Il Maggio dei Libri 2021| Galeotto fu il libro (e chi lo scrisse).

Il quinto canto dell’Inferno della Divina Commedia è probabilmente il più famoso di tutta l’opera. Tutti avranno sentito parlare almeno una volta della storia d’amore di Paolo e Francesca, i due amanti cognati che morirono per mano del marito di lei e che Dante decide di relegare nel girone dei lussuriosi.

In questo girone a fare compagnia ai due ci sono tutte le anime di coloro che morirono per amore: Cleopatra, Elena di Troia, Paride, Tristano, solo per citarne alcuni.

Devo dire che l’amore infelice è quello che mi ha sempre colpito di più (c’è del masochismo in me e me ne rendo conto) motivo per cui in questo post dedicato al Il Maggio dei Libri che quest’anno ricorda i settecento anni dalla morte del Sommo Poeta, parlerà di quattro delle più celebri storie d’amore finite ahimè in tragedia.

Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante

Francesca da Polenta era la figlia di Guido Minore Signore di Ravenna e Cervia. Come tutte le fanciulle dell’epoca della sua età, Francesca aspettava che il padre le trovasse uno sposo. Nel 1275 Guido da Polenta decise che la figlia avrebbe sposato Giovanni Malatesta (detto Gianciotto). Giovanni era un uomo zoppo oltre che rozzo e per evitare che la figlia potesse rifiutare il padre di Francesca e il suo futuro marito ordirono un inganno. Il giorno delle nozze si presentò il fratello di lui, Paolo, che sposò Francesca per procura, ossia per conto di suo fratello. Francesca all’oscuro di tutto quando si rese conto di chi aveva sposato cadde in una profonda tristezza. Paolo, sentitosi in colpa per l’inganno a cui aveva preso parte, iniziò a passare del tempo con la cognata per allietarle le giornate e tra i due scattò ben presto la scintilla.

Amor condusse noi ad una morte

Un giorno qualcuno avvisò Gianciotto di quegli incontri segreti e mentre i due leggevano estasiati la storia d’amore di Lancillotto e Ginevra, Gianciotto li sorprese e accecato dalla gelosia uccise entrambi con la sua spada.

Quand’egli vede la regina

che dalla finestra s’inclina,

che di grossi ferri è ferrata,

dolcemente l’ha salutata.

La storia di Paolo e Francesca quindi si lega a quella di Lancillotto e Ginevra per vari motivi, uno fra tutti l’epilogo tragico del loro amore. Ginevra era la moglie di re Artù, mentre Lancillotto era uno dei paladini della sua corte e Primo Cavaliere della tavola rotonda. Quando il nemico del regno rapì Ginevra fu Lancillotto a salvarla e in seguito a questo avvenimento i due si innamorarono perdutamente. I due escogitarono vari modi pur di vedersi segretamente e stare insieme, ma Re Artù scoprì il tradimento e condannò a morte Ginevra. Lancillotto cercò in ogni modo di attaccare il regno di Camelot pur di salvare la sua amata, ma dopo aver saputo della morte di Ginevra, Lancillotto si ritirò nella vita spirituale.

Tristano è morto per suo amore

e la bella Isotta di tenerezza.

Tristano è un orfano cresciuto con lo zio, il re della Cornovaglia, mentre Isotta è la figlia del re dell’Irlanda. Una volta grande e divenuto guerriero, Tristano decide che è tempo di liberare la Cornovaglia dalla sottomissione irlandese e nell’impresa uccide il fratello del re della Cornovaglia. Isotta, inconsapevole di tutto questo, cura Tristano dalla ferita di una spada insanguinata. Passa del tempo e Tristano parte di nuovo per l’Irlanda dove nell’affrontare un drago rimane ferito e per la seconda volta sarà sempre Isotta a curarlo. Nonostante Isotta verrà a sapere la verità, acconsente di sposare re Marco pur di riportare la pace tra i due regni. Nel viaggio verso la Britannia i due berranno per sbaglio dei filtri magici che farà innamorare l’uno dell’altro. A questo punto tra i due iniziano tutta una serie di incontri clandestini, ma vengono scoperti e condannati a morte. Riescono a scappare, ma una volta trovati Tristano decide di lasciare Isotta al re e di sposare Isotta dalle Bianche Mani che scoprirà che la storia tra Isotta la Bionda e Tristano non si è mai interrotta. Lui si lascerà morire convinto di essere stato abbandonato dall’amore della sua vita e lei, vedendolo morto, muore a sua volta.

