Gli Spaiati| Cosa significa avere trent’anni oggi

Una delle cose che faccio ultimamente è scegliere libri che hanno come protagonisti trentenni la cui vita è incasinata tanto quanto la mia. Durante la lettura mi sento così sollevata al pensiero che tutto questo caos non appartiene solo a me, anche se l’unica pecca è che nei libri tendenzialmente finisce tutto con “e vissero felici e contenti”, mentre io sono sempre qui con “nulla di nuovo sul fronte occidentale”.

Prendiamo ad esempio Oliva, la protagonista del libro di Lorenza Gentile, Le piccole libertà (Feltrinelli). Oliva è una trentenne il cui lavoro non può essere definito proprio tale. È in attesa come tantissime persone della sua età che quel contratto diventi a tempo indeterminato in modo che il timore di essere sbattuta fuori dall’oggi al domani cessi.

Ha una relazione che pare funzionare, anzi, Oliva è prossima al matrimonio. In teoria la sua vita scorre come dovrebbe, ma in pratica non scorre come vorrebbe. Le sue amiche si muovono tra mutui da accendere, case da acquistare, figli da mettere al mondo, mentre lei non riesce neanche a perdere quei pochi chili che servono per entrare meglio nel vestito da sposa. La sera fatica a dormire, perché l’ansia la divora.

Succede che un giorno la sua routine tanto perfetta viene incrinata da un pacco che si vede recapitare in ufficio con all’interno due biglietti andata-ritorno per Parigi. A Parigi vive la zia che è scomparsa chissà per quale motivo molti anni prima senza alcun motivo apparente rompendo ogni rapporto con la sua famiglia. Da un lato c’è la vita ordinaria fatta di casa e lavoro, dall’altre due giorni e una notte a Parigi dalla zia tanto amata che le ha dato appuntamento alla Shakespeare & Company. Decide di concedersi questa libertà e una volta a Parigi verrà trascinata in mille situazioni che la sua vita ordinaria non avrebbe mai concepito.

Da trentenne a trentenne prendiamo adesso Casey, la protagonista di Scrittori e amanti di Lily King (Fazi). Sogno nel cassetto: diventare scrittrice. Mansione reale: cameriera di un ristorante. Il suo proposito è quello di non pensare ai soldi di prima mattina, perché se pensasse al fatto di avere settantamila dollari di debiti da saldare probabilmente non avrebbe neanche la forza di alzarsi dal letto. Del suo gruppo di amici è rimasta l’unica a credere ancora nel sogno di diventare scrittrice, motivo per cui ogni giorno si impone di scrivere almeno qualche pagina del suo libro. Sua madre è morta poco tempo prima mentre era in vacanza e la sua ultima relazione è fallita miseramente: ripeto, trovare un motivo per alzarsi la mattina è davvero difficile per Casey.

Succede che Casey incontra Silas, un ragazzo che come lei sogna di diventare scrittore, anche se dopo un primo appuntamento sparisce nel nulla con una delle scuse più banali al mondo: parto, non so quando torno. E succede che incontra anche Oscar che a differenza di Casey è uno scrittore affermato, conosciuto e apprezzato che le fa credere che forse un briciolo di felicità può permetterselo anche lei.

Il libro di Lorenza Gentile è una vera e propria favola moderna, un libro che potrei definire una coccola. C’è Parigi, che fa sognare anche il cuore più arido, c’è la Shakespeare & Company che fa venir voglia di buttare le prime cose in valigia e fare un biglietto di sola andata, c’è l’imparare a osare e uscire da quella comfort zone che ci siamo creati per accontentare gli altri e per proteggere noi da qualsiasi tipo di fallimento: la vita è oggi, dovremmo ricordarcelo di più.

Il libro di Lily King, invece, è un libro che con sagacia ci racconta cosa significa non rinunciare ai nostri sogni anche se la vita sembra volerci dire di darci un taglio e mettere la testa a posto. Le gioie, i dubbi e i tormenti li faremo nostri e alla fine saremo contenti per l’happy ending, probabilmente scontato, ma perché avremmo dovuto remare contro di lei?

