricamatrici fondato dalla signorina Louise Pesel e diretto dalla signora Biggins che introducono Violet nell’arte del ricamo.

L’idea che qualcosa di suo permanga nel tempo riaccende la passione nella vita di Violet. Durante gli incontri con le ricamatrici si imbatte in Gilda, una donna estroversa e non sposata come lei che in poco tempo diventerà sua grande amica. La presenza di Gilda nella vita di Violet sarà fondamentale e farà capire a Violet il vero significato di amicizia e l’essenza dell’amore che non sempre corrisponde all’idea che ci siamo costruiti.

Ciò che la segnerà maggiormente, invece, sarà la conoscenza di Arthur, il campanaro della cattedrale che come Violet ha conosciuto il dolore e ha dovuto farlo suo pur di non impazzire e andare avanti. Due anime affini che impareranno a conoscersi poco per volta e che riaccenderanno in Violet emozioni che credeva ormai sopite.

Tracy Chevalier con La ricamatrice di Winchester, uscito per Neri Pozza, ci racconta una bellissima storia di una donna che reclama la sua indipendenza a dispetto dell’epoca in cui vive. La maestria con cui la Chevalier ricostruisce periodi storici mi ha sempre incantato così come la delicatezza con cui intesse rapporti d’amore e di amicizia. La ricamatrice di Winchester è un’appassionante e struggente storia, capace di regalare pagina dopo pagina infinite emozioni. 

  • Titolo: La ricamatrice di Winchester
  • Autrice: Tracy Chevalier
  • Data di pubblicazione: 16 Gennaio 2020
  • Casa Editrice: Neri Pozza

I migliori del 2018 | Classifica dei migliori libri dell’anno

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Liste, liste, liste… quante ne avete lette e quante ancora ne leggerete? Fine anno si sa, è tempo di bilanci e abbondano liste sugli argomenti più disparati. Quella dei libri migliori dell’anno è la lista che più mi piace stilare, perché mi permette di fare considerazioni sulle letture che mi hanno tenuto compagnia in questi dodici mesi. È un momento tutto mio e con i miei amati libri: scoperte, conferme, delusioni e perdite di tempo. Soprattutto mi permette di ritornare su quei libri che anche quest’anno non mi sono decisa ad iniziare (Delitto e Castigo e Don Chisciotte prima o poi ci incontreremo); quelli lasciati a metà per svariati motivi e che riprenderò a inizio anno (L’idiota di Elif Batuman e Buongiorno, mezzanotte di Jean Rys); quelli a cui dare una seconda possibilità (Resoconto di Rachel Cusk, il problema sei tu o io?).

Ogni anno quando stilo la lista dei migliori c’è sempre qualcuno che ha da ridire su qualcosa. Un anno perché erano tutti libri scritti da scrittori (leggo più autori, mi dite il problema?), un altro perché c’erano troppi libri Einaudi (ho una libreria Billy piena di Einaudi, per la legge dei grandi numeri… traete voi le conclusioni). Quest’anno nei miei 12 (sì lo so, di solito se ne scelgono 10 ma il blog è mio e faccio come mi pare) ci sono sei libri di scrittori e sei di scrittrici e c’è una varietà di case editrici: contenti?

Ora basta chiacchiere e via con la lista.

  • Le assaggiatrici di Rosella Postorino, Feltrinelli.
  • Resto qui di Marco Balzano, Einaudi.
  • Napoli mon amour di Alessio Forgione, NN Editore.
  • L’animale femmina di Emanuela Canepa, Einaudi.
  • Il club degli uomini di Leonard Michaels, Einaudi.
  • La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg di Sandra Petrignani, Neri Pozza.
  • Nel cuore della notte di Marco Rossari, Einaudi.
  • Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman, Garzanti.
  • La ragazza del convenience store di Muraka Sayaka, Edizioni E/O.
  • Le fedeltà invisibili di Delphine De Vigan, Einaudi.
  • La notte non vuole venire di Alessio Arena, Fandango.
  • Preludio a un bacio di Tony Laudadio, NN Editore.

Quest’anno ho letto dei gran bei libri, ecco perché stilare questa lista è stato più difficile del previsto. Ci sono state delle piacevoli scoperte come Rosella Postorino e Alessio Arena. Della prima dopo il suo Le assaggiatrici (per cui ho fatto un tifo sfegatato per il Premio Campiello meritatamente vinto) mi sono fiondata su tutto ciò che ha scritto in precedenza, mentre del secondo oltre ad aver apprezzato il suo lato da scrittore ho iniziato ad ammirare anche quello di cantautore. Gli esordi a mio avviso migliori sono stati quelli di Emanuela Canepa e Alessio Forgione. Il primo libro è una storia sul potere, su chi lo esercita e chi lo subisce, mentre il secondo è stato l’esempio di un ottimo caso letterario, di quelli che ci riportano a discutere e confrontarci. Napoli mon amour è il dipinto di una generazione (la mia) che senza i mezzi per potersi affermare è costretta ad accontentarsi.