Morendo di nuovo non ebbe per Orfeo parole di rimprovero

(di cosa avrebbe dovuto lamentarsi, se non d’essere amata?);

per l’ultima volta gli disse ‘addio’, un addio che alle sue orecchie

giunse appena, e ripiombò nell’abisso dal quale saliva.

Quello di Orfeo e Euridice è uno dei miti più conosciuti. Orfeo, cantore, e Euridice, ninfa bellissima e sposa di Orfeo. Un giorno mentre la ninfa fugge per sottrarsi alle insidie del pastore Aristeo, viene morsa da un velenoso serpente e muore. Orfeo, disperato, scende dal capo degli inferi per riportare sua moglie tra i viventi. Il suo disperato canto d’amore commuove le divinità infernali che gli permettono di riportare Euridice sulla terra a condizione di non voltarsi mai a guardarla fino a quando i sue saranno fuori dal regno degli inferi. Orfeo a un certo punto del tragitto non resiste e si gira a guardare la sua amata che svanisce nelle tenebre.

Il Maggio del Libri 2020| Napoli Leggendaria

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«È per l’amore: voi certamente sapete che tutte le cose a Napoli, dalle pietre al cielo, sono innamorate».

Leggende napoletane. Matilde Serao

Se c’è un sentimento che plasma Napoli quello è l’amore e non a caso molte delle leggende nate e tramandate sono leggende d’amore, un amore nella maggior parte dei casi sofferto, crudele e tragico, parabola di una città di cui ci si innamora all’istante e che al tempo stesso di quell’amore ci fa soffrire, costringendoci ad un odi et amo eterno.

«Ma il mare dove finisce il dolore è il mare di Posillipo, il glauco mare che prende tutte le tinte, che si adorna di tutte le bellezze».

Leggende napoletane. Matilde Serao

«La strada per arrivare a Nisida è lunga e in salita, e tenere tutto assieme è faticoso, e fare tutto bene è impossibile».

Almarina. Valeria Parrella

Si racconta di un bel giovanotto amato da tutti che si chiamava Posillipo il cui animo era infelice a causa di un amore non corrisposto per una fanciulla di campagna tanto bella quanto fredda che si chiamava Nisida. Non potendo sopportare la vista di Nisida, Posillipo decise di farla finita buttandosi in mare. I Fati non accettando il destino trasformarono lui in un poggio che si bagna in mare e lei in uno scoglio posizionato di fronte. Il poggio è diventato un luogo di bellezza ammirato da tutti, lo scoglio invece ospita un carcere minorile che raccoglie i lamenti e la disperazione di chi è costretto a soggiornarci.

«Si davano appuntamenti al Virgiliano, a Posillipo o sulla collina di Capodimonte, nel bosco attorno alle mura del museo nelle cui sale Lorenzo aveva ammirato la Flagellazione di Cristo di Caravaggio».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Leggenda vuole che lui non amasse la città. Preferiva la quiete del bosco dove solo e triste camminava. In città c’era una fanciulla che si struggeva d’amore per lui, ma il pensiero di lui era rivolto ad un altro amore, un amore ignoto e indefinito che vide comparire una mattina d’inverno, in una forma senza forma, una forma fatta della stessa consistenza dell’aria. Quando lui si avvicinò, lei subito scomparve. Disperato, la invocò con tutte le forze, sperando di poterla rivedere e lei ogni giorno iniziò a concedersi sempre di più. Compariva, sorrideva e lo salutava. Non parlava mai, la voce le tremava e le moriva in gola, ma lo ascoltava sempre e ogni giorno rimaneva sempre di più con lui che tanto l’amava. In un crepuscolo d’autunno lui nella disperazione totale le chiese: mi ami?. Sì, rispose lei e lui in un impeto di passione l’abbracciò. Si sentì un rumore orribile, uno scricchiolio assordante. Lei cadde al suolo frantumandosi in tanti cocci di porcellana.