  • Titolo: Le piccole libertà – Scrittori e amanti
  • Autrice: Lorenza Gentile – Lily King
  • Casa editrice: Feltrinelli – Fazi
  • Data di pubblicazione: 13 Maggio 2021 – 22 Aprile 2021

Quando il mondo era giovane | Carmen Korn

Gianni gli corse dietro, chiamandolo a gran voce.

Terminata l’ultima riga di Quando il mondo era giovane, posso affermare che Carmen Korn entra di diritto nella lista dei miei scrittori preferiti in assoluto. Cosa la rende unica? La normalità. Le storie che Carmen Korn racconta non hanno niente di eccezionale, eppure riesce a farti appassionare ad ogni personaggio a cui ha dato vita.

Quali sono i personaggi che ci faranno compagnia questa volta? Scopriamolo insieme.

1950. La seconda guerra mondiale era ormai finita, ma gli strascichi erano ancora vivi nella mente e sulla pelle di chi l’aveva vissuta. Gerda e Heinrich vivevano a Colonia insieme ai due figli Ulrich e Ursula e insieme alle cugine di lui Lucy e Billa che nei bombardamenti avevano perso la casa di famiglia. La sorella di Heinrich, Margarethe, si era trasferita anni prima a Sanremo per amore del suo Bruno e lì viveva con lui e suo figlio Gianni. Ad Amburgo Elisabeth, migliore amica di Gerda, viveva con suo marito Kurt, sua figlia Nina e suo nipote Jan.

Il 1° gennaio le tre famiglie si preparavano a dare il benvenuto al nuovo anno, anche se per certi aspetti c’era poco da brindare.

La galleria d’arte di Heinrich aveva visto tempi migliori e al momento le persone che avevano la testa e il denaro da dedicare all’arte erano veramente poche. E pensare che prima della guerra lui era direttore del Gürzenich, il museo di Arte e i quadri erano il suo pane quotidiano. Adesso, invece, anche se non c’erano le macerie ad intasare le strade della città, c’erano ancora persone che non avevano muri, figuriamoci se gli passava per la testa l’idea di comprare quadri.

Dal punto di vista economico sua sorella Margarethe se la passava decisamente meglio, ma la presenza della dispotica suocera che decideva per tutta la famiglia, rischiava di giorno in giorno di incrinare i rapporti famigliari e l’idea di tornare a vivere a Colonia prendeva sempre più forma nella sua mente.

A passarsela peggio era Elisabeth che passava le sue giornate in pena a causa della figlia Nina il cui marito risultava disperso in Russia: faceva parte dei tanti che erano ancora prigionieri o era morto in guerra e nessuno ancora li aveva avvisati? E mentre suo marito Kurt sembrava incoraggiare la figlia a voltare pagina per il bene suo e del figlio, lei non voleva abbandonare l’idea del ritorno del genero tanto amato.

Nell’arco di un decennio seguiamo l’evolversi delle storie di queste tre famiglie, storie che riserveranno non poche soprese. Come dicevo qualche riga più su, la bellezza della scrittura di Carmen Korn sta nel confezionarci storie dove narra la normalità dello scorrere del tempo. Non c’è bisogno di inscenare intrighi, segreti e colpi di scena, basta la vita, quella vera, con il suo carico di emozioni, gioie e dolori ad appassionare il lettore. Non so voi, ma dopo aver letto questo primo capitolo, non vedo l’ora di scoprire come continuerà la storia.

  • Titolo: Quando il mondo era giovane
  • Autrice: Carmen Korn
  • Casa editrice: Fazi
  • Data di pubblicazione: 3 Giugno 2021

Una vita da ricostruire | Brigitte Riebe

Berlino 1945 è una città ridotta in macerie. La seconda guerra mondiale ha portato morte e distruzione e la città e i suoi abitanti a fatica cercano di riprendere in mano la propria vita.

Rike sa che questo non è il momento di crollare, perché sono troppe le persone che fanno affidamento su di lei. Da quando suo padre Friedrich e suo fratello Oskar risultavano dispersi, quello nella migliore delle ipotesi, le donne di casa, la matrigna Claire e le sorelle Silvie e Florentine avevano tacitamente eletto Rike responsabile di tutto e così non poteva essere altrimenti. Claire era troppo abbattuta alla sola idea di aver perso il marito in battaglia, Florentine era troppo piccola per relegarle responsabilità e l’unica cosa che faceva per sopravvivere alle giornate era disegnare, mentre Silvie era troppo immatura per pensare di affidarle qualcosa.