Di solito mi tengo alla larga dai casi editoriali, ma Elanor Oliphant sta benissimo e La ragazza del convenience store sono l’eccezione che conferma la regola. Problemi relazionali, solitudini forzate e giudizi errati accomunano le due protagoniste di questi due libri. Per la serie meglio tardi che mai ci sono Il club degli uomini e Le fedeltà invisibili. Acquistati appena usciti mi sono decisa a leggerli mesi dopo e in entrambi i casi una volta iniziati li ho messi via solo nel momento in cui li ho terminati. Per quanto riguarda i libri di Marco Rossari e Marco Balzano si è trattato di un vero e proprio amore al primo rigo (per Balzano sono ancora in lutto per il mancato Premio Strega), mentre Sandra Petrignani e Tony Laudadio sono state delle conferme. La prima non poteva deludermi con un libro dedicato a una delle più talentuose scrittrici della nostra letteratura recente, Natalia Ginzburg, il secondo mi ha dimostrato qualcosa che già sapevo: Laudadio sa scrivere e sa farlo pure bene.

Special Mention.

In questa classifica di libri letti e usciti nel 2018 devo fare una menzione speciale per Chiedo scusa di Francesco Abate. A questo libro ci sono arrivata dopo Torpedone trapiantati. Abate ha la capacità di farti piangere contemporaneamente dalle risate e dalla commozione.

La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg| Sandra Petrignani

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Il 14 luglio 1916 a Palermo, in via Libertà 101, alle sei del mattino, ultima dopo tre fratelli e una sorella, nasce una bambina che viene chiamata Natalia come la protagonista di Guerra e Pace.

La Natalia in questione è Natalia Ginzburg, scrittrice tra le più importanti che la nostra letteratura ha conosciuto ma che per ragioni inspiegabili si tende spesso a dimenticare. Il ritratto che fa Sandra Petrignani ne La corsara edito da Neri Pozza è quanto di più completo si possa trovare sulla sua figura. Definire Natalia Ginzburg solo una scrittrice è riduttivo. Nat, come la chiamavano gli amici, è stata una scrittrice capace di spaziare tra la narrativa, la saggistica e il teatro, è stata una intellettuale le cui opinioni creavano dibattiti e discussioni stimolanti, è stata una donna impegnata politicamente e dal grande senso civico e politico e non ultimo è stata tra le figure determinanti all’ascesa della casa editrice Einaudi.

Se dal punto di vista professionale la vita di Natalia è stata costellata da soddisfazioni e successi, non si può dire lo stesso della parte privata. Natalia ha conosciuto lutti che l’hanno messa in ginocchio e che l’hanno costretta a trovare la forza di rialzarsi e ripartire, primo fra tutti quello di suo marito Leone Ginzburg da cui prenderà il nome che deciderà di tenere anche quando sposerà Gabriele Baldini.

LEONE GINZBURG

Il rapporto tra Leone e Natalia non fu solo un rapporto amoroso ma fu tanto altro. Leone fu il primo a credere nel talento narrativo della giovanissima Natalia e s’impegnò in prima persona affinché i suoi primi lavori venissero pubblicati. L’impegno politico di Leone influenzò moltissimo Nat, ecco perché dopo la morte del marito continuò ad impegnarsi dedicandosi alla vita politica del Paese tanto che nel 1983 venne eletta in Parlamento nel Partito Comunista Italiano. Quando conobbe Leone che era ospite fisso in casa Levi, Natalia pensò che non rientrava minimamente nel suo prototipo di uomo, ma questo contò ben poco visto che i due dopo una regolare corrispondenza nei periodi in cui Leone era in carcere si sposarono appena lui uscì. La posizione politica di Leone condizionò il loro matrimonio tanto che quando lui fu mandato al confino lei con i figli decise di seguire il marito. Leone morì nel carcere di Regina Coeli in seguito alle torture inflitte perché si rifiutò di collaborare. La lettera che scrisse alla sua Natalia è un misto di dolcezza, malinconia, amore e drammaticità.

EINAUDI

Come già detto, Natalia Ginzburg non fu solo scrittrice, ma fu fondamentale nell’ascesa della casa editrice fondata da Giulio Einaudi e il prezioso contributo di suo marito Leone e il lavoro di Cesare Pavese. Svolse svariati ruoli nella redazione di Torino e in quella di Roma, occupandosi sia della selezione dei libri da pubblicare, sia delle traduzioni di opere straniere da proporre al mercato italiano.