«E adesso, mentre si avviava verso Poggioreale per l’appuntamento con l’avvocato Moscato, era ben lieto di risultare pressoché sconosciuto alle guardie carcerarie».

Anime di vetro. Maurizio de Giovanni

«Ho cominciato a sentirla nell’aria di Capodimonte dove mia madre si è accampata insieme ai morti e a morticini della tisi che in mezzo alle nuvole hanno cominciato a dirle: a nuie chest’aria non ci ha dato la guarigione».

La compagnia delle anime finte. Wanda Marasco

«La discesa costeggia i giardini e gli orti della Certosa di San Martino e offre vedute spettacolari».

Cara Napoli. Lorenzo Marone

«Quelle manco di accorgono di niente. Che stanno al Vomero, mica dentro all’Oceano Indiano».

L’altra madre. Andrej Longo.

C’erano quattro fratelli che si amavano tantissimo e non si staccavano mai l’uno dall’altro. Erano giovani e belli e tutti segretamente innamorati di una fanciulla la cui sorte malevola volle che fosse la stessa per tutti e quattro. Lei non ricambiò l’amore di nessuno e una notte sparì per sempre. I quattro l’aspettarono pazientemente per migliaia di anni e ancora la attendono e nel frattempo si sono uniti in quattro colli ameni dal nome di Poggioreale, Capodimonte, San Martino e Vomero.

«Invece ride il mare di Mergellina: ride nella luce rossa delle giornate stupende; ride nelle morbide notti d’estate, quando il raggio lunare pare diviso in sottilissimo fili d’argento, ride nelle vele bianche delle sue navicelle che paiono giocondi pensieri aleggianti nella fantasia».

Leggende napoletane. Matilde Serao 

C’era un pescatore fortunato che passava le giornate fra reti ed ami. Un uomo semplice e buono che un giorno seduto a riva scorse una ninfa marina con un corpo bianco e provocante e con lunghi capelli biondi che cantava soavemente. Il pescatore cercando di raggiungere la ninfa precipitò in mare e il sito dove annegò venne chiamato Mergellina e leggenda vuole che in alcune notti d’estate compaia la sirena.

«Eccola là, davanti a lui, la principessa Sissi della Napoli autentica. Forse fu per la vera Sissi che il Vate scrisse ‘A vucchella proprio in quel locale, durante la Belle Epoque. C’era già stato, Lorenzo, al Gambrinus, pensando che a quei tavolini si erano seduti Benedetto Croce e Wilde, Hemingway e Jean-Paul Sartre».

Sette opere di misericordia. Piera Ventre

Si narra che il fantasma di una bambina vissuta agli inizi del 1900 appaia ogni novembre nei laboratori del Caffè Gambrinus e il periodo delle apparizioni non è casuale, visto che agli inizi di quel mese si procede con la preparazione del torrone, dolce di cui la bambina andava ghiotta. Molti napoletani che hanno assistito all’apparizione raccontano di una bambina che sorrideva allegramente mentre passeggiava intorno ai tavoli dove erano conservate le tavolette di torrone.

 

 

Il Maggio dei Libri 2020| Se leggo, scopro

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Leggenda narra che durante il suo viaggio Ulisse e il suo equipaggio dovettero tapparsi le orecchie per non cadere nel canto ammaliatore delle sirene. Tra di esse c’era una di nome Partenope che non sopportando il fatto di non essere riuscita ad incantare Ulisse si ammazzò. Il mare trascinò il suo corpo fino a Megaride e i pescatori che la trovarono iniziarono a venerarla come una dea e dalle sue fattezze si delineò la città di Napoli con il capo che segna Capodimonte e la coda che segna Posillipo.