A guerra finita Rike sapeva di doversi rimboccare le maniche e ricominciare tutto da capo. Il sogno di riportare in vita i Grandi Magazzini Thalheim era tutto ciò che la teneva in vita e non poteva darsi per vinta in questo momento. Bisognava recuperare le singer e le stoffe che saggiamente avevano nascosto e lavorare per realizzare il sogno.

Nel mezzo c’era una città che a fatica cercava di ritornare alla normalità, c’era la fame che pativano ogni giorno, c’era una situazione economica disastrosa che impediva alle persone di sognare giorni migliori e c’erano i brutti ricordi che ogni tanto affioravano e quasi non la facevano respirare.

Anni prima Rike aveva perso la sua amata mamma in un incidente stradale, una ferita che ancora le provocava dolore, soprattutto se pensava alla verità che si nascondeva dietro a quell’incidente.

L’incontro di Rike con la sua storica amica Miriam, miracolosamente scampata alla caccia agli ebrei, è il segno del destino che Rike aspettava e grazie al talento da sarta di Miriam e alla determinazione di Rike, le ragazze danno vita alla loro prima collezione.

Una vita da ricostruire di Brigitte Riebe è il primo libro di una trilogia che Fazi ha deciso di far conoscere ai lettori italiani. Ammetto che storie di questo tipo sono la mia ideale comfort-zone letteraria. Sono da sempre affascinata dalle storie familiari e di rinascita e questo libro ha i classici elementi che potranno incuriosire e coinvolgere il lettore che si affezionerà di pagina in pagina alla storie di queste ragazze e alle loro vite.

  • Titolo: Una vita da ricostruire
  • Autrice: Brigitte Riebe
  • Casa Editrice: Fazi
  • Data di pubblicazione: 18 Marzo 2021

Passione saghe famigliari| Cinque libri da leggere

Parliamo di uno dei miei generi preferiti in assoluto quando si parla di libri: le saghe famigliari. A dire il vero non so se possiamo ritenerlo un genere, ma prendiamolo per buono e procediamo. Se c’è una famiglia numerosa ci sono io, se c’è una famiglia e sullo sfondo un Paese che aspetta solo di essere raccontato, ci sono sempre io, ecco perché oggi ho deciso di consigliarvi le cinque saghe famigliari che più porto nel cuore.

«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito».

Questo è l’incipit più conosciuto e amato della storia della letteratura mondiale che dà il via a una delle saghe famigliari più lette. Cent’anni di solitudine (Mondadori) di Gabriel Garcia Marquez mi capitò tra le mani un agosto di moltissimi anni fa (sono giovincella, non capite male) e lo presi incuriosita, ma al tempo stesso timorosa di non riuscire ad addentrarmi in una storia che già mi sembrava complicata. I libri belli, quando sono scritti bene, non vanno mai temuti e in men che non si dica mi immaginai per le strade di Macondo, la città immaginaria pensata dall’autore e situata nella Colombia caraibica, per conoscere volta per volta tutte e sette le generazioni della famiglia Buondia. C’è magia, c’è fantasia, c’è la vita e c’è la morte: il romanzo di Garcia Marquez è e resta uno dei più belli di tutti i tempi.

Torniamo in Italia, per una saga ambientata a Grottole, un paesino nei pressi di Matera. A portarci è Mariolina Venezia con Mille anni che sto qui (Einaudi) che parte dal 1861 per arrivare fino ai primi anni ’90 partendo dal capostipite don Francesco fino alla piccola Gioia ben cinque generazioni della famiglia Falcone vengono raccontate e con essa tutta la trasformazione del nostro Paese, partendo dall’unità d’Italia, passando per guerre e ricostruzioni e trasformazioni.