GABRIELE BALDINI

Il secondo matrimonio di Natalia Ginzburg fu con Gabriele Baldini, docente universitario di letteratura inglese. Dall’unione nacquero due figli Susanna e Antonio che si aggiunsero ai tre nati dal matrimonio con Leone: Andrea, Alessandra e Carlo. Purtroppo i due bambini presentarono subito problemi di salute rilevanti; Antonio non sopravvisse a lungo e fu il secondo devastante lutto di Natalia.

NON SOLO LESSICO FAMIGLIARE

Lessico Famigliare è il libro più conosciuto di Natalia che le valse il Premio Strega nel 1963 e che può essere considerato una sorta di autobiografia visto che si concentra sulle vicende della famiglia Levi e sul delicato periodo storico in cui quelle si inseriscono. Natalia però ha una vasta produzione letteraria che comprende oltre ai romanzi, anche una serie di raccolte di racconti, saggi e opere teatrali. Il suo primo romanzo La strada che va in città lo firmò con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte e solo nel 1945 venne stampato con il suo nome. La tematica della memoria, l’indagine psicologica e successivamente l’impianto familiare e le sue tematiche sono i capisaldi della narrativa di Natalia Ginzburg.

Il mio è un brevissimo ritratto di una scrittrice che amo tantissimo. Il lavoro minuzioso, accurato e preciso l’ha fatto Sandra Petrignani ne La Corsara che vi invito a leggere perché Natalia Ginzburg è una personalità che merita di essere conosciuta, una scrittrice che merita di essere letta. Ho apprezzato la ricostruzione storica della sua vita, la ricchezza di particolari e dei momenti della sua vita a me completamente sconosciuti. Le pagine dedicate alla storia d’amore di Leone e Natalia tolgono il fiato dall’emozione e la cura nel raccontare le sue opere mi hanno fatto venire voglia di rileggere i suoi libri e recuperare presto quelli che mi mancano. Un libro del genere lo aspettavo da anni: grazie all’autrice per averlo scritto.

  • Titolo: La Corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg
  • Autrice: Sandra Petrignani
  • Editore: Neri Pozza
  • Data di pubblicazione: 15 Febbraio 2018

La compagnia delle anime finte| Wanda Marasco

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Vincenzina Umbriello e Rosa Maiorana. Una madre e una figlia. La prima distesa sul suo letto di morte, la seconda accanto a lei a ricordarne la vita. La vita di Vincenzina era stata amara fin dall’infanzia. Cresciuta a Villaricca, paesino di campagna vicino Napoli, con un padre adultero morto presto e una famiglia con tanti fratelli e molta povertà. Vincenzina crescendo si era dovuta ben presto rimboccare le maniche e andare a servizio presso una famiglia nella grande città, Napoli, quando quella grande città si stava riprendendo a fatica dalla distruzione che la seconda guerra aveva comportato.

Per Vincenzina però Napoli aveva rappresentato la svolta, perché è in quel di via Duomo che si imbatte in Rafaele Maiorana. La faccia onesta e i modi gentili subito fanno breccia in Vincenzina e anche lui resta colpito da lei.

Rafaele dice a Vincenzina: <<Ti sposo>> e questo a una femmina del dopoguerra può bastare.

Rafaele promette di sposare Vincenzina ogni volta che i due si vedono, ma poi si conclude tutto con un nulla di fatto. Fino al giorno in cui Vincenzina gli confessa che è incinta e il matrimonio non può essere più rimandato. Vincenzina impara presto che il matrimonio non riserva solo gioie. Subisce e sopporta il tradimento di Rafaele e si indebita con lo strozzino del quartiere per trovare i soldi necessari per le cure del marito quando quest’ultimo si ammala e poi è lei stessa a diventare un’usuraia che porta con sé la figlia Rosa che le tiene in ordine i conti delle persone a cui impresta denaro.

La compagnia delle anime finte è un romanzo che con una mano ti accarezza mentre con l’altra ti prende a schiaffi. Ti mostra senza filtri la miseria umana e il dramma dei sentimenti. Per quanto tutta la scena è dominata dalla storia di Vincenzina la narrazione comprende le storie di tantissime altre persone, tantissime altre anime pronte ad inscenare le tante sfaccettature che la vita ti propone: violenze, soprusi, fragilità e povertà. Sono le anime che popolano i quartieri di Napoli e le cui storie si vanno a legare indissolubilmente alla vita di Vincenzina. Il libro della Marasco richiede particolare attenzione. Lo stile dell’autrice è ricercato, raffinato, poetico e l’uso del dialetto rende la narrazione ancora più teatrale. La compagnia delle anime finte è nella cinquina del Premio Strega: vincerà Cognetti, ma il libro della Marasco lo meriterebbe visto che capolavori del genere è raro trovarli oggi in letteratura.

  • Titolo: La compagnia delle anime finte
  • Autrice: Wanda Marasco
  • Editore: Neri Pozza
  • Data di pubblicazione: 20 Aprile 2017
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(Questo post è in collaborazione con GoodBook )