Di libri necessari|Matt Haig e Paolo Milone

Gennaio è stato un mese strano per quanto riguarda le letture, anzi, gennaio è stato un mese strano. Avete presente quella sensazione di non voler fare niente? Non parlo di ozio fine a se stesso, parlo di quella cosa per cui niente ci smuove. Gennaio è stato un lungo letargo in cui la maggior parte dei libri che ho iniziato, li ho messi via dopo poche pagine e le poche serie TV che ho visto, le ho viste in un modo così superficiale che a stento le ricordo.

Non nascondo che tutta la situazione che stiamo vivendo inizia a pesare a livello emotivo, ma sarà solo quello? I libri sono da sempre il mio conforto e il mio rifugio e se anche un libro non è capace di proiettarmi altrove, allora il fatto è grave e la situazione è serie.
Gennaio è quindi stato un mese in cui sono passata da una lettura all’altra, ma poche hanno fatto davvero breccia nel mio cuore da lettrice.

Un discorso diverso va fatto per due dei libri che mi hanno fatto compagnia in queste ultime settimane e cioè «Ragioni per continuare a vivere» di Matt Haig (Edizioni E/O) e «L’arte di legare le persone» di Paolo Milone (Einaudi).
Nel primo lo scrittore si mette a nudo raccontando il suo periodo più buio in cui si è ritrovato a fare i conti con una forte depressione e con l’ansia. Paolo Milone, qui al suo esordio, racconta i suoi oltre quaranta anni come medico nel reparto di Psichiatria d’urgenza a Genova. La malattia mentale raccontata da una parte da chi l’ha vissuta sulla propria pelle e dall’altra da chi la vede ogni giorno sulle persone che cerca di curare. Mi tocca scomodare uno dei termini che più detesto quando si parla di libri, ma in entrambi i casi non posso che dire che questi sono libri necessari, perché ancora oggi la malattia mentale è un tabù, ancora oggi si confonde depressione con tristezza e ansia con eccessiva emotività e soprattutto ancora oggi i pregiudizi legati alla malattia mentale sono tanti, sono troppi.

Sei depresso? Esci, vedi qualcuno. Sei ansioso? Non ci pensare, pensa ad altro. In «Ragioni per continuare a vivere», Matt Haig racconta di quanto facile sia cadere in depressione e quanto difficile sia rialzarsi e soprattutto racconta le montagne russe emotive che questo male oscuro provoca. Paolo Milone pagina dopo pagina, invece, ci porta tra le storie di chi combatte, di chi vince, di chi perde, di chi si arrende e di chi ad arrendersi non vuole pensarci affatto.
Sono due libri diversi eppure legati indissolubilmente tra loro.

Non vorrei dire che sono due libri che dovrebbero leggere tutti, ma dico che sono due libri che dovrebbero leggere tutti.

  • Titolo: Ragioni per continuare a vivere
  • Autore: Matt Haig
  • Casa editrice: Edizioni E/O
  • Data di pubblicazione: 4 Giugno 2020
  • Titolo: L’arte di legare le persone
  • Autore: Paolo Milone
  • Casa editrice: Einaudi
  • Data di pubblicazione 19 Gennaio 2021

La biblioteca di mezzanotte | Matt Haig

E se…

Se c’è un espressione che a un certo punto abbiamo usato tutti, ma proprio tutti è questa: e se. E se avessi accettato quel lavoro, e se avessi chiuso prima quel rapporto che mi faceva solo soffrire, e se fossi stata più coraggiosa e se avessi detto no, insomma tutte frasi che ci portano a una sola e unica domanda: come sarebbe la mia vita oggi?

Nora è stanca della sua vita che sembra essere arrivata a un punto di stallo. Ha un lavoro che non le piace, un rapporto inesistente con l’unico componente della sua famiglia ancora in vita e non ha nessuno al suo fianco. Se questa deve essere la sua vita tanto vale farla finita, motivo per cui una sera ingerisce una quantità spropositata di sonniferi e decide di darci taglio. 