Rimanendo sempre nel nostro belpaese, ma spostandoci questa volta a nord, Daniela Raimondi con La casa sull’argine (Nord) ha fatto innamorare tutti i lettori della famiglia Casadio. Anche in questo caso partiamo dalla seconda metà dell’Ottocento e siamo a Stellata, un borgo diviso tra Lombardia, Veneto e Emilia Romagna. Il paesino è scosso dall’arrivo degli zingari che decidono di piantare le tende per un po’ e l’ancora scapolo Giacomo Casadio si innamora della zingara Viollca Toska e i due si sposano unendo non solo due persone nel sacro vincolo del matrimonio, ma anche due generazioni che non potrebbero essere più diverse. Da un lato ci sono i discendenti di Giacomo, i sognatori dagli occhi azzurri e dai capelli biondi e dall’altro i sensitivi, con gli occhi e i capelli neri. I vari componenti della famiglia si passano di volta in volta la parola, per raccontarci l’evoluzione dei loro legami e della loro storia che si divide dalla voglia irrefrenabile di seguire le proprie passioni e i propri sogni e la paura di quel destino profetizzato anni prima da Viollca che mette sempre tutto in discussione.

Prima di lasciare l’Italia spostiamoci a Venezia con la saga famigliare raccontata da Luciana Boccardi ne La signorina Crovato (Fazi) che altro non è che la biografia della stessa autrice. La storia parte nel 1936, un periodo cruciale del nostro Paese, soprattutto se come il padre di Luciana ti dichiari ateo e antifascista. Quando il padre rischia di morire per salvare una famiglia in un incendio, Luciana si rende conto che lui non potrà più provvedere alle necessità famigliari, motivo per cui si rimbocca le maniche facendo svariati lavori provvedere all’economia famigliare. Circondata dalla madre e da tante altre figure che la aiuteranno o la deluderanno, Luciana arriverà poco per volta a coronare il sogno della sua vita.

Ultimo romanzo famigliare della giornata Quando le montagne cantano (Nord) di Phan Que Mai Nguyen, la delicatissima ed emozionate storia della famiglia della piccola Houng che con sua nonna Dieu Lan sembrano essere le uniche superstiti. Quando la loro casa viene distrutta durante i bombardamenti che stanno lacerando il Vietnam, la nonna decide di raccontare la storia della famiglia alla sua piccola nipotina, nell’attesa e nella speranza che a guerra finita tutti i componenti tornino sani e salvi. È la storia di una famiglia, ma è anche la storia di un Paese che ha patito povertà e guerre e ha portato distruzione e morte, ma è anche una storia di amore, speranza e di valori famigliari che nessuna guerra potrà mai spezzare.

La fortuna di Finch | Mazo de la Roche

Ci sono libri che hanno il potere di farti sentire a casa. Una volta lette le prime pagine del libro di Mazo de la Roche La fortuna di Finch, Fazi, avevo la sensazione di trovarmi di nuovo a Jalna, questa splendida tenuta nel territorio canadese che poco per volta abbiamo imparato a conoscere.

Dover dire addio ad Adeline non è stato semplice per nessuno dei componenti dei Whiteoak che dalla centenaria madre e nonna hanno ereditato frasi e movenze che fanno sentire meno la sua mancanza. L’eredità lasciata in blocco a Finch aveva acceso gli animi di molti di loro, ma adesso sembrerebbe che tutti quanti hanno accettato l’assurda decisione di Adeline e l’intera famiglia si prepara per festeggiare i ventun anni del ragazzo con una magnifica cena.

Dal suo canto Finch fatica ancora a credere di aver ereditato quell’immensa fortuna motivo per cui decide di esaudire in un certo senso il desiderio di ogni Whiteoak. Si prodiga nel fare delle migliorie per Jalna, regala una bella automobile al fratello Piers, decide di aiutare la sorella Maggie nel pagamento del mutuo e regala un viaggio ai due zii Nicholas e Ernest a Londra dalla sorella Augusta, un viaggio a cui si unisce anche il giovane che sente più che mai la necessità di cambiare aria.

In tutto ciò, infatti, Finch si sente finalmente libero di poter prendere delle decisioni che hanno a che fare con la sua vita e il suo futuro, anche se è consapevole che tali decisioni non troveranno l’appoggio del suo amato fratello Renny. Decide di mettere i malumori da parte e di godersi il soggiorno londinese insieme agli zii a casa della zia Augusta dove Finch farà la conoscenza della cugina Sarah che in breve tempo farà breccia in lui.