Sempre la leggenda narra che Partenope fosse una sirena nel golfo che un giorno incontrando un centauro di nome Vesuvio si innamorò follemente di lui, ricambiata, ma il geloso Zeus trasformò il centauro in un vulcano gettando Partenope nella disperazione totale che preferì suicidarsi. Dal suo corpo nacque la città di Napoli e finalmente la sirena poté ricongiungersi con il suo amato Vesuvio.

Infine altra leggenda vuole che Partenope era una graziosa fanciulla che abitava in Grecia e che si innamorò ricambiata di Cimone. Il padre ostacolò questa unione in quanto Partenope era già promessa ad Euneo e ai due innamorati non restò che fuggire quanto più lontano possibile senza fare più ritorno. Giunsero in un luogo tranquillo e florido e col tempo fecero venire dalla Grecia amici e parenti e ben presto anche altre popolazioni vicine iniziarono ad arrivare in questa piacevole terra che accoglieva tutti e che chiamarono Napoli.

Le nostre leggende sono l’amore. E Napoli è stata creata dell’amore.

                                                                                         Leggende napoletane. Matilde Serao 

Sono molteplici le leggende di Napoli, sono tanti gli scrittori che le hanno raccontate e sono tantissimi coloro che nei luoghi dove esse nascono hanno ambientato le storie che leggiamo nei libri e in questo piccolo viaggio scopriremo alcune di esse.

Nel corso degli ultimi anni Napoli è diventata il teatro perfetto dove ambientare le storie, non a caso Eduardo De Filippo di Napoli diceva che era un “teatro a cielo aperto” soprattutto per le persone che ci abitano che sono attori improvvisati. Se guardiamo ai libri negli ultimi anni c’è stato un fiorire di scrittori napoletani che si sono imposti sulla scena editoriale con grande successo di pubblico e di critica. Pensiamo ai libri di Maurizio de Giovanni, uno dei giallisti più apprezzati d’Italia che con Ricciardi e i suoi bastardi è arrivato anche sul piccolo schermo, Lorenzo Marone le cui storie sono e saranno sul grande schermo, Diego De Silva, Adrej Longo e Peppe Fiore ed Elena Ferrante la scrittrice italiana più conosciuta ed apprezzata all’estero. Valeria Parrella, Viola Ardone, Wanda Marasco, Antonella Cilento e Piera Ventre tra le scrittrici più brave della nostra letteratura contemporanea e i giovanissimi Alessio Arena, Alessio Forgione e Marco Marsullo e per finire i grandi della letteratura come Ermanno Rea, Anna Maria Ortese, Matilde Serao, Raffaele La Capria e Domenico Starnone (e perdonate se ne ho dimenticato qualcuno, sono tantissimi).

Tornando alle leggende, alcune di esse le ho scoperte grazie ai libri degli scrittori elencati sopra, altre semplicemente girovagando per Napoli, perché ogni luogo ha la sua storia veritiera o leggendaria poco importa, alla fine abbiamo bisogno di credere in qualcosa. Se leggo, scopro è il tema del Maggio dei Libri di quest’anno che per forze di causa maggiore si svolgerà esclusivamente online, tramite i social network e i blog e si prolungherà fino al 31 ottobre. Sul sito del Maggio dei Libri è possibile caricare il vostro evento nella banca dati per far sì che sia visibile a tutti.

Questa era una piccola introduzione, per il viaggio vero e proprio dovete attendere ancora un po’ di pazienza.

Mi raccomando, vi aspetto, non vedo l’ora di partire.

Il Maggio dei Libri 2019| J.D. Salinger, l’ossessione della privacy e gli scrittori di oggi!