Si ritrova in una sorta di limbo tra la vita e la morte, un limbo cha ha le fattezze di una biblioteca e dove tutti i libri presenti le offrono l’opportunità di vedere come sarebbe stata la sua vita in seguito a determinate scelte fatte. La curiosità è tanta e soprattutto c’è la voglia di scoprire che vita avrebbe avuto se avesse fatto scelte diverse: sarebbe stata felice?

Libro dopo libro Nora maneggerà tutti i suoi rimpianti e arriverà alla conclusione che nessuna vita può essere definita perfetta.

Tutto questo per dire che la vita è una meravigliosa e dannata incognita e che i rimpianti e i rimorsi fanno parte di questa assurda giostra che si chiama vivere.

  • Titolo: La biblioteca di mezzanotte
  • Autore: Matt Haig
  • Casa editrice: Edizioni E/O
  • Data di pubblicazione: 13 Agosto 2020

Il libro di Matt Haig, La biblioteca di mezzanotte, Edizioni E/O, è un libro che conquista il lettore fin dall’inizio e pagina dopo pagina mettiamo da parte la vita di Nora e ci concentriamo sulla nostra di vita pensando a quelle scelte che per mancanza di coraggio non abbiamo preso e a un certo punto diventiamo noi i protagonisti di questa storia. Mi capita di dire spesso che i libri su di me hanno lo stesso effetto di una seduta di analisi e infatti questo libro mi ha fatto pensare come nessun libro prima d’ora. Sono pentita di alcune scelte fatte nella mia vita? Certo. Sono felice di come stia andando la mia vita oggi? No, non lo sono. Ho la certezza che la mia vita sarebbe migliore se avessi preso scelte diverse? No, assolutamente no e questa cosa che siamo portati a pensare che scelte diverse significa scelte migliori e di conseguenza vita felice è solo un inganno che facciamo a noi stessi. Tutte le scelte che facciamo hanno delle conseguenze e tutte le scelte che facciamo portano qualcosa nella nostra vita. Quel cambio di rotta di un bel po’ di anni fa mi avrà tolto qualcosa, ma al tempo stesso mi ha dato altro e non vorrei essere fatalista, ma voglio pensare che è così che doveva andare e che le persone che oggi sono parte fondante della mia vita lo sono anche grazie a quel cambio di rotta.

Il 2019 attraverso i libri| Classifica delle migliori letture dell’anno

Le classifiche di lettura di fine anno sono la cosa che più amo. Le cerco, le leggo, le commento e le critico se non vedo comparire dei libri che mi sono particolarmente piaciuti durante l’anno. Ogni volta diventa più difficile decretare i migliori libri letti negli ultimi dodici mesi, primo perché faccio tante belle letture e secondo perché a volte mi interrogo sul risultato di migliore: che vuol dire? Migliore nel senso di trama che mi ha spiazzato, per stile ineccepibile, per le emozioni che mi ha lasciato? Forse migliore è un bel mix delle cose sopra elencate e che ha all’interno altre sfumature che al momento mi sfuggono.

Passiamo alla cosa che più ci interessa: i libri. Quelli da me selezionati sono quelli che più porto nel cuore in questo momento. Ci sono degli autori che sono stati per me delle favolose scoperte, altri che sono stati delle conferme ed altri ancora di cui ho cambiato giudizio nei confronti dei loro libri.

  1. Il treno dei bambini, Viola Ardone (Einaudi)
  2. La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante (Edizioni E/O) & Confidenza, Domenico Starnone (Einaudi).
  3. Persone normali, Sally Rooney (Einaudi)
  4. Ottanta rose mezz’ora, Cristiano Cavina (Marcos y Marcos)
  5. Fedeltà, Marco Missiroli (Einaudi)
  6. Almarina, Valeria Parrella (Einaudi)
  7. Svegliami a mezzanotte, Fuani Marino (Einaudi)
  8. Donne difficili, Roxane Gay (Einaudi)
  9. Benevolenza cosmica, Fabio Bacà (Adelphi)
  10. Jalna, Mazo de la Roche & È tempo di ricominciare, Carmen Korn (Fazi)

Il libro simbolo del mio 2019 è Il treno dei bambini di Viola Ardone. Simbolo perché è un libro che in molti stavamo aspettando, le aspettative nei confronti della storia di Amerigo erano alle stelle, aspettative che sono state tutte ripagate. Viola Ardone ha scritto uno di quei libri che rimarrà negli anni, fidatevi.