Mentre nel vecchio continente Finch si aprirà a nuove esperienze e ritroverà il fratello Eden, a Jalna il matrimonio tra Renny e Adeline mostrerà le prime crepe e in lei crescerà sempre di più la convinzione di aver fatto un passo rischioso e azzardato e dovrà capire una colta per tutte se vorrà effettivamente far parte della famiglia e diventare una Whiteoak.

Come dicevo in apertura, i libri di Mazo de la Roche sono libri che mi fanno sentire a casa. Sono libri che divoro con l’impazienza tipica del lettore che è incapace di lasciare anche solo per un attimo i propri personaggi preferiti e che una volta arrivata alla fine viene assalita da una dolce malinconia. L’unica magra consolazione è sapere che non molto tardi questa amata famiglia tornerà a bussare alla mia porta e non vedo l’ora di poter aprire e immergermi nuovamente nelle loro vite.

  • Titolo: La fortuna di Finch
  • Autrice: Mazo de la Roche
  • Casa Editrice: Fazi
  • Data di pubblicazione: 28 Gennaio 2021

Di libri che leggeremo a gennaio| Guida alle nuove uscite

Bentrovate personcine belle e buon 2021 (scusate il ritardo). Non so voi, ma dopo una lunga pausa è sempre difficile per me riprendere le abitudini. Le mi letture vanno a rilento e la voglia di mettere nero su bianco le impressioni dei primi libri dell’anno letti al momento non c’è e quindi perdonate questo post fatto di chicchiericcio inutile, ma ogni tanto facciamoci prendere dalle futilità.

È mia abitudine nei primi giorni dell’anno appuntarmi le uscite più attese e interessanti che ci accompagneranno nei prossimi mesi e quindi questo post sarà una sorta di calendario delle uscite di gennaio che ho segnato sulla mia agenda e che spero davvero di leggere: prendete carta e penna e non dimenticate di prendere appunti.

Si parte il 7 gennaio con l’uscita dell’esordiente Carmen Barbieri per Feltrinelli con Cercando il mio nome, un romanzo che non ha paura di mostrare il dolore nella sua essenza e nella sua forma più cruda. Rimanendo in tema esordienti napoletani (perché lo sapete che per me gli scrittori napoletani so piezz’ e cor) il 19 gennaio arriva in libreria per Mondadori il romanzo di Gianluca Nativo Il primo che passa, il racconto della nascita di un amore giovane in una Napoli periferica che mostra come sempre da una parte il degrado e dell’altra la bellezza. Il 14 gennaio è il turno di Raven Leilani con Chiaroscuro targato Feltrinelli, romanzo che ho già avuto la fortuna e il piacere di leggere in anteprima e che racconta di questa generazione (la mia) che fa fatica a trovare il proprio posto sul mondo e Antonella Lattanzi con Questo giorno che incombe per Harper Collins, romanzo già in odore di Premio Strega che racconta un fatto di cronaca realmente accaduto.

Il 19 gennaio arriva per Einaudi il romanzo di Paolo Milone L’arte di legare le cose, un libro che si preannuncia forte e doloroso e che racconta come se fosse un diario personale la storia di un reparto di Psichiatria d’urgenza dove Paolo Milone ha lavorato per ben quarant’anni.

Il 21 esce per Ora che eravamo libere di Harriette Roosenburg, un best seller degli anni cinquanta che Fazi riporta in libreria, un intenso memoir sulle pagine più dolorose della nostra storia recente e dello stesso avviso il libro di Simon Stranger Il solo modo per dirsi addio che arriverà in libreria il 26 gennaio per Einaudi Stile Libero.

Per concludere il ritorno in libreria di due scrittrici che amo molto e cioè Mazo de la Roche che con La fortuna di Finch il 28 gennaio ci riporta nella splendida tenuta di Jalna (Fazi) e Mariapia Veladiano che il 21 gennaio torna con Adesso che sei qui per Guanda, una storia di affetti familiari e di donna che sanno amare.

Il 2020 in libri | Classifica dei migliori dell’anno

Siamo arrivati a quella parte dell’anno che grida da ogni angolo: CLASSIFICA.