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Il 1 gennaio 1919 a New York nacque Jerome David Salinger, lo scrittore statunitense divenuto celebre in tutto il mondo grazie al romanzo di formazione per eccellenza Il Giovane Holden. Doveroso da parte de Il Maggio dei Libri, l’iniziativa giunta alla nona edizione che celebra durante questo mese il libro e la lettura, dedicare al grande scrittore un filone tematico.

Sono sincera, Il Giovane Holden, è stata una lettura che non mi ha fatto impazzire, anzi, sincerità per sincerità, Holden guadagna i primi posti della mia personale classifica dei personaggi letterari più odiosi di tutti i tempi (si divide il podio con Il piccolo principe di Antoine de SaintExupéry).

Il romanzo uscì nel 1951 e nel 1953 in seguito allo straordinario successo del libro, Salinger iniziò a ritirarsi a vita privata, rifuggendo da qualsiasi interesse da parte della stampa e isolandosi nel suo rifugio di Cornish. Quella di Salinger verso la vita pubblica divenne una vera e propria ossessione. Il suo isolamento verso il mondo esterno fu portato all’eccesso, tanto che le notizie su di lui a un certo punto della sua vita sono cessate del tutto. La sua ultima intervista risale al 1974 al New Yorker (giornale con cui Salinger collaborava e dove nel 1965 apparve il suo ultimo racconto).

JD Salinger Portrait SessionMi piace scrivere per me stesso. Pago per questo genere di atteggiamento, Sono conosciuto come una persona strana e distaccata. Ma tutto quello che sto facendo è provare a proteggere me stesso e il mio lavoro. 

 

 

Questa cosa mi ha fatto pensare molto agli scrittori di oggi e come il rapporto con la stampa e con i lettori sia cambiato. Ci sono scrittori che farebbero carte false pur di avere un trafiletto sul giornale di cronaca locale o un passaggio in una trasmissione di un’emittente regionale e soprattutto ci sono i social network che hanno irrimediabilmente mutato il rapporto scrittore-lettore. Se fino a qualche tempo fa le uniche occasioni per poter scambiare qualche parola con lo scrittore erano le presentazioni letterarie, oggi grazie a un semplice messaggio su Facebook, Twitter o Instagram possiamo far sapere in tempo reale se quel libro ci è piaciuto o meno (e se ci è piaciuto in cosa ci è piaciuto e via discorrendo).

Oggi la barriera scrittore- lettore si è infranta e si è dato il via a questo rapporto virtuale che non ha nulla da invidiare a un rapporto reale. Mi capita di vedere lettori che si vantano di amicizie con scrittori solo perché lo scrittore in questione ha messo qualche like (va bene che dopo la storia di Marco Caltagirone vale tutto, ma andiamoci più piano a sbandierare amicizie inesistenti). Mi è capitato di vedere scrittori “corteggiare” lettori solo per la speranza di vendere qualche copia in più* e nella speranza più concreta che quel lettore lusingato da quelle attenzioni si precipiti in libreria per acquistare la copia del libro.

Avere “amici” scrittori su Facebook o seguirsi a vicenda su Twitter e Instagram è diventata consuetudine e spesso mi chiedo se questo sia sano o no in quello che poi sarà il giudizio finale del libro. Se ho lo scrittore tra gli amici avrò più pudore nel dichiarare il giudizio reale di quella lettura, perché magari ho paura che lo scrittore possa sentirsi offeso dalla mia critica o bocciatura (poi ci sono anche gli scrittori che se dici no alla loro proposta di lettura ti bloccano direttamente e dimostrano di avere un grado di maturità inferiore a un bambino di due anni*).

Quindi quello che mi chiedo e che soprattutto chiedo a voi: cosa ne pensate di questo cambiamento di rotta nel rapporto scrittore/lettore?

*tratto da una storia vera, la mia.