Secondo ex aequo (e credetemi è un caso) i libri Elena Ferrante e Domenico Starnone. Nessuno come questi due autori riesce ad incollarmi alle pagine e a farmi amare e detestare contemporaneamente i personaggi proposti. La vita bugiarda degli adulti e Confidenza non potevano non condividere la stessa posizione.

Terzo posto per Sally Rooney e il suo Persone normali. Rooney l’abbiamo conosciuta lo scorso anno con il suo caso editoriale, Parlarne tra amici. Credetemi se vi dico che con questo secondo libro Rooney si conferma essere una delle autrici più fenomenali del momento. Nessuna come lei è riuscita a spiegare gli amori disfunzionali e le dipendenze che si creano, nessuno è riuscito a dipingere così bene le relazioni dei giorni nostri.

Procedendo in classifica ci sono Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina, con una storia che definirei alquanto particolare e Fedeltà di Marco Missiroli, libro che ha diviso pubblico e critica. C’è chi lo ha amato e chi detestato: io mi sono posizionata tranquillamente nella prima sezione, Missiroli ha scritto un gran bel libro (e chi dice il contrario…).

Altri due posti per due autrici napoletane che sono diventate in poco tempo autrici del cuore. Almarina di Valeria Parrella (letto voracemente in un pomeriggio) e Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino. Il libro di Fuani è la lettura più utile mai fatta negli ultimi anni.

Donne difficili di Roxane Gay è la prima raccolta di racconti che ho amato in tutto e per tutto (e detto da me che con i racconti proprio non ci vado d’accordo è un gran risultato), mentre Benevolenza Cosmica di Fabio Bacà è l’esordio migliore di quest’anno (questo sempre secondo me).

Chiudono sempre ex aequo due volumi di due saghe che mi hanno appassionato. Jalna di Mazo de la Roche ed È tempo di ricominciare di Carmen Korn. Di entrambi spero vivamente di poterne leggere ancora quanto prima possibile.

La mia lista è questa qui, se mi fermo un attimo mi vengono in mente altri titoli che avrei voluto inserire, quindi ora è meglio se chiudo se non voglio cambiare di nuovo per l’ennesima volta.

PS: come sempre aspetto le vostre letture e i vostri pareri.

Il Salone del Libro 2019 | Giorno uno

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Scaramanticamente non ho detto niente fino all’ultimo. Fino alla sera prima di partire ero convinta che sarebbe successo qualcosa che avrebbe mandato tutto per aria, sia perché il mio secondo nome è ansia, sia perché come tutti i sogni che stanno per realizzarsi si fatica a credere che quella sia realtà. Ebbene questo è stato l’anno in cui per la prima volta nella mia vita sono andata al Salone del Libro, la fiera dell’editoria e del libro per eccellenza, dove tutto il gota del mondo culturale si riunisce e dove tutti i lettori sperano di andare.

Cosa è stato per me il Salone del Libro è difficile da spiegare, ancora non realizzo tutte le cose stupende che mi sono successe in quei due folli e bellissimi giorni. Per essere breve il Salone per me è stato chiacchiere, abbracci, vecchie e nuove conoscenze, file, stanchezza e scrittori che spuntavano da ogni dove. È stato girovagare tra gli stand delle case editrici che più amo, fermarmi a parlare dei libri che pubblicano, assistere alle presentazioni di scrittori che mai avrei pensato di vedere e di scrittori a cui ormai sono tanto abitata da considerarli parte della mia famiglia (ragà, ho visto più Maurizio de Giovanni che certi parenti miei).