Non c’è niente di più bello per me che compilare la lista dei migliori libri che mi hanno accompagnato in questo pazzo, folle, assurdo e drammatico 2020 che vorrei cancellare per sempre da ogni ricordo. Dirò una cosa molto banale (per me no, per gli altri boh), ma quest’anno i libri mi hanno aiutato tantissimo. Nella prima parte dell’anno caratterizzata dall’incertezza e dalla paura del lockdown, per quanto la mia mente non fosse libera dall’ansia e dalle mille preoccupazioni, i libri sono stati i miei fedeli compagni, gli unici momenti di evasione che mi erano permessi. Non avevo la concentrazione che ho di solito e di questo mi sono lamentata molto, così come non sempre c’erano giornate in cui riuscivo a leggere, ma quando questo capitava, il solo sapere di avere una storia che mi stata aspettando mi faceva stare meglio. Quando mi chiedono «come fai a leggere tanto?» vorrei rispondere «come fai a non leggere affatto?», perché non c’è niente di più salvifico di un libro, non c’è niente di più bello di una storia, non c’è niente di più potente della lettura.

Il momento chiacchiericcio è terminato, tranquilli, andiamo subito avanti.

Il 2020 è stato ottimo da punto di vista della lettura (solo per quello a dire il vero), ho letto di più, ho avuto modo di recuperare alcuni autori, di portare a termine il mio programmino di scoperta della letteratura sud americana (SUR, grazie), di leggere qualche altro pilastro della letteratura russa (ciao, Delitto e Castigo, anche quest’anno non sto parlando di te) e ovviamente di stare quanto più possibile al passo con le novità.

Classifica? È ora.

  • Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli (Mondadori) & La città dei vivi di Nicola Lagioia (Einaudi)
  • Malinverno di Domenico Dara (Feltrinelli)
  • Mai stati così felici di Claire Lombardo (Bompiani)
  • La casa sull’argine di Daniela Raimondi (Nord)
  • Il ritratto di Ilaria Berdardini (Mondadori)
  • Bordo sud di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi)
  • La strada di casa di Kent Haruf (NN Editore)
  • Gli anni invisibili di Rodrigo Hasbun (SUR)
  • Aria di novità di Carmen Korn (Fazi Editore)

Il primo posto è giustamente occupato da non uno, ma due libri e il motivo è presto detto. Quando ho letto Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli ho subito pensato di trovarmi di fronte a un libro eccezionale come pochi. Per mesi e mesi ho detto che per me la classifica si poteva già chiudere e che quello era il miglior libro del 2020. Quando poi ho letto il libro di Nicola Lagioia La città dei vivi mi sono dovuta ricredere, perché nessuno mi aveva preso in quel modo, nessuno mi aveva ossessionato così: il primo posto ha abbastanza spazio da poter accogliere entrambi.

Malinverno di Domenico Dara è il libro che tutti i lettori ameranno, perché parla il linguaggio di noi dipendenti dalle storie. Per la serie saghe famigliari che tanto amo Mai stati così felici, La casa sull’argine e Aria di novità (che giunge al termine) sono quelle che ho maggiormente amato. Il ritorno inatteso di Donatella Di Pietrantonio con Borgo Sud non poteva non figurare tra le migliori letture di quest’anno mentre Il ritratto di Ilaria Bernardini è stata una vera e propria piacevole scoperta.

Arriviamo al capitolo Kent Haruf. Qualche anno fa ho letto Benedizione ed ero tornata ad Holt con Le nostre anime di notte. Per motivi a me ignoti ho sempre rimandato la lettura degli altri libri almeno fino a questo agosto quando complice la noia mortale che mi affliggeva e la presenza degli altri libri sul mio Kindle mi sono decisa ad iniziare. Grazie, Kent, non piangevo così da non so quanto tempo. Crepuscolo prima e Canto della Pianura poi, mi hanno devastata e come se non bastasse La strada di casa mi ha dato il colpo finale. In tutto ciò avrei ancora Vincoli che attenderà un bel po’ prima di essere letto, perché non mi piace sapere che dopo quello non avrò più niente di Kent Haruf da leggere.

Come accennavo sopra, quest’anno ho deciso di approfondire meglio la letteratura sud americana cosa che sono riuscita a fare grazie alla Sur che considero una vera e propria scoperta. Rodrigo Hasbun, Vera Giaconi, Carlos Manuel Álvarez, Silvina Ocampo, Adolfo Bioy Casares e Samanta Schweblin sono stati gli autori che mi hanno fatto viaggiare da un Paese all’altro dell’America Latina: la promessa per il 2021 è quella di non fermarmi.