Il Maggio dei Libri 2018| #VogliamoLeggere #BlogNotesMaggio

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Il Maggio dei Libri continua e questa settimana la tematica scelta è #VogliamoLeggere. Proprio all’inizio dell’anno feci una sorta di buono propositi in fatto di libri e potrei dirvi quali ho messo in atto e quali no, ma i bilanci vanno fatti a fine anno e quindi portate pazienza ancora per un bel po’.

Collegandomi al bellissimo post di Nereia sul suo LibrAngolo Acuto  ho provato a ragionare su cosa mi aspetto dai libri e cosa voglio leggere io. Pronti? Ecco la mia lista.

  • Voglio leggere storie capaci di catturarmi dalla prima all’ultima riga, un libro da cui non voglio staccarmi fino a quando non l’ho portato a termine, un libro capace da farmi venire gli occhi rossi e stanchi e che nonostante questo non mi fa interrompere la lettura;
  • Voglio leggere storie audaci e rischiose e voglio autori che si mettano in discussione, abbandonando la loro comfort zone abituale per stupirci del tutto. Non so voi, ma io sono stanca di storie che si somigliano, di tematiche trite e ritrite che sembrano essere affrontate tutto dallo stesso punto di vista. La bellezza dei libri è questa, autori capaci di portarti lì dove nessun altro ti aveva ancora portato prima;
  • Voglio leggere storie capaci di andare più a fondo. Quello che noto è che gli autori molte volte restano in superficie, quasi come se dovessero svolgere il compitino per arrivare alla sufficienza. Saranno anche storie belle, ma sono storie che dopo un po’ le dimentichi. Emil Cioran diceva «un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle, un libro deve essere un pericolo», molti dei libri d’oggi a stento ti graffiano;
  • Voglio leggere storie meno prevedibili. Avete presente quella sensazione di quando siete a metà libro e avete capito già come si evolverà il tutto? È la stessa sensazione di quanto intuite l’assassino già prima che il delitto sia avvenuto. Ricordatevelo: quando il lettore anticipa l’autore il libro ha toppato;
  • Voglio scoprire un nuovo autore e voglio innamorarmene follemente così da recuperare tutto ciò che ha scritto fino ad oggi e voglio stupirmi di ogni nuova scoperta fatta su di lui;
  • Voglio trovare il tempo di leggere i libri acquistati da tempo e che mi riprometto sempre di iniziare (tipo Dieci donne di Marcela Serrano, Prima che sia notte di Reinaldo Arenas, L’incolore tazaki tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio di Haruki Murakami…);
  • Voglio trovare il tempo di proseguire le letture iniziate e che per svariati motivi ho dovuto interrompere e che non ho più ripreso (tipo Ipotesi di una sconfitta di Giorgio Falco, L’amore prima di noi di Paola Mastracola, Nessuno è indispensabile di Peppe Fiore…);
  • Voglio leggere alcuno di quei classici indispensabili nella formazione di un lettore che mi intimoriscono perché penso sempre di non capirli e di non esserne all’altezza (come Anna Karenina di Lev Tolstoj, Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij);
  • Voglio leggere anzi voglio rileggere alcuni dei libri che più mi sono piaciuti nel corso degli ultimi anni perché sono sicura che li leggerei diversamente e potrei cogliere delle sfumature che alla prima lettura mi sono sfuggite (tipo Il maestro e Margherita di Bulgakov, 1984 di Orwell, Lessico Famigliare della mia amata Natalia Ginzburg).

Insomma sono tante le cose che #VoglioLeggere e sono tante le cose che mi aspetto dai libri. Ora aspetto voi: cosa volete leggere?

Vi ricordo la fantastica squadra di blogger che compongono il #BlogNotesMaggio che sta arricchendo il Maggio dei Libri con i libro interventi.

Angela, Angela Cannucciari (Youtube)
Maria, @mariadicuonzo1 (Twitter)
Giada, Dada Who? (Youtube)
Paola, @paolacsaba (Twitter)
Selvaggia,  SelvaggiaAngelica (Youtube)