Il venerdì è stato il giorno degli stand. Ho cercato di visitarne quanti più possibile, ma credetemi: quattro enormi padiglioni avrebbero richiesto almeno un’intera settimana. Il primo stand è stato quello della Einaudi (ovviamente). Potevo mai iniziare da uno stand diverso, io che prima o poi farò un tatuaggio di uno struzzo che certifichi il mio amore per questa casa editrice? Giammai. Che vi devo dire, quando sono entrata lì ero Alice nel paese delle mie meraviglie e le meraviglie erano quei libri che tanto amo, tutti nello stesso posto e tutti a mia disposizione. Smaltita leggermente la Einaudi Fever ho proseguito verso altri stand. NN Editore, dove ho potuto conoscere e chiacchierare con Luca Pantarotto, il fantastico SMM della casa editrice. Fazi Editore con cui da svariati mesi collaboro e che mi dà la possibilità di leggere in anteprima delle chicche del loro catalogo e che finalmente ho potuto ringraziare di persona. Feltrinelli, altra casa editrice che amo molto e che spesso mi coinvolge in iniziative legate ai libri a cui ho sempre piacere di partecipare (e per questo il mio grazie non può che andare a Valeria).

Veniamo a una delle cose, o meglio delle persone, per cui è valsa la pena tutto. Allo stand Adelphi ho potuto conoscere, chiacchierare e soprattutto abbracciare quella persona straordinaria che risponde al nome di Francesca Marson, da tutti conosciuta come nuvole d’inchiostro. Chi dice che on line non si possono conoscere belle persone mente o non ha avuto la mia stessa fortuna, perché io ho conosciuto quelle che tutt’ora sono le mie migliori amiche e mi ha permesso di conoscere anche Francesca. Oltre al nome, abbiamo in comune la passione sfrenata per la cartoleria, Grey’s Anatomy, un paio di scrittori del cuore in comune e beh, ovviamente i libri (cara Nuvole, se mi leggi ricordati la promessa fatta).

In tutto ciò stavo dimenticando che il mio giro tra gli stand ha avuto due compagne d’avventura: Francesca e Marzia. Francesca che ha capito subito che sono un’impedita nell’orientamento e che ci mancasse poco mi tenesse per mano e Marzia, la mia nuova amica milanese, lettrice doc e bravissima blogger (vi lascio qui il suo blog unlibroeunatazzadite.blogspot.com)

La cosa bella del Salone è che tra uno stand e l’altro sbucano scrittori ovunque. Vado per visitare quello de la Marcos y Marcos e spunta Pif accerchiato da giornalisti e lettori. Lascio Pif e incontro Michela Marzano e ci salutiamo tra la folla come due vecchie amiche che non si vedono da tempo. Passo allo stand Edizioni E/O dove stavo chiacchierando con Giulio Passerini dell’ufficio stampa e seduto c’è Goffredo Fofi e dietro di me Massimo Carlotto. Mi sposto per fermarmi allo stand del Corriere della Sera e incrocio Francesco Piccolo e ovviamente non potevo non fermarmi e parlare con lui (Francesco Piccolo è uno dei miei scrittori preferiti in assoluto, come ho fatto a rimanere calma non lo so neanche io). Cammino in direzione dell’OVAL e sbuca Roberto Saviano.

Tornando allo stand Einaudi, che non potevo visitare una volta sola, lì ho avuto il piacere di conoscere finalmente Marco Peano. Scrittore ed editor eccezionale e persona di una carineria unica, così come il mitico bot Einaudi, altra persona a cui non posso che dire grazie (lui sa il perché).

Vi lascio con il mio Salone in pillole (e domani appuntamento a domani per la seconda parte del post).