Gli Spaiati| I tre Fazi della settimana

È stato per periodo intenso e di grandi letture questo delle ultime settimane e finalmente ho l’occasione di parlare meglio di alcuni dei libri che mi hanno fatto compagnia ultimamente. Sono tre libri targati Fazi Editore diversi tra loro, ma con alcuni elementi in comune.   

Andiamo in ordine temporale e iniziamo da Va tutto bene, signor Field della scrittrice sudafricana Katharina Kilalea. Questo libro segna il suo esordio nel mondo della narrativa, esordio che come spesso si dice, ha messo d’accordo pubblico e critica. Al centro della storia c’è la vita del pianista Field che in ritorno da un concerto a Londra viene coinvolto in un incidente ferroviario che gli causa una frattura alle ossa della mano sinistra che compromette seriamente la sua attività lavorativa. Con i soldi del risarcimento acquista una casa a Città del Capo, casa costruita dell’architetto Jan Kallenbach che si rifà fedelmente alla Villa Savoye di La Corbusier. Field e la moglie Mim si trasferiscono in questa nuova splendida abitazione, ma il carattere ormai rassegnato di Field spinge Mim a fare i bagagli dall’oggi al domani per abbandonare marito a casa. Questa solitudine forzata spinge il pianista a fare delle riflessioni sulla sua vita iniziando un dialogo con la vedova dell’architetto, Hannah, verso cui Field inizia a sviluppare una vera e propria ossessione. La bellezza di questa storia è che poco per volta veniamo trascinati dai dialoghi fittizi di Field; seguiamo la sua fissazione e la sua volontà di ricostruire la sua identità per non essere sopraffatto del tutto dalla solitudine.

Di ricostruzione si parla anche in un certo qual modo nel secondo romanzo di Anna Giurickovic Dato Il grande me, arrivato nelle librerie il 10 settembre. Simone scopre all’età di 61 anni di essere malato, una malattia che purtroppo non può lasciargli scampo e che nel giro di pochissimo tempo lo condurrà a morte certa. I suoi tre figli Carla, Laura e Mattia accorrono al capezzale del padre dopo anni in cui il rapporto con Simone di era ridotto a niente. Di fronte a tragedie del genere, però, si tendono a mettere da parte i dissapori e si cerca di appianare le vecchie ruggini, per fare in modo di non lasciare niente in sospeso. Più la malattia va avanti e più ripercorriamo la vita di Simone, partendo dalla sua felice infanzia in Sicilia, passando per l’adolescenza fino ad arrivare ad aneddoti con i suoi tre figli che lo hanno sempre considerato forte. Libri del genere non sono mai facili nella lettura, sono capaci di segnare il lettore e destabilizzarlo del tutto, l’autenticità delle emozioni che spigiona fanno di questo libro un libro di necessaria lettura.

Chiudiamo il tris di letture con un libro arrivato da pochissimo in libreria, Perdersi di Elizabeth Jane Howard, la celebre scrittrice dalla saga dei Cazalet (saga che prima o poi mi toccherà recuperare). Harry è un uomo che potremmo definire un uomo affascinante, uno di quegli uomini capaci di conquistare una donna nel giro di poche battute e non è un caso se la sua è stata una vita segnata dalle donne. Arrivato a sessant’anni e con due matrimoni falliti alle spalle, Harry ripercorre mentalmente la sua vita e piuttosto che fare ammenda per i suoi errori passati, decide di cercare l’ennesima donna da plagiare e raggirare e la trova in Daisy, anche lei sessantenne che vive nella tranquilla solitudine del suo cottage. Quando Harry le si offre come giardiniere, Daisy nonostante la diffidenza iniziare, fa entrare quell’uomo nella sua vita, complice i modi di lui a cui nessuna donna riesce a dire di no e in pochissimo tempo cade nella rete di quest’uomo abituato a giocare con i sentimenti altrui. Il libro di Elizabeth Jane Howard è un libro dai tratti molto profondi e soprattutto è un libro capace di catturare fin da subito il lettore.