Ferrante Fever| La Ferrante-mania mi ha contagiato

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Il mio incontro con Elena Ferrante è avvenuto un paio di anni fa. I giorni dell’abbandono prima e L’amore molesto poi mi avevano fatto capire che i libri della Ferrante non facevano per me. Se esistesse la categoria personaggio dei libri più insopportabili al mondo i protagonisti di quei due libri avrebbero occupato i vertici della classifica (insieme ad Holden) e se non ho scaraventato i libri per aria è solo perché nutro un amore totale verso di loro che mi impedisce di fargli del male. Esagerazione o meno, a me succede questo: quando non sopporto i protagonisti di conseguenza la storia fatico a leggerla e farmela piacere: se vi sta antipatico uno ci uscite? Ecco, con i libri capita lo stesso eh.

Quando il promo de L’amica geniale è iniziato ad andare in onda ammetto che subito mi ha colpito. Sono bastate poche immagini per conquistarmi, già prima che andasse in onda il mio hype era a mille. Lo volevo vedere perché mi incuriosiva e ammetto che lo volevo vedere perché tutti l’avrebbero visto, tutti ne avrebbero parlato e io volevo far parte di quel tutti. La prima puntata è stata il colpo di fulmine che mi serviva e che soprattutto mi ha fatto prendere la decisione di iniziare la saga. La mole dei quattro volumi (quasi cinquecento pagine ognuno) mi spaventava, così come mi spaventava l’idea che non mi sarebbe piaciuto ma: uno, dovevo capire il perché dell’hashtag #sarratoremerda e due, non ne potevo più del “ma come? Una lettrice come te non ha letto la saga? (off-topic, leggo, leggo tanto, ma non ho mica letto tutti i libri che hanno pubblicato dall’anno zero ad oggi?).

In poche parole, ho evitato per anni la lettura della tetralogia e mi sono ritrovata a leggere i primi tre volumi in una settimana scarsa (l’ultimo invece è stato il libro con cui ho iniziato questo 2019).

La tetralogia de L’amica geniale è stata la mia personale droga letteraria per svariati giorni. Il primo minuto libero mi serviva per andare avanti, occhi stanchi e mal di testa non mi hanno impedito in questa folle impresa di leggerlo in così poco tempo. Limitare la tetralogia all’amicizia tra Lenù e Lila è altamente riduttivo, perché c’è così tanto in questi quattro libri. L’amicizia è leit motiv, la cornice di tutti gli avvenimenti che vivono le due con lo sfondo di un’Italia che cambia, una Napoli che recepisce i cambiamenti in ritardo e che è ancora ancorata alle legge di quartiere dove i più ricchi e potenti comandano e si fanno rispettare senza il minimo sforzo da quei poveri che costretti stanno sempre a guardare. La forza dell’istruzione che noi donne oggi diamo per scontato e che ieri invece era riservata ai maschi perché se sei donna devi stare a casa ad aiutare tua madre nell’attesa di diventare madre e moglie anche tu. Certo, l’odiosità dei personaggi Ferrantiani l’ho sentita anche qui. Prendiamo Lila. È cattiva, perfida, consapevole di essere magnete per gli altri e sfrutta questo a suo vantaggio. Ha le sue sofferenze, le sue batoste, ma il coltello dalla parte del manico è sempre ben saldo nelle sue mani. Lenù è quasi sempre passiva, incapace di ribellarsi a quell’amicizia ossessiva, incapace di riconoscere i suoi errori, anzi, di commetterne in serie uno dopo l’altro senza avere l’umiltà di capire di aver sbagliato per non ricommetterli. Lo stesso rapporto tra le due è nocivo, ma come molti rapporti d’amore che sappiamo esser sbagliati non riusciamo a portarli a termine.

Insomma questo è il mio piccolo resoconto della mia FerranteFever (qualche piccola postilla):

  • il quarto libro non è all’altezza dei precedenti, come ha detto la mia migliore amica: sembra un harmony fatto male;
  • Nino Sarratore sei il prototipo di uomo che la maggior parte delle donne prima o poi trova: la merda;
  • Lenù, la bella addormentata in confronto a te era più sveglia;
  • Lila, ti ho amato, odiato, amato e poi di nuovo odiato:
  • nel mondo più Enzo Scanno per tutte.

Primo post del 2019: scusate il ritardo.